SWR Symphonieorchester 2024/25 – Carolin Widmann e Bas Wiegers

Foto ©SWR/Hans Fahr

I protagonisti dell’ ottavo concerto in abbonamento della stagione della SWR Symphonieorchester erano il cinquantunenne direttore olandese Bas Wilders e Carolin Widmann, quarantanovenne violinista nativa di München, sorella del clarinettista e compositore Jörg Widmann e sicuramente una delle interpreti più intelligenti della nostra epoca, attiva intensamente come interprete del repertorio contemporaneo e di quello cameristico in cui collabora regolarmente con partners di rango come il pianista Alexander Lonquich. Bas Wiegers, che dopo gli studi da violinista in patria e a Friburg ha iniziato la carriera direttoriale come assistente di Mariss Jansons e Susanna Mälkki ed è attualmente Associate Conductor della Münchner Kammerorchester, dedica gran parte della sua attività al repertorio contemporaneo che ha eseguito in rassegne importanti come il Klangforum Wien. del quale è stato anche direttore artistico, e la Ruhrtriennale oltre che sul podio di numerose grandi orchestre europee. La serata proponeva un bel programma di musica del Novecento, che iniziava con la Mala Suita (piccola Suite) per orchestra da camera di Witold Lutosławski. Si tratta di una partitura composta nel 1951 su commissione della Radio Polacca, notevolissima per la sapienza di una costruzione formale che, sul modello di Bela Bartòk, integra elementi tratti dalla musica popolare della Polonia in una struttura che appare modernissima e affascinante per la sapienza delle soluzioni di scrittura. Bas Wieders possiede tutte le qualità tecniche necessarie a dominare una partitura come questa e la sua lucidità di analisi ha reso in maniera perfettamente adeguata tutte la caratteristiche del brano, anche grazie alla magnifica prestazione della SWR Symphonieorchester.

Al centro della serata erano due brani di Kaija Saariaho, la musicista finlandese recentemente scomparsa che era stata anche Composer in Residence nella prima stagione della SWR Symphonieorchester dopo la fusione dei due complessi precedenti in un unico ensemble, nove anni fa. La Saariaho, che prima di dedicarsi esclusivamente alla musica aveva studiato pittura a livello professionale, si era formata alla Sibelius-Akademie di Helsinki, dove insieme a Magnus Lindberg e altri compositori ha fondato il gruppo Open Ears, e successivamente era stata allieva di Brian Ferneyhough e Klaus Huber a Freiburg e ai Damrstädter Ferienkursen, completando poi la sua preparazione all’ IRCAM dove ha approfondito la tecnica della composizione con mezzi elettronici e nastro magnetico. Tra tutti i lavori composti dalla Saariaho, probabilmente quello di maggior successo è l’ opera L’amour de loin, scritta su un testo dello scrittore franco-libanese Amin Maalouf ispirato alla vita del trovatore provenzale Jaufré Rudel ed eseguita per la prima volta nel 2000 al Salzburger Festspiele sotto la direzione di Kent Nagano, con un grandissimo successo di pubblico in seguito al quale il lavoro è stato rappresentato in diversi teatri europei e poi anche al Metropolitan di New York.

La musica di Kaija Saariaho presenta senza dubbio notevoli affinità stilistiche con la scrittura mahleriana, soprattutto per quanto riguarda l’ amore per i suoni ispirati dalla natura e la rarefazione timbrica caratteristica dell’ ultima produzione sinfonica del maestro. Le atmosfere sonore estremamente sofisticate nell’ evocare una sorta di sinestesia tra timbri strumentali e colori pittorici rendono i suoi lavori affascinanti all’ ascolto come quelli di pochi altri autori contemporanei. Graal Théatre, il primo brano che abbiamo ascoltato, è un concerto per violino per la cui composizione la Saariaho dichiarava di essersi ispirata all’ omonimo romanzo di Jacques Roubaud ed è dedicato a Gidon Kremer, che lo eseguì in prima esecuzione assoluta il 29 agosto 1995 alla Royal Albert Hall con la BBC Symphony Orchestra diretta da Esa-Pekka Salonen. Carolin Widmann padroneggia il repertorio contemporaneo come poche altre violiniste della nostra epoca e ha messo al servizio di questa musica tutta la sua incredibile bravura nel cesellare i timbri e le dinamiche, grazie a una tecnica dell’ arco straordinaria che le permette di graduare al millimetro i pianissimi, con un’ affascinante effetto di smaterializzazione del suono che io personalmente ho ascoltato pochissime volte a questi livelli di ricercatezza, sfruttando al meglio le splendide caratteristiche timbriche del suo strumento, un Guadagnini del 1782. Come bis la Widmann ha eseguito un brano da una delle Dodici Fantasie per violino solo di Telemann, reso con una splendida lama di suono argentato davvero affascinante.

Il secondo pezzo di Kaija Saariaho, con cui iniziava la seconda parte, era Verblendungen per orchestra e nastro magnetico, scritto nel 1984 ed eseguito per la prima volta il 10 aprile dello stesso anno a Helsinki ancora da Esa-Pekka Salonen con la Finnish Radio Symphony Orchestra. L’ autrice lo descrive in questi termini:

The tape part has been worked out with GRM’s digital tools for manip­u­lating and transforming concrete sound material. The basic material for the tape consists of two violin sounds, a sforzato stroke and a pizzicato. From these two sounds I have built a quasi-string orchestra with a very wide pitch range. The timbres on the tape are very homo­geneous because of this single reference spectrum.

The total plan for the use of timbre in the piece is based on the idea that the orchestra and the tape are moving in opposite directions with respect to the tone-noise axis. The piece starts with a thick orchestral tutti, which is first hidden and than shaded by the noise on the tape. During the piece the orchestral colouring is transformed into instru­mental noises, which, before withering away, shade the quasi-string orchestra on the tape. The orchestra is built to have a hetero­geneous nature to contrast with the even colours on the tape. In spite of their different, sometimes opposite materials, the orchestra and the tape should build a common, insep­a­rable sound world. When composing the piece an important factor has been the relation of the surface structure and deeper musical and formal structures. In my network of connections between different para­meters I am searching for inter­sections not only verti­cally and hori­zon­tally on the time axis, but also in the direction of depth, as if the sounds were organised in think layers in three dimen­sional perspective, starting from dry, grainy sounds in front and moving towards smooth, more resonant ones.

Dazzling, different surfaces, tissues, textures. Weights, gravity. To be blinded. Inter­po­lations. Reflections. Death. The sum of inde­pendent worlds. Shading, refracting the colour.

Il programma si chiudeva con La Mer di Debussy, uno tra i massimi esiti artistici del sinfonismo francese novecentesco, un capolavoro assoluto di suggestione e sottigliezza narrativa basato su un procedere caratterizzato da una continua propulsione, attraverso il succedersi, sovrapporsi, addensarsi di motivi che si coagulano in più ampie strutture e stabiliscono un mobilissimo gioco di rapporti. Dal punto di vista interpretativo, la lettura di Bas Wiegers era impostata in un’ ottica concettuale che sottolineava al massimo i caratteri innovativi della scrittura orchestrale. Come nel caso delle letture di Pierre Boulez, in questa esecuzione il maestro olandese optava per un’ interpretazione basata su sonorità lucide e taglienti, grande estremizzazione della dinamica e sottolineatura insistita delle asperità armoniche. Mi è piaciuta in modo particolare la resa angosciosa, squassante espressa tramite sonorità livide che Wiegers ha saputo ottenere nel terzo brano, il Dialogue du vent et de la mer in cui la prescrizione animé et tumultueux segnata dall’ autore in partitura è stata resa con una sbalzatura drammatica di grandissima efficacia espressiva tramite tempi serrati e incalzanti. Una bella interpretazione, perfettamente assecondata dalla prova della SWR Symphonieorchester, in grado di rispondere con prontezza a tutte le sollecitazioni del direttore e di offrire un suono di qualità eccellente, ricco di sfumature e di colori davvero di primissima qualità. Il pubblico della Liederhalle ha applaudito a lungo tutti i protagonisti di un concerto intelligentemente programmato e di grande rilevanza culturale.


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