
Foto ©Hans Fahr
Dopo il Te Deum del concerto inaugurale di questa stagione, Pablo Heras Casado è tornato a dirigere la SWR Symphonieorchester in un altro lavoro sacro di Bruckner, la Messa N° 3 in fa minore. Si tratta della partitura di dimensioni più vaste fra i vari lavori scritti dal musicista austriaco sul testo dell’ Ordinario della Messa cattolica, composta tra il 1867 e il 1868 su commissione della Wiener Hofkapelle e all’ inizio rifiutata dall’ orchestra, come spesso accadde per le opere di Bruckner, in quanto ritenuta ineseguibile. L’ autore ne fece due successive revisioni e la prima esecuzione della stesura definitiva si tenne il 16 Giugno 1872 nell’ Augustinerkirche di Vienna, sotto la direzione dello stesso Bruckner. Come molti altri lavori sacri dell’ Ottocento tra cui la Missa Solemnis beethoveniana e la Messa di Requiem di Verdi, si tratta di una composizione che per ampiezza di organico e struttura sembra evidentemente pensata per la sala da concerto piuttosto che per il rito sacro.
Anche nelle sue composizioni chiesastiche Bruckner, sintonizzandosi sul lavoro bachiano e sulla sensibilità ottocentesca che, raccogliendo l’ esperienza dell’orchestra classica nata verso la metà del XVIII secolo alla corte di Mannheim e sviluppatasi con Haydn, Mozart, Beethoven, Mendelssohn, Schubert e Schumann, ha creato un linguaggio che riesce a collegare due mondi apparentemente contrastanti: quello dell’ orchestra sinfonica (che si voleva sempre più imponente) e quello della musica da chiesa nella sua duplice espressione corale e organistica, alla quale la sua scrittura orchestrale si ispira utilizzando le combinazioni strumentali quasi come i registri dell’ organo. Diversamente dalle composizioni analoghe di altri autori, la Messa in fa minore non prevede assoli dei cantanti. Anziché riservare ai solisti arie individuali in forma chiusa, Bruckner li impiega in maniera concertante sia per la intonazione di singole parti che per brevi interventi alternati ad antifona con il coro. La scrittura vocale di quest’ ultimo a sua volta alterna passi all’unisono di carattere omofonico e salmodiante (spesso su un solo accordo ripetuto) a sezioni contrappuntistiche in stile fugato o imitato, di stile molto sobrio e senza sfoggio di virtuosismo. Il risultato complessivo percepito dall’ ascoltatore è quello di una composizione più spirituale che religiosa, di vasto respiro unitario e di profonda, concentrata interiorità.

Foto ©Hans Fahr
L’ esecuzione è stata di livello davvero eccellente. Pablo Heras-Casado ha diretto diverse volte la SWR Symphonieorchester negli ultimi anni e ha svilippato un’ eccellente intesa con i musicisti del complesso. La sua interpretazione evidenziava in maniera perfettamente adeguata il respiro solenne e ampio della partitura, con una condotta interpretativa basata su una lucida esposizione delle architetture armoniche e contrappuntistiche, molto ben realizzata dall’ orchestra e dai due ensemble corali, l’ SWR Vokalensemble e il WDR Rundfunkchor, assolutamente splendidi nella perfezione degli impasti sonori. Molto buono anche il contributo dei quattro solisti che erano il giovane soprano russo-americano Erika Baikoff, una voce notevole per luminosità e freschezza timbrica, il quarantaduenne mezzosoprano Wieble Lehmkuhl, originaria di Oldenburg, dalla voce davvero notevole per qualità timbrica e risonanza oltre che fraseggiatrice intensa e interpretativamente matura, il tenore Sebastian Kohlhepp che ha confermato la sua autorevolezza interpretativa in questo repertorio, già più volte messa in mostra nelle sue esibizioni qui a Stuttgart, per la plasticità della dizione e la varietà dell’ accento e il quarantaseienne basso inglese Matthew Rose, dotato di mezzi vocali adeguati per spessore e colore timbrico. Pubblico molto numeroso, successo vivissimo.
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