
Foto ©Roman Novitzky/StuttgarterBallett
Tra tutti gli spettacoli messi in scena dallo Stuttgarter Ballett nel corso della sua storia più che sessantennale, il più celebre è senz’ altro Romeo und Julia, il balletto di Prokofiev rielaborato e coreografato da John Cranko nel 1962. Cranko era già arrivato da circa due anni prima al Württembergische Staatstheater come direttore del balletto e aveva costruito con entusiasmo quello che oggi è lo Stuttgarter Ballett, riorganizzandolo come ensemble autonomo. Ma con le tempestose scene d’ amore, duelli e carnevale con le quali raccontò la tragica storia dei due ragazzi innamorati veronesi, John Cranko conquistò definitivamente il favore del pubblico, prima a Stuttgart e poi a livello internazionale. Dopo aver già creato una prima versione del balletto di Sergei Prokofiev nel 1958, come ospite alla Scala di Milano, in questa creazione autonoma il coreografo sudafricano ideò per Marcia Haydée e Ray Barra la sua interpretazione più completa della storia dei due amanti che passano dai teneri germogli del primo amore alla morte volontaria. Il modo in cui ha messo in scena il dramma, con la profonda umanità dei sentimenti espressi tramite il linguaggio della danza, ha reso il suo balletto una delle versioni del dramma di Shakespeare più popolari nel mondo. La prima di Romeo und Julia si tenne il 2 dicembre 1962 alla Staatsoper Stuttgart e da allora l’ ensemble ha portato lo spettacolo in tutte le sue tournées europee, americane e asiatiche, facendone una sorta di simbolo della sua attività.

Foto ©Roman Novitzky/Stuttgarter Ballett
Qui a Stuttgart non esiste in pratica alcun appassionato di musica e teatro che non abbia visto almeno una volta Romeo und Julia, rappresentato praticamente ogni anno nelle stagioni dello Stuttgarter Ballett dall’ epoca in cui fu ideato. Anch’ io, dopo alcuni anni passati dall’ ultima volta, ho deciso di tornare a vedere questo stupendo spettacolo nel quale si possono ammirare compiutamente tutti i pregi di una compagnia di danza che tuttora è considerata fra le migliori del mondo. Dopo sessant’ anni di repliche, il fascino teatrale della produzione è assolutamente intatto nella sua disperata carica emotiva espressa da Cranko in un linguaggio di essenziale ed asciutta tragicità, dove i sentimenti vengono espressi in una maniera efficacemente stilizzata, tramite la quale anche il minimo gesto basta per evocare tutta una serie di sentimenti profondi. La scena del balcone, quella della camera da letto e quella della cripta sono cariche di una fortissima sensibilità emotiva capace di coinvolgere anche dopo ripetute visioni e dal punto di vista tecnico tutta la recita si svolge come il perfetto funzionamento di un macchinario colladudato fin nei minimi dettagli, magnificamente visualizzata anche grazie alla scenografia di Jürgen Rose, perfettamente funzionale al dramma.

Foto ©Roman Novitzky/StuttgarterBallett
Moltissime sono state le coppie di ballerini che hanno interpretato i ruoli dei due infelici amanti di Verona in questa produzione. Per la ripresa di quest’ anno, l’ onore della prima recita come Julia è toccato a Rocio Aleman, trentaduenne danzatrice messicana entrata nella compagnia nel 2008, direttamente dalla John Cranko Schule, e da due anni una delle prime soliste dell’ ensemble. La sua caratterizzazione della protagonista ha il suo fascino principale nell’ intensità del sentimento d’ amore nascosta sotto una patina di ingenuità quasi infantile, a formare una miscela espressiva assolutamente coinvolgente di stile, grazia e glamour. Romeo era il ballerino britannico David Moore, attivo anche come apprezzato coreografo con quattro produzioni al suo attivo, che nella sua interpretazione ha messo in mostra una carica ardente di entusiasmo giovanile unita a una gestualità intensa e coinvolta. Nelle scene a due si percepiva un feeling così evidente fra i due amanti del palcoscenico che, come al cinema, faceva venire il desiderio di sperimentarla e simpatizzare. Perfetta anche la prestazione collettiva di tutti gli altri membri di un ensemble nel quale ogni danzatore possiede qualità da vero e proprio solista. La musica di Prokofiev è stata messa in ottima evidenza dalla prestazione impeccabile della Staatsorchester Stuttgart sotto la guida di Wolfgang Heinz, il Musikdirektor dello Stuttgarter Ballett. Alla fine, ennesimo successo pieno e convinto per una produzione amatissima dal pubblico, che fa registrare quasi sempre il tutto esaurito ed è diventata uno tra i simboli del teatro di Stuttgart. Nelle repliche degli ultimi anni, non è raro incontrare in teatro spettatori che hanno visto questo spettacolo da giovani, negli scorsi decenni e ora tornano ad assistervi insieme ai figli. A me personalmente la serata ha regalato emozioni intense, come sempre mi accade quando vado a vedere lo Stuttgarter Ballett, cosa che mi riprometto di fare spesso anche il prossimo anno.
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