Internationale Bachakademie Stuttgart – Monteverdi

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Foto ©Holger Schneider

Per il tradizionale Akademiekonzert prenatalizio, la Bachakademie Stuttgart ha scelto quest’ anno il Vespro della Beata Vergine di Monteverdi, monumentale capolavoro della musica sacra italiana in cui il compositore cremonese riversò tutta la sua sapienza contrappuntistica unita alle innovazioni tecniche e stilistiche ideate per la sua cosiddetta seconda maniera. Si tratta di una partitura che per la Bachakademie ha anche un valore storico, perché fu proprio per  eseguire il Vespro monteverdiano che Helmuth Rilling fondò nel 1954 il gruppo vocale Gächinger Kantorei dal quale prese poi vita tutto il sodalizio.

Monteverdi è un autore che da sempre entra nella lista dei miei compositori prediletti. La sua arte raggiunge incredibili vette di ispirazione espresse con soluzioni di scrittura che ancora oggi stupiscono per la loro sbalorditiva audacia e modernità, finalizzate alla creazione di un clima espressivo affascinante oltre che alla sperimentazione di nuove soluzioni nel campo dell’ armonia e del contrappunto. L’ ampia varietà di forme, lunghezze e dimensioni e le audaci sperimentazioni che il compositore cremonese ha utilizzato nella sua produzione diventano senza ombra di dubbio il punto di partenza di tutti gli sviluppi successivi che in diversi modi, saranno alla base di quasi tutta la musica dei secoli che vennero in seguito. Questa è, in poche parole, l’ importanza trascendente e fondamentale di queste opere che nella loro fulminante essenzialità di caratterizzazione espressa tramite una concentrata densità di scrittura racchiudono un intero mondo espressivo interiore. La capacità di Monteverdi nel dare il massimo rilievo ai significati di un testo tramite una musica che riesce a raggiungere il massimo dell’ emozione con mezzi semplici in apparenza ma in realtà raffinatissimi nella loro incredibile varietà di soluzioni stilistiche, lascia davvero sbalorditi anche al giorno d’ oggi ed è stata presa a modello da tanti altri compositori nei secoli successivi, anche in epoche vicine alla nostra: difficile, ad esempio, immaginare la musica di un Luigi Nono senza tutti gli evidentissimi richiami alla scrittura vocale di Monteverdi, percepibili in maniera evidentissima ad esempio nel Canto sospeso.

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Foto ©Holger Schneider

L’ esecuzione è stata senza dubbio di eccellente livello. Rademann in questo repertorio possiede chiavi di lettura che pochi altri musicisti odierni possono permettersi e la Gaechinger Cantorey ha seguito splendidamente le sue intenzioni, coadiuvata dalla prova di un ottimo cast vocale, nel quale spiccava particolarmente la bella voce di Miriam Feuersinger, quarantaseienne cantante austriaca che collabora regolarmente con la Bachakademie ed è considerata tra le migliori specialiste odierne di questo repertorio. La resa incantevole del “Pulchra es” intonato dalla Feuersinger all’ unisono con il giovane soprano Magdalene Harer, anche lei accreditata specialista del repertorio antico che esegue insieme a molti complessi di rango, è stata forse la pagina emotivamente più intensa di una lettura senza dubbio stilisticamente esemplare insieme al “Nigra sum” cantato con commossa partecipazione dal tenore Georg Poplutz. Se proprio dobbiamo fare un appunto, esso dovrebbe riguardare un certo eccesso di riserbo espressivo nell’ impostazione di base scelta da Rademann, causata in parte anche dall’ acustica del luogo in cui si è tenuta l’ esecuzione. La musica sacra di Monteverdi ha un tono fastoso e ricco di colori sgargianti derivato da un senso della religiosità esprimente il senso di liberazione che a Venezia si respirava dopo la battaglia di Lepanto e quindi esige una brillantezza sonora e un senso della spazialità che in una sala come la Liederhalle suonavano forse leggermente attutite. Tutto questo si è avvertito soprattutto nel “Magnificat” che chiude la celebre partitura, nel quale la mancanza di quegli effetti di risonanza che solo l’ architettura di una chiesa può offrire è apparsa particolarmente evidente. Ad ogni modo, il concerto ha riscosso un grande successo e alla fine tutto il pubblico ha intonato, sotto la direzione di Rademann, due celebri canti natalizi tedeschi, Alle Jahre Wieder e Es ist ein Ros entsprungen, per una conclusione perfettamente adatta al periodo di Avvento.


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