SWR Symphonieorchester 2024/25 – Juraj Valčuha e Leif Ove Andsnes

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Foto ©Helene Hansen

Per il secondo concerto della stagione in abbonamento alla Liederhalle, la SWR Symphonieorchester ha ideato un bel programma di autori russi sotto la direzione di Juraj Valčuha, quarantottenne musicista slovacco che ha lavorato con tutte le maggiori orchestre mondiali ed è ben conosciuto anche dal pubblico italiano per i suoi incarichi stabili svolti con l’ Orchestra Nazionale della RAI e il Teatro di San Carlo a Napoli. Si tratta indubbiamente di un musicista solido e sicuro tecnicamente, con un gesto chiaro ed efficace nel trasmettere all’ orchestra le sue indicazioni, oltre che dotato di una personalità interpretativa spiccata e spesso interessante nella scelta delle intenzioni. La SWR Symphonieorchester lo aveva invitato per la prima volta nel 2021 in una di quelle serate purtroppo giudicabili solo in parte perché compromesse già prima di iniziare dagli assurdi provvedimenti restrittivi adottati durante la follia pandemica e quindi è stato un vero piacere poterlo riascoltare in un concerto normale. L’ altro grande motivo di interesse in questo appuntamento era il ritorno di Leif Ove Andsnes, cinquantaquattrenne pianista norvegese che in questi ultimi anni si è segnalato all’ attenzione del pubblico internazionale come uno dei più completi interpreti della nostra epoca grazie anche a una serie di incisioni discografiche insignite di importanti riconoscimenti internazionali tra cui otto Grammy Nominations e sei Gramophone Awards.

La serata iniziava con una breve pagina sinfonica di Anatolij Ljadow, Volshebnoye ozero (Il lago incantato) op. 62. Ljadow fu uno dei compositori più accreditati nel mondo musicale russo tra la fine dell’ Ottocento e i primi del Novecento, per le sue capacità di squisito colorista orchestrale e la profonda preparazione tecnica che ne fece un docente assai accreditato, dal quale anche Prokofiev prese lezioni. Il suo carattere discontinuo e l’ estrema severità nei confronti di se stesso, ricordata da Strawinsky che lo aveva conosciuto molto bene, gli impedirono una maggiore affermazione e limitarono anche la quantità dei suoi lavori, che rimangono comunque esempi ragguardevoli di abilità e inventiva. Lo si capisce in particolare ascoltando Il lago incantato, una originalissima pagina di carattere descrittivo che presenta soluzioni di strumentazione davvero di grande effetto nel creare un’ atmosfera di magica irrealtà. Davvero ottima l’ esecuzione di Juraj Valčuha, molto abile a sollecitare un’ orchestra in splendide condizioni di forma.

Di seguito era il turno di Leif Ove Andsnae che affrontava il Terzo Concerto di Rachmaninov, uno tra i brani più impegnativi del repertorio per le difficoltà tecniche contenute nella parte solistica, del quale il pianista norvegese ha realizzato nel 2011 un’ applaudita registrazione in CD. Anche in questa occasione il virtuoso scandinavo ha entusiasmato il pubblico mettendo in mostra un virtuosismo ben sviluppato e un suono potente, compatto nella timbrica oltre che ben graduato nel controllo delle dinamiche. Dal punto di vista interpretativo si sa che il Rach 3, come lo chiamano i pianisti, costituisce un problema spinoso anche per gli strumentisti esperti. Si tratta di una partitura che richiede al solista, oltre alla preparazione strumentale, anche grandi qualità carismatiche, fraseggio nobile nelle parti cantabili e la capacità di rendere incandescente il virtuosismo. Andsnes ha retto tutte queste difficoltà in maniera lodevole, molto ben sostenuto da Valčuha che gli ha fornito un sostegno strumentale adeguato ed è stato molto attento a curare l’ equilibrio tra orchestra e solista. Forse per il mio personalissimo gusto a questa esecuzione mancava un pizzico dell’ ebbrezza virtuosistica di cui si è accennato sopra, ma senza dubbio si trattava di una lettura impeccabile e sicuramente di alta classe.

La seconda parte del programma era dedicata alla Terza Sinfonia di Prokofiev, partitura composta nel 1928 e nella quale il musicista riversò il materiale tematico della sua opera L’ Angelo di Fuoco, che venne rappresentata solo dopo la sua morte e che da allora si è imposta come uno dei capolavori del teatro operistico novecentesco. Davvero eccellennte era l’ interpretazione qui datane da Juraj Valčuha, caratterizzata da fraseggi affilati e da un suono aspro, aggressivo, tagliente, perfetto per rendere l’ atmosfera di ossessione parossistica che caratterizza il brano e raggiunge il vertice della tensione narrativa nel Finale, che sfrutta la musica dell’ ultima scena dell’ opera con l’ invocazione satanica delle suore indemoniate culminante nella condanna a morte di Renate. Un’ esecuzione di eccellente livello, perfettamente assecondata dalla splendida prova della SWR Symphonieorchester, che ha superato senza il minimo problema tutte le difficoltà che un programma così complesso comportava suonando davvero da formazione di gran classe, e che ha riscosso grandi consensi di pubblico alla conclusione.


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