Stuttgarter Kammerorchester – Goldberg Traum

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Foto ©Oliver Röckle

La Stuttgarter Kammerorchester ha inaugurato la stagione 2024/25, settantanovesima dalla fondazione del complesso che tenne il suo primo concerto pubblico il 18 settembre 1945 sotto la direzione di Karl Münchinger, fondatore dell’ orchestra e suo direttore stabile per più di quarant’ anni. Nato come complesso specializzato nell’ esecuzione del repertorio barocco, l’ ensemble ha gradualmente ampliato i suoi orizzonti sino alla musica del periodo classico e romantico per poi arrivare a quella della nostra epoca, un settore nel quale ha ottenuto ottimi risultati di collaborazione con compositori che hanno scritto brani appositamente concepiti per il gruppo. La Stuttgarter Kammerorchester continua a sviluppare progetti discografici e tournées internazionali che, insieme alla costante affluenza di pubblico per i concerti in abbonamento a Stuttgart, confermano il successo di una formula progettuale tra le più interessanti del panorama musicale tedesco.

Il concerto di apertura della stagione era appunto un progetto multimediale dedicato alla musica contemporanea, sostanzialmente impostato sull’ accostamento fra una parte della Goldberg Variationen di Bach e altri due lavori di autori della nostra epoca, accompagnati da effetti sonori realizzati al computer come gli ologrammi proiettati su due grandi schermi posti sulle pareti laterali della Beethovensaal. Francamente, This is Water, il pezzo in prima esecuzione assoluta composto dal cinquantenne musicista renano Gerrit K. Sharma, non mi ha lasciato una grande impressione perché alle mie orecchie suonava come una ripetizione di atmosfere sonore già scoperte decine di anni fa dai gruppi del cosiddetto Krautrock come i Tangerine Dream, i Kraftwerk e i Popol Vuh che sviluppavano le basi ideate dai primi esperimenti sonori di musica alettronica di autori come Karlheinz Stockausen. In definitiva, quello di Sharma mi è sembrato un brano sicuramente piacevole da ascoltare ma che non aveva molto di innovativo.

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Foto ©Oliver Röckle

Molto interessante era invece l’ accostamento fra la musica di Bach, con le sue strutture contrappuntistiche elaborate e complesse, e In C di Terry Riley, una pietra miliare della musica del nostro tempo che dopo sessant’ anni dalla sua apparizione suona ancora sbalorditiva per la modernità e l’ audacia di concezione. Durante l’intero pezzo, la nota base DO, che nella notazione anglotedesca viene scritta come C, viene suonata con un ritmo coerente di ottavi, sul quale nascono schemi melodici sovrapposti che possono essere ripetuti a piacimento del o degli esecutori visto che il compositore californiano ha lasciato ampia libertà in questo senso. In C è stata la scintilla iniziale per la musica minimalista, della quale rappresenta il primo brano che ebbe risonanza internazionale ed è ancora fonte di ispirazione per numerosi musicisti di oggi che scoprono nel pezzo enormi possibilità di creare paesaggi sonori.

Sotto la direzione attenta e competente di Miguel Angel Iñesta, musicista spagnolo che con il suo Berliner Zafraan ha lavorato a lungo insieme a compositori come Lachenmann, Hèctor Parra e Peter Eötvös, la Stuttgarter Kammerorchester ha messo in mostra tutta la sua bravura esecutiva per la quale viene considerata una tra le migliori formazioni tedesche. L’ effetto complessivo della serata era indubbiamente spettacolare per l’ atmosfera assai suggestiva creata dal connubio fra musica ed effetti visivi, decisamente molto riuscito. Pubblico numeroso ed entusiasta per un concerto dal programma di grande originalità ma obiettivamente di non immediata comprensione e anche questo è un fatto da sottolineare, una conferma dell’ attenzione che la musica contemporanea gode qui a Stuttgart.


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