
Foto ©Manolo Press/ Michael Bode
Riprendono le attività dei teatri dopo la pausa estiva e anche il Festspielhaus Baden-Baden ha riaperto i battenti ospitando un concerto wagneriano prodotto dal Gstaad Menuhin Festival, rassegna fondata nel 1957 dal celebre violinista e che ogni anno richiama nella celebre località turistica svizzera le maggiori star concertistiche mondiali oltre alle prime esecuzioni assolute di brani commissionati a compositori come George Gruntz, Olli Mustonen, John Corigliano, Fazil Say, Peter Eötvös e Thomas Adès. Il Menuhin Festival dispone anche di una propria orchestra, composta da strumentisti provenienti dai migliori complessi elvetici e che a Baden-Baden ha presentato un programma interamente dedicato a Wagner. Il compositore ebbe stretti rapporti con la città che visitò per la prima volta nel 1863 venendo ricevuto dalla celebre cantante Pauline Viardot, e nel 1870, prendendo anche in considerazione la possibilità di costruirvi il teatro per l’ esecuzione delle sue opere. Il progetto però non ebbe seguito per mancanza di fondi e Baden-Baden dovette aspettare quasi 130 anni per avere un suo Festspielhaus. Dopo l’ inaugurazione avvenuta nel 1998, il nuovo teatro ha ospitato molte importanti produzioni wagneriane: Valery Gergiev vi portò nel 2003 l’ allestimento del Ring ideato per il Mariinsky Theater e negli anni successivi il pubblico di Baden-Baden ha potuto assistere a spettacoli come il Lohengrin allestito nel 2006 da Nikolaus Lenhoff insieme al Tannhäuser di due anni dopo, il Tristan und Isolde e il Parsifal con Simon Rattle e i Berliner Philharmoniker durante gi Osterfestspiele del 2016 e 2018, oltre a diverse esecuzioni di opere in forma di concerto. Come ulteriore tappa di questo percorso wagneriano, il concerto della Gstaad Festival Orchestra diretta da Sir Mark Elder presentava brani orchestrali dal Parsifal e il secondo atto del Tristan und Isolde con la partecipazione di Camilla Nylund e Jonas Kaufmann, due fra i più autorevoli interpreti attuali di questo repertorio.

Foto ©Manolo Press/ Michael Bode
Mark Elder, settantasettenne direttore inglese originario del Northumberland, ha svolto la maggior parte del suo lavoro come Music Director della English National Opera dal 1979 al 1993 e come Principal Conductor della Hallè Orchestra dal 1999 sino alla fine della passata stagione. Grande divulgatore della musica del suo paese e molto versato anche nel campo dell’ opera italiana, nella quale si è segnalato per la riscoperta di molti titoli belcantistici e protoromantici raramente eseguiti, registrati per l’ etichetta Opera Rara, Elder è una di quelle bacchette esperte e competenti, abituate a muoversi con disinvoltura in tutto il repertorio, che sono la colonna portante del teatro lirico e sono in grado di garantire sempre letture equilibrate, rispettose del testo e delle esigenze del canto. La sua direzione del Preludio e del Karfreitagszauber dal Parsifal si faceva apprezzare per le tinte orchestrali varie e rifinite, l’ equilibrio complessivo e la nobiltà delle linee melodiche ottimamente relizzate da un’ orchestra che ha dimostrato eccellente coesione e qualità di suono. Nel secondo atto del Tristan il maestro britannico ha realizzato una lettura tesa, drammatica, ottima nel sottolineare sia gli spasimi febbrili della passione che i momenti estatici.
Camilla Nylund arrivava direttamente dal debutto come Isolde ai Bayreuther Festspiele e rispetto alla recita in cui l’ avevo ascoltata ha cantato con uguale sicurezza mettendo in mostra alcune sfumature di fraseggio in più, soprattutto nell’ invocazione a Frau Minne. Jonas Kaufmann tornava al ruolo di Tristan dopo le recite di esordio alla Bayerische Staatsoper, tre anni fa. Non è un mistero per nessuno che io ritengo il tenore bavarese completamente inadatto al repertorio italiano, ma nelle opere tedesche, soprattutto quelle di Wagner, ho apprezzato le sue belle interpretazioni di Siegmund e Parsifal oltre al suo Tristan monacense che mi era sembrato più che onorevole. Anche in questa serata la sua raffigurazione di una persona introversa e tormentata dai rimorsi mi è sembrata molto convincente. Positive anche le prove di Sasha Cooke, quarantaduenne mezzosoprano californiano vincitrice nel 2011 di un Grammy Award con la sua incisione di Doctor Atomic, come Brangäne e del basso assiano Christof Fischesser che ha conferito il giusto tono di tristezza disillusa al monologo di König Marke. Teatro quasi esaurito e successo intensissimo per un concerto assolutamente di ottima qualità.
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