Ludwigsburger Schlossfestspiele 2024 – Renaud Capuçon e Mahler Chamber Orchestra

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Foto ©Reiner Pfisterer

La Mahler Chamber Orchestra è tornata per la seconda volta ai Ludwigsburger Schlossfestspiele con una residence comprendente un programma sinfonico e un concerto per le scuole. Entrambi gli appuntamenti hanno fatto registrare un grande afflusso di pubblico venuto ad ascoltare le esecuzioni del complesso basato a Berlino, che nacque ventisette anni fa come derivazione da una delle tante iniziative di orchestre giovanili promosse da Claudio Abbado, ossia la Gustav Mahler Jugendorchester. In maniera simile a quanto già era accaduto nel 1981 all’ European Community Youth Orchestra in occasione della nascita della Chamber Orchestra of Europe, nel 1997 un gruppo di strumentisti che avevano dovuto lasciare il gruppo per raggiunti limiti di etá decise di dar vita a una formazione indipendente. Tra i fondatori della Mahler Chamber Orchestra vi erano giovani musicisti di valore come la flautista italiana Chiara Parrini e Antonello Manacorda, che fu il primo Konzertmeister della formazione prima di dedicarsi a una carriera di apprezzato direttore d’ orchestra. Dopo il ritiro di Claudio Abbado la guida artistica della formazione passò al suo pupillo Daniel Harding e dal 2016 a Daniele Gatti che ne è l’ attuale artistic advisor. La Mahler Chamber Orchestra, che tiene 60-70 concerti all’ anno e ha residenze al Lucerne Festival, a Ferrara Musica e a Dortmund, ha raggiunto una posizione preminente nel panorama sinfonico internazionale per la qualità del livello esecutivo e l’ originalità delle proposte artistiche.

Per il concerto al Forum Schlosspark, sul podio c’ era la quarantacinquenne Anja Bihlmaier, direttrice d’ orchestra originaria di questa zona essendo nata a Schwäbisch Gmünd, cittadina situata a circa 50 chilometri a sud-est di Stuttgart, che dopo aver avuto incarichi da Kapellmeisterin a Chemnitz, Hannover e Kassel ha iniziato un’ interessante carriera internazionale che, oltre alla direzione stabile della Residentie Orchester di Den Haag, nella prossima stagione comprende appuntamenti importanti alla Glyndebourne Opera, il debutto ai Proms e concerti con orchestre come la WDR Sinfonieorchester, la Toronto Symphony Orchestra e i Münchner Philharmoniker.

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Foto ©Reiner Pfisterer

Dopo l’ Ouvertute in mi bemolle maggiore op. 24 di Louise Farrenc, compositrice e pianista francese che fu allieva di Moscheles e Hummel e nella sua produzione, oltre agli influssi derivati dai suoi insegnanti, mostra notevoli analogie con la scrittura di Mendelssohn, la prima parte del programma comprendeva il Concerto per violino e orchestra in re minore opera postuma di Robert Schumann. Scritto nel 1853 durante gli ultimi momenti di lucidità prima del precipitare della malattia mentale che in due anni avrebbe portato alla morte il compositore renano, il pezzo era stato concepito per il celebre virtuoso Joseph Joachim che però non lo volle mai eseguire a causa dei suoi dubbi, uniti a quelli di Clara Schumann, sulle imperfezioni tecniche della partitura. Questo insieme di motivi, unito al timore mai espresso pubblicamente di una qualche relazione tra la malattia del marito e le sue ultime creazioni, fece sì che al momento dell’edizione dell’ opera omnia schumanniana, tra tutte le sue opere violinistiche venissero pubblicate le due Sonate op. 105 e op. 121 e la Fantasia per violino e orchestra op. 131 mentre il Concerto venne escluso. Tutte le fonti autografe pervennero gradualmente in mano di Joachim. Dopo la sua morte nel 1907, il suo archivio completo venne venduto dal figlio alla Preußische Staatsbibliothek di Berlino. Qui il Concerto per violino rimase dimenticato per altri trent’ anni, finché, grazie all’ iniziativa di una nipote del virtuoso, esso venne pubblicato dall’ editore Schott di Mainz nel luglio del 1937 e successivamente eseguito pubblicamente per la prima volta a Berlino dal violinista Georg Kulenkampff con i Berliner Philharmoniker diretti da Karl Böhm. Ad un ascolto odierno, il Concerto appare ricco di pagine caratterizzate da grande raffinatezza e ispirazione come diversi altri lavori dell’ ultima fase creativa schumanniana.

Come solista per questo appuntamento la Mahler Chamber Orchestra ha invitato Renaud Capuçon, quarantottenne violinista francese originario di Chambéry che dopo aver studiato a Parigi ed essersi perfezionato con Thomas Brandis e Isaac Stern a Berlino fu notato da Claudio Abbado che nel 1997 lo volle come Konzertmeister della Gustav Mahler Jugendorchester e successivamente si è imposto all’ attenzione internazionale come uno tra i concertisti più interessanti delle ultime generazioni insieme al fratello Gautier, violoncellista. Renaud Capuçon, che suona il Guarneri del Gesù “Panette” del 1737 già appartenuto a Isaac Stern, ha dimostrato in pieno tutte le qualità che io avevo da tempo apprezzato ascoltando i suoi numerosi dischi. Come tutti i violinisti delle ultime leve, anche Capuçon possiede mezzi tecnici assolutamente completi, ma quello che ho apprezzato maggiormente nella sua esecuzione è stato il carisma interpretativo e la capacità dimostrata dal virtuoso francese nel creare atmosfere timbriche estremamente raffinate. Senza mai risultare prevaricante, il violinista alvergnate ha condotto il gioco con discrezione anche grazie alla collaborazione di Anja Bihmaler, che senza trarsi in disparte è riuscita a dosare con grande attenzione i problematici equilibri sonori della strumentazione schumanniana e a modellare la parte orchestrale in perfetta sintonia con il solista, mettendolo in grado di esprimere in pieno tutte le caratteristiche del suo fraseggio.

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Foto ©Reiner Pfisterer

Nella seconda parte la Mahler Chamber Orchestra ha presentato una bella esecuzione della Quarta Sinfonia di Brahms diretta in maniera molto convincente da Anja Bihlmaier, che si è dimostrata una musicista solida e sicura, dalle idee interpretative ben definite espresse tramite una gestualità chiara ed efficace. La sua lettura dell’ ultima Sinfonia del compositore amburghese si faceva apprezzare per il fraseggio orchestrale notevole per nobiltà di eloquio a partire dall’ esposizione dello struggente tema, intensamente cantabile e malinconico, che espone il materiale musicale (una sequenza di note discendenti per intervallo di terza) su cui si basa l’ intero movimento e, in maniera più sottile, l’ intera Sinfonia. Energica, solenne ed elegante la resa dei due tempi centrali, dove la sezione fiati della Mahler Chamber Orchestra ha avuto modo di mettere in mostra tutte le sue qualità. Del resto, tutto il complesso ha suonato con una perfetta compattezza sonora e una precisione tecnica da vera formazione di classe internazionale. Nella Passacaglia finale, monumentale architettura sinfonica costituita da trentacinque mirabili variazioni su un tema di otto misure ricavato dal basso dell’ultimo movimento della cantata BWV 150 di Bach, Anja Bihlmaier ha graduato alla perfezione l’ accumulo di tensione drammatica peculiare di questa pagina che rappresenta un’ autentica sfida al destino da parte del compositore amburghese, culminante in una sezione conclusiva resa con un perfetto tono di tragica eloquenza, a chiudere un’ interpretazione davvero ricca di spunti interessanti. Lunghi applausi finali in un teatro quasi completamente pieno.


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