
Foto ©Andrea Kremper
Il nome di Maria Dueñas è balzato all’ attenzione del pubblico internazionale tre anni da, quando a soli diciotto anni vinse il primo premio e il premio del pubblico nella Yehudi Menuhin International Competition for Young Violinists e in seguito a quell’ affermazione ottenne un contratto in esclusiva dalla Deutsche Grammophon. Nativa di Granada, la giovanissima violinista ha iniziato gli studi in patria per poi proseguirli prima a Dresda, poi a Vienna con il grande Wladimir Spiwakov e attualmente alla Kronberg Academy dove si sta perfezionando con Christian Tetzlaff. Oltre che come solista, la ragazza andalusa è attiva anche nel campo della musica da camera, nella quale suona in duo e in un quartetto da lei stessa fondato, e si dedica anche alla composizione scrivendo brevi pezzi che in internet stanno ottenendo un grande successo e tutte le cadenze dei Concerti con orchestra che ha in repertorio. Come le sue quasi coetanee Noa Wildschut e Maria Ioudenitch, anche Maria Dueñas è considerata una fra le star emergenti del mondo della musica classica e la sua attività concertistica si svolge ad alto livello, con una serie di acclamatissimi debutti insieme alle migliori orchestre internazionali. La giovane violinista spagnola non aveva ancora suonato dalle nostre parti e quindi io non ho voluto perdere la possibilità di ascoltare la sua esecuzione del Concerto per violino op. 61 di Beethoven al Festspielhaus di Baden-Baden, con i Bamberger Symphoniker diretti da Christoph Eschenbach.
Maria Dueñas ha registrato il pezzo poco più di un anno fa per il suo album di debutto con la Deutsche Grammophon, che ha ottenuto un grande successo di pubblico, testimoniato dalle centinaia di migliaia di ascolti registrati sulle piattaforme di streaming. Ho ascoltato con grande attenzione il CD e questa esecuzione a Beden-Badden ha sostanzialmente confermato le mie impressioni. Come tutte le giovani virtuose di una generazione che sta producendo strumentisti di altissimo livello Maria Dueñas. che in concerto suona lo splendido Guarneri del Gesù Muntz del 1736, possiede una preparazione tecnica assolutamente impeccabile. Il suono è caldo, pastoso e ricco di sfumature, con una corda di SOL perfettamente omogenea al resto della tessitura, la condotta dell’ arco di eccezionale purezza. Nella sua esecuzione del Concerto beethoveniano io ho apprezzato particolarmente il movimento centrale per la liquida trasparenza del suono e la cantabilità nobile ed eloquente conferita alla linea melodica. Molto interessanti anche le cadenze scritte personalmente dalla ragazza spagnola e davvero notevoli per la fantasia virtuosistica e la proprietà dello stile. Il pubblico del Festspielhaus ha tributato lunghi applausi a Maria Dueñas che come fuori programma ha suonato un’ altra sua composizione, Hommage 1770 für Beethoven, una fantasia su temi del compositore di Bonn, assai piacevole da ascoltare.

Foto ©Andrea Kremper
Nella seconda parte Christoph Eschenbach, assai attento nel calibrare le sonorità del Concerto di Beethoven sulle caratteristiche della solista, ha guidato i Bamberger Symphoniker in una bella esecuzione della Prima Sinfonia op. 68 di Brahms, che ha messo in mostra tutte le qualità migliori di un complesso che vale sempre la pena di ascoltare. Costituitisi nel 1946 a Bamberg, antica città della Franconia che vale davvero una visita per la bellezza del suo centro storico, i Bamberger Symphoniker vantano una storia esecutiva illustre, impreziosita da collaborazioni con diversi tra i massimi direttori del dopoguerra e documentata da una cospicua produzione discografica. Il suono del complesso è stato senza dubbio influenzato dall’ origine boema della maggior parte dei musicisti presenti nel nucleo dei fondatori, provenienti dalla Deutsche Philharmonie di Praga e giunti a Bamberg insieme ad altri musicisti tedeschi tramite il flusso di profughi dell’ immediato dopoguerra. L’ orchestra possiede tuttora una sezione archi dal timbro caldo e luminoso e legni dal suono omogeneo, pastoso e ricco di sfumature, due delle tante qualità che la rendono sempre interessante da ascoltare per la personalità sonora spiccata come quella di pochissime altre orchestre europee. Christoph Eschenbach, che da lungo tempo lavora regolarmente con i Bamberger Symphoniker e ha ricevuto da loro nel 2016 il titolo di Ehrendirigent, è un musicista che mi è particolarmente caro sin dai tempi della mia gioventù, quando come pianista incideva dischi come il Primo Concerto di Beethoven con Herbert von Karajan, l’ integrale delle Sonate di Mozart e quella dei Lieder di Schumann insieme a Dietrich Fischer-Dieskau e il Quintetto op. 34 di Brahms con l’ Amadeus Quartet, considerati ancora oggi autentiche pietre miliari nella storia della musica registrata.
A differenza di quasi tutti i pianisti che salgono sul podio, Eschenbach è veramente un direttore d’ orchestra, in possesso di una tecnica solida affinata sotto la guida e i consigli di Herbert von Karajan e George Szell, che gli permette di tradurre in pratica tutte le concezioni interpretative di una personalità da musicista di altissimo livello. Personalmente ho sempre considerato Eschenbach uno tra i direttori più interessanti fra quelli che ho ascoltato nella mia vita di melomane per la finezza analitica delle sue interpretazioni e la sicurezza che è in grado di trasmettere ai musicisti con i quali collabora tramite una gestualità secca ed essenziale, di grande chiarezza ed efficacia. a tutto questo Christoph Eschenbach unisce una versatilità interpretativa che lo rende in grado di padroneggiare un vasto repertorio spaziante da Mozart fino alla musica del Novecento.Nella sua lettura della Prima di Brahms il direttore slesiano ha impostato la sua interpretazione su un serrato, severo splendore orchestrale a partire dalla grandiosa introduzione appoggiata a un pedale di tonica ossessivamente reiterato nel timpano, rafforzato dal controfagotto e dai contrabbassi su cui si distende negli archi un motivo ascensionale da cui verrà in seguito ricavato parte del materiale tematico su cui è impostato l’ Allegro, delineando un conflitto che giunge al climax nello sviluppo centrale senza però trovare soluzione, malgrado la luminosa chiusa in modo maggiore.
Nei due tempi centrali, Eschenbach ha messo molto bene in evidenza l’ intenso lirismo dell’ Andante sostenuto impreziosito dagli assoli del Konzertmeister Ilian Garnetz e l’ arcadica atmosfera, quasi di tono pastorale, del terzo movimento. Nel Finale, ammirevole e gestito con grande intelligenza è sembrato il trapasso dai toni cupi, densi di gestì icastici e calibratissimi dell’ Adagio introduttivo in cui sul sostegno elementare di un tetracordo discendente degli archi gravi i violini innestano un motto che dissimula il profilo del primo tema, occultato da tonalità minore e ritmo lento, graduato poi con grande precisione sino all’ affermarsi di quello che per me resta il più bel motivo di tutta la produzione brahmsiana, irresistibile nel suo fascino di intensa cantabilità, intonato dai violini sulla quarta corda come un inno di maestosa imponenza splendidamente realizzata dal magnifico legato degli archi dei Bamberger Symphoniker con il loro timbro fascinoso e personalissimo. Con grande lucidità e coerenza interpretativa, Eschenbach ha guidato l’ evolversi del discorso sinfonico sino alla sfolgorante affermazione del Corale, che chiude la partitura in un tono di maestosa imponenza. I lunghi e intensi applausi del pubblico sono stati ripagati con una trascinante esecuzione della Danza Ungherese N° 2 di Brahms, che ha concluso al meglio un concerto di livello davvero elevato.
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