
Foto ©Mozart2006
Gli Stuttgarter Philharmoniker hanno concluso il ciclo Sextett della loro stagione in abbonamento sostituendo la prevista esecuzione in forma da concerto della Madama Butterfly, disdetta a causa della malattia di Dan Ettinger che ha cancellato tutti i suoi impegni sino alla fine della stagione, con il programma Mozart-Bruckner diretto da Remy Ballot e con Eva Gevorgyan come solista, già eseguito circa un mese fa in Italia, al Festival Pianistico di Brescia e Bergamo, con grande successo di pubblico e critica. Per quanto mi riguarda, avendo letto le recensioni italiane e i pareri di molti appassionati sui social, mi ha fatto un grande piacere poter ascoltare di persona quello che si è rivelato essere un concerto assolutamente di altissima qualità. In particolare mi ha davvero entusiasmato la prova della ventenne pianista moscovita Eva Gevorgyan, vincitrice di premi in più di cinquanta concorsi tra cui il prestigioso Discovery Award degli International Classical Music Awards ottenuto a soli 14 anni.
Di solito io sono abbastanza prudente nel giudicare i giovani musicisti emergenti, ma in questo caso la ragazzina russo-armena dai capelli biondi lunghi sino al fondoschiena che incorniciano un viso fresco e pulito come quello di una liceale mi ha letteralmente incantato con una stupenda esecuzione del Concerto in la maggiore K. 488 di Mozart, assolutamente straordinaria per l’ incredibile bellezza del suono e l’ eleganza del fraseggio. Sul perfetto sfondo orchestrale creato da Remy Ballot si sviluppava un’ interpretazione di ammirevole delicatezza e trasparenza, di una finezza analitica incredibile soprattutto in una pianista cosí giovane, che toccava i suoi vertici nel celebre Adagio in fa diesis minore, una delle più belle melodie uscite dalla penna del compositore salisburghese, esposta dalla Gevorgyan con una nobile e struggente cantabilità unita a una gamma di tinte e dinamiche cesellate in maniera finissima, da vera concertista di alto rango. Il pubblico della Liederhalle ha applaudito in maniera entusiastica la giovane pianista, che ha definitivamente siglato la sua strepitosa esibizione con una fulminante lettura de La Campanella di Liszt, straordinaria per la precisione di una tecnica assolutamente granitica e davvero impressionante per la sicurezza con cui la giovane pianista ha dominato una pagina rischiosissima come poche altre, resa con un’ ebbrezza virtuosistica semplicemente avvincente nella sua grandiosa spettacolarità. Dopo una prestazione di questo livello, si può dire che siamo sicuramente di fronte a uno dei talenti più notevoli espressi dalla giovane generazione di strumentisti in questi ultimi anni: oltre a un’ abilità tecnica di primissimo livello, il pianismo di Eva Gevorgyan è di quelli che si impongono prepotentemente all’ attenzione per la perfetta preparazione musicale, la personalità, il carisma e la comunicativa che esprime. Sarà opportuno tener presente il suo nome, perché si tratta di una ragazza che ha tutti i requisiti per diventare la pianista numero uno dei prossimi decenni.

Foto ©Mozart2006
Nella seconda parte, Remy Ballot e gli Stuttgarter Philharmoniker hanno presentato uno dei capolavori assoluti di Bruckner, la Quarta Sinfonia in mi bemolle maggiore Romantica. Il quarantasettenne direttore parigino, attivo anche come violinista per dieci anni membro dei Wiener Philharmoniker, studia da anni le partiture di Bruckner e negli ultimi tempi ne ha proposto una serie di interpretazioni basate su un completo riesame dei testi confrontati con gli autografi, eseguite ai Brucknertage di St.Florian di cui è Conductor in Residence dal 2013 e poi documentate da una serie di registrazioni che hanno ottenuto diversi riconoscimenti critici come il Diapason d’ Or e il Supersonic Award della rivista Pizzicato. Sul podio, il maestro francese si esprime con un gesto asciutto ed essenziale, spesso marcando solo i tempi forti delle battute e indicando con gesti essenziali le entrate e gli effetti richiesti. La sua concezione bruckneriana è basata su un suono omogeneo, di natura quasi organistica, con le varie sezioni amalgamate come i registri, e questa interpretazione della Quarta è risultata molto convincente per coerenza di impostazione e consapevolezza stilistica di un tono severo e meditato. Il pianissimo lieve, morbido e timbrato delle battute che introducono il movimento di apertura faceva presagire immediatamente un’ esecuzione di ottimo livello. Remy Ballot ha scelto un tono narrativo tenuto sempre in tensione, con tempi generalmente abbastanza mossi e campate sonore basate su sonorità chiare e asciutte, di serrato e severo splendore sinfonico. Il musicista parigino ha sfruttato al meglio le risorse dell’ orchestra, ottenendo sonorità notevoli per ricchezza e pienezza di armonici. Bellissimi i colori della fanfara dei corni suonata su un tremolo degli archi nelle battute di apertura e davvero molto appropriata la lucidità espositiva con cui Ballot ha condotto il complesso primo movimento, coadiuvato al meglio dall’ ottima prestazione fornita dall’ orchestra, compatta e virtuosisticamente impeccabile nella resa delle complesse e grandiose architetture orchestrali.
L’ interpretazione di Remy Ballot si è imposta per la bellissima cantabilità e la nobiltà del fraseggio nell’ Andante, nel quale la struggente bellezza della linea melodica esposta dai violoncelli è stata sottolineata mettendo in evidenza tutte le ascendenze schubertiane della scrittura. Molto appropriato è parso anche il senso del ritmo e lo squisito gioco dei fiati nello Scherzo, con le accurate cesellature coloristiche nelle varie riproposte del celebre tema affidato ai corni e ugualmente ben calibrato il tono di fervore appassionato del Finale, con il progressivo accumulo della sonorità fino alle battute conclusive condotto senza mai forzare o saturare il suono. Una lettura analitica, coerente e ricca di espressività, da parte di un direttore che ha mostrato profonda competenza e penetrazione interpretativa, tali da poterlo considerare come uno tra i migliori interpreti bruckneriani del momento. L’ orchestra sotto la sua guida ha suonato con una notevole naturalezza e una precisione impeccabile, soprattutto nella sezione degli ottoni, dalla resa molto buona per colore, amalgama, squillo e intonazione. Dovendo esprimere un giudizio complessivo, direi che si è trattato di uno dei migliori concerti tra quelli da me ascoltati nelle ultime stagioni sinfoniche degli Stuttgarter Philharmoniker, giustamente salutato da un grandissimo successo da parte del pubblico della Liederhalle.
Scopri di più da mozart2006
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Un pensiero riguardo “Stuttgarter Philharmoniker – Eva Gevorgyan e Remy Ballot”