
Foto ©Mozart2006
Per il loro concerto annuale nell’ ambito degli appuntamenti organizzati dalla Kulturgemeinschaft, il sodalizio che coordina tutte le iniziative culturali della città di Stuttgart, gli Stuttgarter Philharmoniker hanno scelto un programma che accostava diversi tipi di generi musicali. Sul podio, nella doppia veste di direttore e solista, c’ era Frank Dupree, trentaduenne musicista nativo di Rastatt che come pianista ha iniziato una promettente carriera internazionale che dopo il debutto con la Philharmonia Orchestra lo porterà prossimamente a esordire con la London Symphony Orchestra sotto la direzione di Sir Antonio Pappano. Oltre a questo, Frank Dupree è attivo come direttore d’ orchestra e nel campo del jazz, con un proprio trio da lui fondato e che porta il suo nome.
La serata era anche un evento celebrativo della Giornata internazionale del Jazz, quindi era assolutamente logica la presenza di musiche scritte da Leonard Bernstein, che del jazz era conoscitore espertissimo e di cui utilizzò spunti melodici e ritmici in molte delle sue composizioni. La preparazione musicale di Frank Dupree in questo campo lo metteva perfettamente in grado di mettere in evidenza gli spunto jazzistici che, uniti a quelli provenienti da autori come Gershwin e Bartòk, sono alla base dei tre estratti sinfonici dal musical On the Town, perfetta esemplificazione del virtuosismo polistilistico, sempre abbastanza legato alla tradizione del sistema tonale, che costituisce la cifra peculiare di quasi tutta la produzione compositiva di Lenny Bernstein.
Concluso il pezzo di apertura, Frank Dupree si è seduto al pianoforte per suonare e dirigere una pregevolissima esecuzione del Concerto N° 3 op. 37 di Beethoven, suonato in maniera molto fresca e spontanea con un fraseggio assai vivace e spritzig, con un tocco filigranato e incisivo nei passi di agilità di forza e un gusto sorvegliatissimo nell’ uso del pedale. Un’ interpretazione di tono aristocratico ed elegante, che ha toccato i suoi vertici nella perfetta resa delle architetture del movimento iniziale e nella cantabilità nobile ed ispirata con cui Dupree ha reso il Largo centrale, chiudendo con una scintillante esibizione di tutto il meglio delle sue qualità virtuosistiche nel Rondò.
Il vero e proprio omaggio al jazz contenuto nel programma era Urban Places, suite sinfonica in stile jazzistico per quartetto e orchestra, scritta da Libor Šíma, cinquantaseienne sassofonista e fagottista nato in Cecoslovacchia ed emigrato in Germania con la famiglia dopo l’ invasione sovietica del suo paese, apprezzato nel campo del jazz come strumentista e compositore oltre che per la sua attività nel settore della musica sinfonica in cui ricopre dal 2001 la posizione di primo fagotto della SWR Symphonieorchester. Il suo pezzo eseguito in questa occasione era una nuova stesura di un lavoro composto in precedenza, ristrumentata e con l’ aggiunta di nuove parti, nella quale Libor Šíma ha voluto rendere omaggio alla città di Stuttgart tramite una serie di ritratti strumentali dedicati ai principali luoghi della città. Un pezzo molto divertente e di grande effetto nel quale Libor Sima ha mostrato tutto il meglio del suo stile di scrittura, decisamente notevole per inventiva e originalità di soluzioni compositive, magnificamente eseguito dagli Stuttgarter Philharmoniker sotto la guida attenta di Frank Dupree e con gli spettacolari assoli dell’ Obi Jenne Quartett composto, oltre che da Šíma al sax tenore, dal pianista Olaf Polziehn, dal contrabbassista Jakob Krupp e dal batterista Obi Jenne. Il pubblico che gremiva la Liederhalle si è molto divertito ascoltando i virtuosismi pirotecnici dei quattro strumentisti e alla fine ha applaudito a lungo tutti i protagonisti di una serata assai interessante sia a livello esecutivo che per un programma impaginato con grande raffinatezza.
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