
Robert Treviño è tornato per la terza volta sul podio della SWR Symphonieorchester per la sua prima presenza nella stagione in abbonamento. Il trentanovenne direttore texano si sta definitivamente affermando come una tra le migliori bacchette della sua generazione. Formatosi con illustri personalità statunitensi della direzione d’ orchestra come David Zinman, James Levine e Michael Tilson Thomas, il giovane musicista si è imposto in questi ultimi anni all’ attenzione dei pubblico internazionale con una fulminante serie di debutti sul podio di molte tra le migliori orchestre mondiali, oltre che con il suo lavoro come direttore stabile della Orquesta Sinfónica de Euskadi. Le sue incisioni discografiche hanno raccolto consensi unanimi di critica, soprattutto l’ integrale delle Sinfonie di Beethoven registrata con la Malmö SymfoniOrkester, anche secondo il mio parere una tra le più interessanti degli ultimi anni. In Italia il giovane maestro texano ha ottenuto grandi successi nelle sue esibizioni con l’ Orchestra Sinfonica “Giuseppe Verdi” di Milano, con quella del Teatro La Fenice e con l’ Orchestra Nazionale della RAI di cui è direttore ospite principale e con la quale ha realizzato il suo ultimo CD dedicato ai poemi sinfonici di Respighi, lodatissimo da tutta la stampa specializzata.
Per il suo ritorno a Stuttgart il giovane maestro nativo di Fort Worth ha scelto un programma che accostava autori americani con la Quarta Sinfonia di Sibelius, la più sconsolata e pessimistica tra quelle scritte dal compositore finlandese, senza dubbio un test impegnativo. Parlando in generale, le Sinfonie di Sibelius sono da sempre abbastanza problematiche per il direttore dal punto di vista interpretativo a causa della difficoltà di ottenere equilibri complessivi di fraseggio e di non cadere nel kitsch in certi passaggi. Forse aveva ragione Sir Simon Rattle quando alcuni anni fa, provando la Prima Sinfonia con i Berliner Philharmoniker, disse all’ orchestra: “Suonate come in Tschaikovsky, ma con la ritmica di Strawinsky”. L’ interpretazione di Robert Treviño era intensa e ricca di pathos, caratterizzata da una condotta narrativa fervida ed espressiva ma mai retorica o esagerata nelle tinte. Il musicista finlandese ha sfruttato al meglio le risorse della sua orchestra, ottenendo sonorità notevoli per ricchezza e pienezza di armonici. Bellissimi i colori del movimento iniziale e davvero molto appropriata la lucidità espositiva con cui Treviño ha condotto tutto il brano, in un tono di serrato e severo splendore sinfonico, oltre che con una competenza espressiva assolutamente perfetta.
Per quanto riguarda gli autori statunitensi, il brano iniziale del programma era First Essay for orchestra op. 12 di Samuel Barber, scritto nel 1938 ed eseguito per la prima volta insieme al celebre Adagio dalla NBC Symphony Orchestra diretta da Arturo Toscanini, il 5 novembre dello stesso anno. La seconda parte del concerto era interamente dedicata all’ Harmonielehre di John Adams, il compositore allievo di Leon Kirchner che, insieme a Terry Riley, Philip Glass e Steve Reich è considerato il massimo esponente della Minimal Music. Il pezzo, eseguito per la prima volta il 21 marzo 1985 dalla San Francisco Symphony Orchestra diretta da Edo de Waart, è un perfetto esempio dello stile di scrittura tipico del musicista californiano, una specia di combinazione e sintesi stilistica in cui si riconoscono elementi di minimalismo e neoclassicismo strawinskiano insieme ad echi di jazz e musical attraverso una tecnica compositiva basata sulla ripetizione continua di cellule melodiche ed elementi ritmici. La musica di John Adams suona affascinante all’ ascolto ed è di semplicissima comprensione, due caratteristiche sicuramente decisive per il successo ottenuto presso i pubblici di tutto il mondo. Robert Treviño ha ovviamente una predisposizione innata per questo tipo di repertorio e ne indivisua istintivamente le chiavi interpretative. La sua lettura, basata su una tecnica direttoriale di grande solidità e sicurezza, è stata realizzata splendidamente dalla SWR Symphonieorchester che nel repertorio contemporaneo ha una competenza esecutiva che pochissimi altri complessi al mondo possono eguagliare. Un grande successo di pubblico ha salutato una serata di grande interesse e spessore culturale.
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