
Foto ©Mozart2006
Negli ultimi anni si sono imposte all’ attenzione internazionale diverse violiniste di grande rilievo. Tra le migliori sono da citare Lisa Batiashvili, Hilary Hahn, Arabelle Steinbacher, Julia Fischer, Lisa Batiashvili, Nicola Benedetti, Janine Jansen, Anna Tifu, Maria Ioudenitch e Vilde Frang oltre a Veronika Eberle, trentacinquenne nativa di München come la Steinbacher e la Fischer, e come loro uscita dalla scuola di Ana Chumachenco, virtuosa italo-argentina di origini ucraine il cui padre era stato allievo del celeberrimo Leopold Auer, considerata una delle più reputate insegnanti in Germania e della quale è stata allieva anche Lisa Batiashvili. Personaggio poco mediatico, che non ha un sito internet nè un contratto con una grande casa discografica e raramente concede interviste, Veronika Eberle nonostante o forse proprio per questo è stimatissima da tutti i grandi direttori d’ orchestra della nostra epoca, con alcuni dei quali, come per esempio Simon Rattle, ha stretto regolari rapporti di collaborazione e si è esibita insieme alla migliori orchestre internazionali in tutte le sale più prestigiose del mondo. Tra le sue ultime esecuzioni è stata particolarmente apprezzata l’ interpretazione del Concerto op. 61 di Beethoven con la Symphonieorchester des Bayerischen Rundfunks diretta da Rattle. Dopo alcuni anni di assenza, Veronika Eberle è tornata a suonare a Stuttgart in un concerto della stagione degli Stuttgarter Philharmoniker alla Liederhalle diretto da Clemens Schuldt.

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Per la sua esibizione con gli Stuttgarter Philharmoniker la violinista monacense ha scelto il Concerto in mi minore op. 64 di Mendelssohn, uno dei classici del repertorio e assolutamente una delle più belle pagine della letteratura per violino e orchestra. Veronika Eberle attacca il primo movimento a un tempo leggermente più veloce della norma, con un fraseggio intenso e di cantabilità trascinante e nell’ esposizione del secondo tema mette in mostra un’ ottava sovracuta di intonazione purissima e bellezza sonora affascinante. Sostenuto in maniera eccellente dall’ accompagnamento morbido e flessibile di Clemens Schuldt, la virtuosa tedesca ha messo in mostra passaggi virtuosistici di altissima classe, risolvendo in maniera impeccabile la cadenza e concludendo il primo movimento in maniera intensa e serrata, a partire dagli arpeggi che introducono la sezione conclusiva seguiti dai celebri e difficili passaggi di terze e seste, in un crescendo elettrizzante. Bellissima la sonorità liquida e trasparente con la quale la Eberle ha esposto l’ ampia melodia lirica che introduce il secondo movimento, condotto con un bellissimo tono di struggente lirismo e concluso con sonorità progressivamente smorzate, controllate in maniera tecnicamente davvero perfetta. Splendido anche il terzo movimento, l’ Allegro molto vivace, nel quale Mendelssohn esalta al massimo grado le capacità virtuosistiche del violino. La Eberle ha risolto tutti i passaggi virtuosistici più impegnativi con assoluta souplesse e un’ eleganza di fraseggio affascinante, mettendo in mostra una ricchezza dinamica e una condotta dell’ arco davvero da solista di classe superiore. Una prestazione di alto livello, a cui il pubblico della Liederhalle ha tributato un intenso applauso. Come fuori programma Veronika Eberle ha suonato uno dei Duetti di Bela Bartók insieme a Karina Kuzumi, la Konzertmeisterin dell’ orchestra.
Sul podio per questo appuntamento era Clemens Schuldt, giovane direttore originario di Bremen che per diversi anni è stato a capo della Münchner Kammerorchester e dalla scorsa estate ha assunto la guida dell’ Orchestre Symphonique de Québec. Da quel che si è ascoltato si tratta di un musicista dotato di buona tecnica, con un gesto chiaro ed efficace e una buona capacità di ottenere fraseggi incisivi dall’ orchestra. La serata iniziava con un omaggio a Yamada Kōsaku, compositore e direttore giapponese nato a Tokio nel 1886 che fu uno tra i primi a diffondere la musica occidentale nella sua terra. Il suo poema sinfonico Kurai Tobira, composto nel 1913, dimostra molto chiaramente le influenze degli studi compiuti dall’ artista nipponico in Germania sotto la guida di Max Bruch e Carl Rheineck. La seconda parte iniziava con un altro dei brevi pezzi commissionati dagli Stuttgarter Philharmoniker a giovani compositori, come parte dei festeggiamenti per il centenario della fondazione del complesso. Questa volta il brano era Murmure d’ anime spoglie del ventiseienne romano Lorenzo Marino. Seguiva poi Subito con forza della compositrice sudcoreana Unsuk Chin, che negli ultimi anni ha avuto l’ onore di scrivere diversi brani per i Berliner Philharmoniker le cui registrazioni sono poi state messe sul mercato. Subito con forza è una composizione nata come omaggio al duecentocinquantesimo anniversario della nascita di Beethoven, basata su verie citazioni tratte dalla sua produzione a partire dall’ acconrdo iniziale dall’ Ouverture Egmont che apre il brano. Chiudeva il programma il poema sinfonico Tod und Verklärung di Richard Strauss, nel quale Clemens Schuldt ha messo in mostra buone qualità interpretative realizzando un’ interpretazione di tono sobriamente commosso, ben realizzata dagli Stutgarter Philharmoniker. Nel complesso si è trattato di una serata interessante anche per la scelta del programma, salutata da un convinto successo di pubblico.
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