Stuttgarter Philharmoniker – Maria Ioudenitch

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Da diverso tempo io tengo d’ occhio Maria Ioudenitch, ventottenne violinista nata in Russia ma cresciuta a Kansas City, allieva del Curtis Institute di Philadelphia e poi del New England Conservatory di Boston, da quando nel 2021 ha realizzato una clamorosa tripletta di premi vincendo l’ Ysaye Music Competition di Liegi, il Concours International de Violon Tibor Varga di Sion Valais e il Joseph Joachim Wettbewerb di Hannover, dopo il quale al concerto dei premiati ha avuto l’ onore di suonare il Concerto di Brahms sul violino Stradivari appartenuto al leggendario virtuoso che fu il primo esecutore del pezzo. Ascoltando il suo primo album registrato per la Warner Classics, intitolato “Songbirds” e pubblicato circa un anno e mezzo fa, ero rimasto molto positivamente impressionato dal suo talento interpretativo e dalla maturità musicale davvero notevole, soprattutto in una musicista così giovane. Il CD ha ricevuto anche ottime recensioni da parte della stampa specializzata, ed è stato premiato nell’ ultima edizione dell’ Opus-Klassik Preis come Kammermusikaufnahme des Jahres. La virtuosa russo-americana ha già suonato con orchestre importanti e in stagioni rinomate come il Marlboro Music Festival, e attualmente si sta perfezionando con Christian Tetzlaff alla Kronberg Academy.

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Foto ©Mozart2006

Dopo l’ ascolto del suo CD e di diversi altri video trovati su YouTube, ho finalmente avuto la possibilità di ascoltare Maria Ioudenitch con gli Stuttgarter Philharmoniker alla Liederhalle. Le qualità virtuosistiche davvero notevoli di questa ragazza sono subito emerse nel Concerto in re maggiore RV 208 Il Grosso Mogul di Vivaldi, una delle composizioni più bizzarre e innovative uscite dalla penna del musicista veneziano. Una bellissima esecuzione, molto spettacolare soprattutto per il virtuosismo elettrico di certi passaggi e delle due cadenze nella quale si poteva apprezzare anche il senso del canto nei recitativi che avevo notato ascoltando l’ album di cui ho parlato sopra. Seguiva il Konzertstück in re maggiore D. 345 di Schubert, composto in previsione di una possibile domanda di incarico a Laibach poi non realizzatosi. Una pagina composta da un Adagio che introduce un Allegro dalla scrittura molto brillante, suonato da Maria Ioudenitch con squisita eleganza e souplesse. Come fuori programma, la giovane violinista ha suonato il Preludio dalla Partita in re minore BWV 1004 di Bach, mettendo in mostra un bel fraseggio, intenso e concentrato. In definitiva, se non di una grandissima strumentista, qui siamo in presenza di un notevole progetto di fuoriclasse. Se Maria Ioudenitch continuerà a sviluppare il suo talento, potrebbe davvero scrivere pagine importanti nella storia della letteratura violinistica dei prossimi anni.

Sul podio degli Stuttgarter Philharmoniker per questa serata c’ era il direttore ospite principale Jan Willem de Vriend, sessantunenne musicista olandese che, dopo un inizio come specialista nell’ esecuzione storicamente informata degli autori barocchi, ha ampliato i suoi interessi costruendosi una interessante carriera direttoriale. Una di quelle bacchette solide e sicure che costituiscono l’ asse portante delle stagioni sinfoniche tedesche, sempre affidabili e in grado di garantire una resa altamente professionale in tutto il repertorio. Nella Suite di danze dall’ opera Les Indes galantes di Rameau, uno tra i lavori più popolari del compositore francese per la sapienza dello stile musicale e la magnifica orchestrazione dalle tinte seducentissime, de Vriend ha messo in mostra pertinenza stilistica e ottima varietà di fraseggi orchestrali. La seconda parte iniziava con la prima di una serie di brani orchestrali che gli Stuttgarter Philharmoniker hanno commissionato a giovani compositori, come parte dei festeggiamenti per il centesimo anniversario della fondazione del complesso. Every day a letter / soon di Giannis Giannopoulos, allievo della classe di composizione alla Musikhochschule Freiburg, era un pezzo di breve durata abbastanza interessante per il trattamento della scrittura strumentale. A completare il programma della serata era la Sinfonia N°2 in do maggiore op. 61 di Schumann, in assoluto una delle partiture più insidiose dal punto di vista tecnico per un direttore d’ orchestra. Soprattutto lo Scherzo è uno di quei brani dove la minima esitazione della bacchetta rischia di compromettere tutto l’ esito dell’ esecuzione. E in questa pagina Jan Villem de Vriend ha superato senza problemi tutte le difficoltà della scrittura di Schumann grazie a una tecnica direttoriale scaltra e rifinita. portando gli archi a realizzare in maniera impeccabile il moto perpetuo del tema principale e marcando alla perfezione il cambio di ritmo della sezione conclusiva. Ma tutta la lettura del maestro olandese è apparsa davvero notevole per equilibrio e intensità espressiva, con gli archi degli Stuttgarter Philharmoniker che qui hanno raggiunto una buona omogeneità nel legato e precisione di cavata. La trionfale chiusa del Finale concludeva un’ esecuzione di qualità più che apprezzabile, salutata da un caloroso successo di pubblico.


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