
Foto ©Staatsorchester Stuttgart/FB
Il ciclo mahleriano di Cornelius Meister a Stuttgart, iniziato nel 2018, è arrivato alla quinta tappa. Dopo le pregevoli esecuzioni della Settima, Quarta, Seconda e Quinta Sinfonia, il Generalmusikdirektor della Staatsoper Stuttgart ha affrontato la colossale Terza, che nel corpus sinfonico del compositore boemo rappresenta la cosmogonia, il forte senso panteistico e l’ intensa compenetrazione nella natura, che sono tra i caratteri principali della poetica mahleriana. Una partitura che costituisce una sfida tecnica assai impegnativa, superata da Cornelius Meister e dalla Staatsorchester Stuttgart in maniera ammirevole. Non ho mai fatto mistero della stima che ho per questo giovane direttore, dotato di gesto chiarissimo ed efficace, tecnica completa e temperamento versatile dal punto di vista interpretativo, e la sua prestazione in questo concerto ha confermato ampiamente le impressioni positive da me riportate nelle precedenti esecuzioni mahleriane con la formazione di cui dal 2018 è direttore stabile.
A partire dal ruvido motivo di marcia in FA maggiore-RE minore intonato all’ unisono dagli otto corni, il decorso del grandioso primo tempo, una gigantesca struttura di Forma-Sonata che Mahler tratta con assoluta libertà, è stato reso dal direttore di Hannover con eccellente lucidità espositiva e una precisa sottolineatura di tutti i particolari più innovativi come la cupa melodia in RE minore dei tromboni, il progressivo affermarsi della marcia militaresca rivestita dalla strombazzante polifonia di fanfare e melodia in controcanto e tutto lo svolgersi del complesso discorso sinfonico, quasi una traduzione in termini sonori delle analogie con Die fröhliche Wissenschaft, il libro di Friedrich Nietzsche il cui titolo Mahler aveva pensato di utilizzare per il suo lavoro. Eccellente anche il modo in cui Meister ha reso lo squisito lirismo del secondo movimento, con le sognanti linee melodiche degli archi eseguite in maniera impeccabile dagli strumentisti della Staatsorchester. Notevole anche la resa dei toni aspri e sarcastici dello Scherzo, con i guizzanti e sardonici incisi dei fiati che conducono all’ improvviso raggio di luce portato dall’ assolo del corno da postiglione. Il serrato, severo splendore sinfonico che era la caratteristica basilare di questa esecuzione si evidenziava molto bene in una progressione drammatica che si caricava gradualmente fino al tono quasi parossistico delle battute conclusive.

La prova generale. Foto ©Staatsorchester Stuttgart/FB
Nel quarto tempo, condotto in un tono di misteriosa e sognante atmosfera timbrica, si mettevano in evidenza il bel timbro contraltile e il fraseggio molto appropriato di Stine Marie Fischer, giovane cantante lipsiense che è tra le voci più stimate dell’ ensemble della Staatsoper, insieme agli assoli di violino suonato con belle sonorità liquide e trasparenti da Ingo de Haas, da anni leader della Frankfurter Opern- und Museumsorchester e ospite per questo concerto al leggio del Konzertmeister. Molto buono è apparso il tono fantastico, quasi allucinato in una sorta di sospensione temporale, dell’ Armer Kinder Bettlerlied. Qui Cornelius Meister ha sottolineato assai efficacemente i motivi semplici e le armonie depurate che arieggiano il tono arcaico della ballata popolare, messo in risalto molto bene anche dalla partecipazione dei due complessi corali della Staatsoper, preparati da Manuel Pujol e Bernhard Moncado, in un clima espressivo che introduceva magnificamente il secondo intervento del contralto, concluso da quell’ inciso melodico che Mahler riutilizzerà nel Lied Das himmlische Leben posto a conclusione della Sinfonia N°4.
Anche nel sublime Adagio finale gli impasti timbrici di cui Mahler andava giustamente orgoglioso e il fascino delle linee melodiche sono stati resi da Meister con un’ ottima sicurezza e lucidità di esposizione. Davvero di eccellente livello sono apparse la bellezza sonora, la morbidezza di impasti e la ricchezza di colori che la sezione archi della Staatsorchester Stuttgart ha messo in evidenza in questo brano. Per quanto riguarda il taglio interpretativo scelto da Cornelius Meister, si potevano certamente apprezzare la cantabilità asciutta e severa e l’ estrema pulizia della lettura, oltre all’ accuratezza nella realizzazione di tutte le complesse dinamiche del brano, da parte di un’ orchestra al massimo della forma. Le sonorità smaglianti della grandiosa apoteosi finale concludevano in maniera perfetta un’ interpretazione senza dubbio pregevole per la penetrazione espressiva, la coerenza di concezione e la prova impeccabile del complesso strumentale. Alla fine successo trionfale, con tutto il pubblico della Liederhalle, esaurita in entrambe le repliche, in piedi ad applaudire freneticamente la Staatsorchester e il direttore.
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