Dreikönigskonzert – Stuttgarter Kammerorchester ed Emanuel Pahud

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Foto ©Oliver Röcke

Le quattro istituzioni orchestrali di Stuttgart si suddividono da sempre il compito di aprire il nuovo anno musicale. Dopo il Silvesterkonzert della SWR Symphonieorchester e i Neujahrskonzerte della Staatsorchester Stuttgart e degli Stuttgarter Philharmoniker, era il turno del Dreikönigskonzert, il concerto dell’ Epifania, evento immancabile in tutte le città tedesche nelle quali siano attivi complessi orchestrali di una certa importanza. A Stuttgart il Dreikönigskonzert viene di solito tenuto dalla Stuttgarter Kammerorchester e nella vita culturale cittadina costituisce un appuntamento immancabile e seguitissimo. Anche quest’ anno infatti la serata alla Liederhalle, organizzata dalla Kulturgemeinschaft Stuttgart, ha fatto registrare il tutto esaurito con diverse settimane di anticipo, sicuramente anche grazie alla presenza di un solista di rango internazionale come Emanuel Pahud, cinquantatreenne flautista svizzero che a soli ventidue anni fu chiamato da Claudio Abbado a ricoprire il posto di primo solista nei Berliner Philharmoniker. Considerato unanimemente uno dei due o tre migliori flautisti della nostra epoca, Pahud oltre alla sua attività orchestrale svolge anche un’ intensa carriera da solista, documentata da 24 CD incisi in esclusiva per la EMI, oggi Warner Classics, con cui ha un contratto di esclusiva dal 1996.

Per la sua prima apparizione a Stuttgart, il virtuoso ginevrino ha scelto due brani, il primo dei quali era il Concerto in sol maggiore K. 313 di Mozart, la cui registrazione con Claudio Abbado è contenuta in uno tra i suoi dischi di maggior successo. Con il perfetto sostegno della Stuttgarter Kammerorchester guidata dal suo Chefdirigent Thomas Zehetmair, l’ eleganza e la flessibilità straordinaria del fraseggio di classe sovrana che Pahud possiede davano vita a un’ interpretazione avvincente, senz’ altro da considerare fra quelle oggi di riferimento. Davvero perfetta era soprattutto la resa del bellissimo Adagio non troppo, con i dialoghi tra il solista e l’ orchestra realizzati in maniera squisitamente raffinata. Di livello altrettanto elevato era l’ esecuzione di Odelette op. 162, breve Andantino in re maggiore composto nel 1920 in Algeria da Camille Saint-Saëns e successivamente rielaborato anche per piano e orchestra, nel quale il flautista romando ha conferito un tono di morbida e affascinante melanconia alle linee melodiche. Davvero una prova di altissimo livello, come era logico aspettarsi da parte di uno tra i migliori strumentisti della nostra epoca, festeggiatissimo dal pubblico della Liederhalle.

Il resto del programma era dedicato ad altri brani di autori francesi. In apertura di serata, la Sinfonietta op. 52 di Albert Roussel, compositore nativo di Tourcoing che fu uno dei più significativi musicisti francesi del primo ‘900 e uno tra i pochi a scrivere Sinfonie in un mondo musicale che sembrava aver perso l’ interesse per questa forma. Il suono ricco e pieno dei diciassette archi della Stuttgarter Kammerorchester sotto la direzione atenta e scrupolosa di Thomas Zehetmair metteva splendidamente in evidenza tutte le caratteristiche di una partitura decisamente interessante per la raffinatezza delle combinazioni armoniche e il trattamento della ritmica vario e ricercato. A conclusione del concerto, il violinista e direttore salisburghese ha eseguito la Sinfonia N° 2 in la maggiore op. 55 di Saint-Saëns, dedicata a Jules Pasdeloup ed eseguita per la prima volta il 20 febbraio 1859 a Leipzig. Una partitura concisa e di scrittura intensa e ocncentrata, che Zehetmair ha diretto con un tono di misurata e severa classicità. La liederhalle era piena in ogni ordine di posti per questo appuntamento che è sempre atteso con impazienza dal pubblico di queste parti, e la serata si è chiusa con intensi e prolungati applausi per tutti.


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