Internationale Bachakademie Stuttgart – Weihnachten in Leipzig

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Foto ©Holger Schneider

Il tradizionale concerto prenatalizio della Internationale Bachakademie Stuttgart quest’ anno era inserito in quello che rappresenta uno tra i suoi progetti più ambiziosi degli ultimi anni, intitolato VISION.BACH. Si tratta dell’ esecuzione integrale di tutte le Kantaten composte da Bach nell’ anno liturgico 1723/ 1724, quando assunse la carica di Thomaskantor a Leipzig. Il ciclo si articola in 23 concerti che si terranno in tutta la provincia di Stuttgart e le circa sessanta Kantaten del programma verranno registrate e pubblicate in CD dalla casa discografica Hänssler CLASSIC. Non occorre spendere molte parole per definire l’ altissimo valore culturale di una simile iniziativa, che rappresenta il coronamento dei dieci anni di lavoro svolti da Hans-Christoph Rademann come direttore artistico dell’ istituzione. Dopo la completa riorganizzazione dei complessi della Gaechinger Cantorey secondo i criteri dell’ esecuzione storicamente informata, questo ciclo rappresenta una conferma del ruolo di primo piano svolto dalla Bachakademie nel panorama musicale tedesco.

Per quanto riguarda il programma del concerto vero e proprio, esso comprendeva la Kantate BWV 63 Christen, ätzet diesen Tag, composta da Bach a Weimar nel 1713 e poi riproposta dal compositore il 25 dicembre 1723 insieme alla prima versione del Magnificat per il suo primo Gottesdienst natalizio dopo la nomina a Thomaskantor come successore di Johann Kuhnau, scomparso l’ anno precedente. Il programma si apriva con una tra le più celebri Kantaten bachiane, la BWV 61 Nun komm der Heiden Heiland. Nella seconda parte Rademann ha presentato il Magnificat BWV 243 in una versione che includeva anche tre dei quattro canti natalizi  tedeschi inseriti fra i brani del testo latino nella prima stesura, quella appunto eseguita a Leipzig nel 1723.

Come ho già avuto occasione di scrivere più volte, Hans-Cristoph Rademann è uno degli interpreti bachiani più completi del nostro tempo. Il suo scrupoloso senso dello stile, la capacità di leggere e rendere nei minimi dettagli le caratteristiche di questa musica, la precisione analitica della sua concertazione sono caratteristiche tali da rendere le sue esecuzioni bachiane dei veri e propri modelli di riferimento. Anche in questa occasione il direttore sassone ci ha offerto uno splendido saggio di analisi musicale tradotta in esecuzioni ricche di equilibrio e respiro melodico espresso in fraseggi di una raffinatezza ed eleganza davvero affascinanti. I complessi della Gaechinger Cantorey hanno reso al meglio le intenzioni del loro direttore con una prestazione impeccabile. Tra gli strumentisti in particolare la bellissima varietà di tinte morbide e luminose dei fiati, con trombe splendide per squillo e intonazione. La Gaechinger Cantorey quando esegue la musica di Bach può dimostrare al meglio la precisione assoluta nell’ articolazione del testo e la compattezza di insieme che la rendono uno dei migliori complessi corali tedeschi specializzati nel repertorio sacro. Con questi presupposti l’ esecuzione, soprattutto quella del Magnificat, ha toccato livelli davvero elevati dal punto di vista della partecipazione espressiva.

Di ottimo livello era anche il gruppo dei solisti, composto da voci giovani. I due soprani, la monacense Anja Scherg e l’ italo-cilena Catalina Bertucci, hanno nem impressionato per l’ attraente freschezza timbrica dei mezzi vocali e la padronanza stilistica. Il mezzosoprano Marie Henriette Reinhold, nativa di Leipzig e giá affermata a livello internazionale soprattutto come concertista nonostante abbia iniziato la carriera da pochi anni, ha messo in mostra notevoli qualità interpretative e un senso dello stile molto sviluppato. Molto interessante la prova del giovane tenore Julian Habermann, appena trentunenne e cresciuto nel celebre gruppo dei Regensburger Domspatzen, in possesso di uno strumento vocale non di grande volume ma attraente per morbidezza e rotondità di timbro, utilizzato con buone qualità tecniche e una notevole musicalità. Il basso-baritono Tobias Berndt ha messo ancora una volta in mostra i pregi di uno strumento vocale notevole per colore e morbidezza, oltre che un fraseggio intenso e concentrato. Successo vivissimo per questa serata prenatalizia. Ho già scritto in diverse occasioni di come sia molto interessante per un italiano osservare la concentrazione con cui il pubblico tedesco ascolta questa musica. È uno dei casi più evidenti di identificazione culturale con una musica che, oltre a essere una delle grandi mai prodotte a livello assoluto dall’ umanità, qui è sentita davvero come una sorta di patrimonio genetico, che molta gente conosce a fondo perché l’ ha ascoltata e magari anche cantata sin dall’ infanzia durante le funzioni religiose oppure a scuola.


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