
Alle serate della stagione in abbonamento, la SWR Symphonieorchester affianca da anni il ciclo dei Mittagskonzerte, una serie di appuntamenti che si tengono il mercoledì alle una del pomeriggio. Si tratta di un ciclo di concerti dal programma di durata abbastanza breve, nel quale i brani eseguiti sono introdotti e commentati da Tabea Dupree, giovane giornalista di SWR2 a cui sono affidate tutte le introduzioni ai concerti dell’ orchestra, che collabora anche con altre emittenti radiofoniche e nelle sue presentazioni dimostra sempre competenza approfondità e chiarezza nella comunicazione. È un’ iniziativa molto apprezzata dal pubblico e alla quale partecipano regolarmente gruppi di studenti delle scuole medie e superiori cittadine, in base a quella politica divulgativa che tutte le istituzioni di Stuttgart portano avanti con l’ obiettivo di coinvolgere i giovani nella frequentazione dei concerti di musica classica.
Il programma di questo primo Mittagskonzert comprendeva due opere del primo Novecento, separate da una distanza temporale di soli sette anni. Sul podio era il ventottenne direttore austriaco Patrick Hahn, considerato una tra le più dotate bacchette della giovane generazione, già ospite di molte prestigiose formazioni sinfoniche europee e attuale Generalmusikdirektor della Wuppertaler Bühnen und Sinfonieorchester, incarico ottenuto a soli venticinque anni. Il primo brano era Schelomo, rapsodia ebraica per violoncello e orchestra di Ernst Bloch, composta nel 1916 e sicuramente il lavoro più conosciuto nella produzione del compositore svizzero-americano, ancora oggi presente nel repertorio di tutti i grandi virtuosi dello strumento. Come nel caso dell’ Ouverture su temi ebraici di Prokofiev, la cui prima versione per complesso da camera fu composta tre anni dopo il pezzo di Bloch, anche in questa partitura più che di autentici temi della tradizione israelita si tratta di rielaborazioni del musicista volte a creare un’ atmosfera. In ogni caso il pezzo colpisce per il clima espressivo di severa e contenuta drammaticità oltre che per il fascino delle linee melodiche affidate al violoncello, che Bloch decise di impiegare dopo che aveva originariamente pensato di affidare gli assoli a un cantante. Solista in questo concerto era il trentottenne ungherese István Várdai, vincitore di numerosi concorsi di prestigio che lo hanno avviato a un’ importante carriera internazionale. Várdai, che suona il leggendario Stradivari del 1673 già appartenuto a Jacqueline du Pré e Lynn Harrell, possiede una preparazione tecnica di alto livello e un’ intensità di cavata che gli ha permesso di realizzare in maniera davvero perfetta le linee melodiche, con un senso del canto ottimamente appoggiato da Patrick Hahn e da un’ orchestra dalla bellezza sonora affascinante.
Il secondo brano era la Sesta Sinfonia in re minore op. 104 di Jean Sibelius, eseguita per la prima volta nel 1923 dopo una gestazione durata circa nove anni. Una partitura dal clima espressivo trasoarente, fluido e dalle tinte cangianti, molto diverso dalla grandiosità che caratterizza la precedente Sinfonia N°5. Personalmente ho sempre pensato che Sibelius più che un epigono di Bruckner sia da considerare, nella sua produzione orchestrale, come uno strano e affascinante punto di incontro fra Tchaikowsky e Strawinsky. Nel caso della Sesta Sinfonia la metrica irregolare e un percorso tonale spiazzante, con un fraseggio pieno di fratture, scarti improvvisi di registro, la scrittura spoglia ma di grande seduzione mi convincono della fondatezza di questa mia ipotesi.
Parlando in generale, le Sinfonie di Sibelius sono considerate da sempre abbastanza problematiche per il direttore dal punto di vista interpretativo a causa della difficoltà di ottenere equilibri complessivi di fraseggio e di non cadere nel kitsch in certi passaggi. Alle prese con una partitura decisamente insidiosa come la Sesta, Patrick Hahn ne ha dato un’ interpretazione che ci ha confermato di trovarci di fronte e un direttore di autentico talento, dal gesto chiaro ed efficace che gli permette di comunicare perfettamente le sue intenzioni espressive agli strumentisti. Il musicista austriaco ha sfruttato al meglio le risorse della SWR Symphonieorchester, ottenendo sonorità notevoli per ricchezza e pienezza di armonici. Bellissimi i colori del tema di apertura e davvero molto appropriata la lucidità espositiva con cui Patrick Hahn ha condotto tutto il brano, in un tono di serrato e severo splendore sinfonico, oltre che con una competenza espressiva assolutamente perfetta. Successo pieno e meritato per un concerto di autentico spessore culturale.
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