
Foto ©Mozart2006
Analogamente a quanto accadde per figure letterarie come ad esempio quella del suo contemporaneo Friedrich Rückert, anche Louis Spohr fu un artista popolarissimo durante la sua vita ma quasi completamente dimenticato in seguito. Si tratta comunque di una figura che ebbe un posti di rilievo nella vita musicale del suo tempo, come celebre violinista che contribuì in maniera determinante allo sviluppo della tecnica dello strumento e come uno tra i primi ad esercitare concretamente la professione di direttore d’ orchestra prima a Francoforte e poi a Kassel dove fu Hofkapellmeister per trentasette anni. La sua imponente produzione compositiva comprende tra le altre cose dieci Sinfonie, quindici Concerti per violino dei quali almeno un paio sono rimasti nel repertorio di alcuni grandi virtuosi moderni come Fritz Kreisler e più recentemente Hilary Hahn, quattro Concerti per clarinetto, trentasei Quartetti d’ archi e per quanto riguarda i lavori vocali, dieci opere liriche di cui le più popolari furono il Faust (il cui testo non ha alcuna relazione col poema di Goethe) e la Jessonda, diretta per la prima vlta da Carl maria von Weber e ripresa alcune volte anche in tempi moderni, oltre a quattro Oratori, genere musicale che nella prima metà del XIX secolo era ancora largamente praticato soprattutto nei paesi di lingua tedesca. l’ associazione Musik Podium Stuttgart guidata da Frieder Bernius, direttore e filologo di rinomanza internazionale che qui a Stuttgart è famoso soprattutto per il suo lavoro di ricerca ed esecuzione delle musiche di autori attivi nella Germania del Sud, ha organizzato una ripresa del penultimo oratorio di Spohr, Der Heilands letzte Stunden, scritto nell’ inverno 1834/35 su un testo di Friedrich Rochlitz ispirato alla passione di Gesù Cristo narrata nel Vangelo di S. Giovanni. Un lavoro molto ben strutturato e di ottima fattura tecnica, la cui musica piuttosto di maniera presenta chiari influssi stilistici mutuati da autori come Beethoven, Weber e Mendelssohn.

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Per questa ripresa tenutasi nella Hegelsaal della Liederhalle, Frieder Bernius ha utilizzato il Kammerchor Stuttgart, gruppo vocale da lui stesso fondato, insieme a una formazione strumentale di prestigio come la Deutsche Kammerphilharmonie Bremen, una tra le più stimate formazioni strumentali del panorama musicale tedesco. Il complesso si è imposto negli ultimi anni all’ attenzione del pubblico internazionale per le sue incisioni di cicli sinfonici realizzate sotto la guida di Paavo Jarvi che sono state insignite dei massimi premi discografici dalla stampa specializzata, e anche per l’ impegno nel campo della divulgazione musicale, premiato con diversi riconoscimenti dalle autorità governative. La Kammerphilharmonie Bremen è stata segnalata da diversi critici autorevoli come modello significativo di esecuzione beethoveniana e si tratta sicuramente di un giudizio ampiamente meritato. La compattezza e coesione strumentale, la bellezza del suono e la consapevolezza stilistica fanno di questa orchestra un vero e proprio esempio di criteri esecutivi e di qualità strumentale. Potendo contare su complessi di questo livello, la lettura competente e attentissima ai particolari di Frieder Bernius ha messo in luce tutti gli aspetti migliori di una partitura indubbiamente molto interessante all’ ascolto
Ottima anche la prova dei sette solisti, soprattutto quella del soprano Johanna Winkel, cantante che abbiamo spesso ascoltato qui a Stuttgart nei concerti della Bachakademie e che anche questa volta ha messo in mostra una voce di timbro luminoso e una notevole padronanza stilistica, interpretando le arie di Maria con un fraseggio accurato e grande concentrazione espressiva. Di rilievo anche la prestazione del tenore amburghese Florian Sievers come Johannes, che in questa Passione rivisitata in stile ottocentesco svolge il ruolo del narratore, soprattutto per l’ autorevolezza nell’ esecuzione dei recitativi. All’ altra voce tenorile, quella di Maximilian Vogler, era affidato il ruolo di Jesus che come nelle Passioni bachiane è composto di recitativi, molto ben fraseggiati dal giovane cantante nativo di Konstanz. Ottima anche la caratterizzazione del personaggio di Judas realizzata dal baritono bavarese Thomas E. Bauer, molto attento nell’ evidenziare i tormenti interiori e il rimorso espressi dal testo delle arie. Davvero imponente dal punto di vista vocale il Kaiphas del basso Felix Rathgeber. Molto interessante il Petrus del giovane basso-baritono finlandese Arttu Kataja, in possesso di uno strumento vocale notevole per morbidezza e rotondità di timbro, utilizzato con buone qualità tecniche e una notevole musicalità. Successo assai vivo da parte di un pubblico attento e molto concentrato, che alla fine ha applaudito a lungo tutti gli esecutori di questa inusuale riproposta, davvero molto interessante dal punto di vista culturale.
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