Intervista a Maria Luisa Macellaro La Franca

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Foto ©Dirk Vogel

Maria Luisa Macellaro La Franca appartiene alla categoria di quei musicisti italiani che hanno deciso di svolgere la loro carriera all’ estero, e da diversi anni ha scelto di vivere e lavorare in Francia dove ha conquistato una posizione di rilievo nella vita musicale. Nata a Palermo e formatasi al Conservatorio della sua città, ha concluso gli studi di pianoforte, composizione e direzione d’ orchestra con il massimo dei voti e si è perfezionata alla Musikhochschule Zürich conseguendo diplomi in musica antica, composizione jazz e musica da camera. Come pianista e direttrice, Maria Luisa si è esibita in Australia, America, Europa, Giappone e Turchia sempre con unanime successo di pubblico e critica. Attualmente è direttrice principale dell’ orchestra da camera Les virtuoses de Bordeaux e dell’ Orchestra Sinfonica Unisson di Talence e inoltre  guest conductor alla Biennale di Venezia e guest artist all’ Opera di Bordeaux. Recentemente é stata nominata direttrice artistica del nuovo festival internazionale Nuit au Palais Gallien, organizzato dalla regione Aquitane. Da anni scrive e compone per la televisione francese e il teatro; le sue opere liriche, di cui ha curato sia la musica che i libretti, hanno ricevuto diversi premi fra cui “Envie d’ Agire” come migliore creazione musicale nel 2009, LABEL IDDAC 2009 come migliore opera teatrale francese 2009, nomina ad Ambasciatrice di Cultura nel mondo 2012 per l’ Italia (Opera Cantate pour la mort de Falcone et Borsellino), Prix du Conseil General de Gironde, Ambassador Human Rights I.H.R.O.2013, Ambassador for the women rights in Music 2014, International Human RightsCommission IGO as Goodwill Ambassador for Peace (Opera Emes Symphonie). Per il suo impegno a favore delle donne compositrici ha ricevuto il Solunto Award 2018, Donna di Fiori Sanremo 2019 , Costa Normanna Award 2020, Federico Secondo Award 2022 e Bianca di Navarra 2020. Maria Luisa é inoltre giornalista radiofonica a Viva La Classica RIGFM 90.7 e maitre de conference, lavora come consulente per il cinema, in particolare per il Romanticismo Francese (Netflix Milos Twilight) è regolarmente invitata alla televisione nazionale francese M6 in diverse trasmissioni. Ha inoltre pubblicato due libri, L’ Italia del Père-Lachaise (con altri autori) e Le Livre blanc de droits des artistes per il Cabinet Vidok avocat di Parigi, che si occupa di diritti degli artisti. L’ idea di questa intervista mi è venuta dopo aver discusso a lungo con lei sui social a proposito di svariati argomenti. Quella che segue è la trascrizione di una serie di risposte che Maria Luisa ha dato a domande venutemi in mente dopo i nostri colloqui.

Allora, Maria Luisa, possiamo iniziare con la domanda più classica. Come ti sei avvicinata alla musica?

– Mi sono avvicinata alla musica a causa di un errore di regalo! Il fratello di mio padre mi aveva offerto una tastiera invece della Barbie richiesta per il mio sesto compleanno. Ho detestato questo regalo, ma ero una bambina molto curiosa e allora ho cominciato a suonare “ ad orecchio” i jingles delle pubblicità. I miei genitori, sorpresi, hanno deciso di iscrivermi a lezione di pianoforte nel mio paese. Appena arrivata davanti ad un vero pianoforte ho avuto il colpo di fulmine!

Quando hai preso in considerazione per la prima volta l’ idea di diventare una professionista?

– Da subito. Ripeto: è stato un colpo di fulmine, mettendo le mani sulla tastiera ho capito che non avrei più potuto farne  a meno.

Durante il tuo percorso di studi, pensavi di più all’ insegnamento oppure avevi già in testa il pensiero di diventare una concertista ed esibirti in pubblico?

– A dire il vero non ho mai pensato all’insegnamento prima dei miei 26 anni. Ho sempre preferito esibirmi dal vivo e viaggiare piuttosto che dedicarmi alla trasmissione del sapere! Oggi insegno poco, soprattutto sono invitata a tenere masterclass e conferenze per le Università, questo tipo di insegnamento più teorico mi stimola molto. Purtroppo fare l’ insegnante in Francia è un calvario, stipendi sotto la media accettabile e ragazzi  che escono dalla scuola alle sei di sera, in questa situazione è impossibile immaginare di formare concertisti!

Qual è stata la strada che ti ha portato alla direzione d’ orchestra?

– Ancora una volta un colpo di fulmine, un concerto con la Sinfonia N° 40 di Mozart visto all’ età di 10 anni. Quando il direttore ha alzato la bacchetta ho capito che volevo in realtà proprio quello. “Comandare” un’ orchestra! Avendo da sempre una personalità forte è un ruolo che mi si addice, credo, anche perché mi è difficile farmi dirigere da qualcuno. Ne sa qualcosa il mio compagno!

Come ricordi la tua prima prova con un complesso di professionisti?

– Avevo 13 anni ed era un pezzo che avevo composto per ensembles misto, all’ epoca ero studentessa di composizione (nel 1993 dovevi avere 7 anni di composizione alle spalle prima di studiare direzione d’ orchestra) e la sensazione di impugnare la “baguette” è stata talmente fenomenale che ne ricordo ancora l’ emozione come se fosse ieri.

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Foto ©Dirk Vogel

Come potresti definire il tuo ruolo nel fare musica dal podio senza il contatto fisico con lo strumento?

– Per me è una specie di trance emozionale, tutto passa attraverso lo sguardo e le mani, ho avuto la fortuna di lavorare con delle orchestre nel mondo che hanno adottato le mie idee di interpretazione con entusiasmo. Penso che fare musica sia un atto di comunione fra musicisti, il direttore non è nulla senza l’ orchestra e viceversa.

La composizione ti ha interessato da sempre oppure ci sei arrivata per gradi?

– In realtà avevo cominciato gli studi solo per arrivare alla direzione d’ orchestra ma anche là, ahimé, sono stata folgorata dal solito colpo di fulmine, sicché mi ritrovo oggi ad avere più mestieri, cosa che quasi nessuno capisce!

Quale pensi che sia oggi la caratteristica di un linguaggio compositivo in grado di essere compreso dal pubblico pur senza rinunciare alla complessità?

– Il pubblico ha bisogno di emozioni e di ritrovarsi nella melodia. Mi dispiace tanto che questa mia opinione non sia condivisa dai miei colleghi, io parto dal principio che la musica si scrive per il pubblico. Allora si può sperimentare ed osare ma non bisogna fare solo quello tanto per provocare schock. Voglio dire, mi è capitato di sentire alcuni compositori moderni rappresentare il sesso oppure i rumori corporali sul palco, chiamando questo scempio “musica”. Ok, ma per chi? Non dimentichiamo che è il pubblico a scegliere cosa andare a sentire e, checché se ne dica, abbiamo bisogno del pubblico per esistere come artisti. In Francia , i compositori che fanno solo “esperienze” di sperimentalismo sono snobbati, ai loro concerti assistono venti persone al massimo. Vogliamo veramente credere ancora che questo stile amorfo funzioni?

Come definiresti il tuo stile di compositrice?

– Vario, eclettico, principalmente yiddish con influenze mediterranee, in pratica il misto che ho nel sangue dalla Polonia alla Sicilia.

La direzione d’ orchestra è stata per molto tempo un’ attività di fatto riservata solo agli uomini. Oggi abbiamo diverse direttrici appartenenti agli alti ranghi del concertismo internazionale. Quale pensi sia il motivo di questo cambiamento di mentalità?

– Il cambiamento va di pari passo all’ evoluzione del ruolo delle donne nella società moderna. Oggi non è più raro vedere donne al potere nelle aziende o in politica, anche se sono ancora poche, come d’ altronde accade nella direzione d’ orchestra. Il mio sogno è vedere musiciste giudicate solo per la loro professionalità e non per la loro apparenza.

Tu pianifichi il gesto prima dell’ esecuzione o ti lasci guidare dall’ istinto?

– Pianifico tutto, misura dopo misura!

Quali sono secondo te le caratteristiche di una gestualità efficace?

– Tempo e struttura alla mano destra, musica alla sinistra. Molti direttori non sono chiari, l’ orchestra funziona meglio quando il gesto è puro anche nella sua complessità.

Pensi che il direttore sia un primus inter pares oppure superiore di grado agli strumentisti?

– Dobbiamo imparare, giustamente, a scendere dal podio. La musica si fa insieme, si discute e si sceglie… è evidente che la mia opinione ha più peso, ma mi è capitato diverse volte di lasciare libero arbitrio nei “solo” di alcune opere sinfoniche ai musicisti!

Che sistema di lavoro usi durante le prove?

– Dipende dall’ opera e dal livello dell’ orchestra: generalmente faccio leggere una volta, esamino i passaggi, risolvo i problemi e poi mi occupo dell’ aspetto interpretativo.

Quali sono i tuoi criteri nella scelta delle partiture che vuoi affrontare e il tuo metodo di studio?

– A dire il vero, la scelta dipende molto dai programmi “venduti” ai teatri oppure da quelli scelti quando sono invitata. Mi è capitato invece, quando è stato possibile, di proporre repertori dimenticati del passato. Abbiamo tantissimi compositori da riscoprire. Per quanto riguarda il mio metodo, ho un problema all’ occhio destro che ho praticamente perso a causa di un incidente, dunque apprendo tutti gli spartiti a memoria: ascolto 5 volte di fila una sinfonia e poi apro lo spartito. Di solito vado anche a curiosare sulla vita del compositore sul periodo etc; cerco di restare il più fedele possibile ma con un tocco alla MARIA LUISA.

Per essere un valido interprete, è meglio curare di più la tecnica o l’ espressività?

– L’ una e l’ altra vanno assolutamente di pari passo.

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Foto ©Dirk Vogel

Tu risiedi da anni in Francia e so che ti sei trasferita perché lí ti offrivano più occasioni di lavoro. Che differenze noti fra la vita musicale francese e quella di altri paesi?

– In Francia gli artisti sono protetti dal sistema dell’ intermittence, una specie di stipendio fisso basato sulla media dei nostri guadagni. Questo sistema non esiste altrove e ci permette di vivere dignitosamente. Per quanto riguarda l’ Italia, ho contratti mai pagati dal 2020, molti, e con questo ho detto tutto. Per quanto riguarda il lato musicale, è chiaro che si lavora di più in Francia. Qui non ho bisogno di essere aiutata da nessun politico, cosa che non mi sento di affermare per l’ Italia, dove spesso gli artisti devono uniformarsi ai voleri del politico di turno per lavorare.

Immagina di essere la responsabile di un grande teatro e di avere a disposizione mezzi infiniti. Quale sarebbe la tua stagione ideale?

– Una stagione democratica con metà opere di donne e metà di uomini, con 50% di direttrici e 50% di direttori… UTOPIA!

Sei soddisfatta di quanto hai fatto sino ad ora o hai qualche rimpianto?

– Rimpiango semplicemente quel tempo che ho perso per sempre, passato negli ospedali per curare un brutto male, un periodo di 6 anni dove la carriera è stata messa da parte per sopravvivere.

Ti senti più francese o palermitana?

– In Francia sono palermitana, a Palermo sono francese

Hai ancora l’ hobby della cucina?

– Tantissimo, faccio diverse trasmissioni televisive, proprio in questi giorni sto girando per il canale M6  una puntata del programma Top Chef. È una sorpresa natalizia, mi vedrete alla tv molto presto.

Nel tuo tempo libero la musica ha uno spazio oppure hai bisogno, per cosí dire, di staccare la spina e fare altre cose?

– Stacco la spina, medito, molta natura, molti viaggi.

Per finire, parlaci del tuo lavoro attuale e dei tuoi progetti futuri

– Allora, come dicevo prima il mio lavoro è molto variegato e ricco. Sto per incidere DIVENIRE ME- my song book per una grossa etichetta francese. Questo recital formato da 12 pezzi in stile minimalista è stato composto durante il confinamento da Covid. Attualmente mi divido fra la radio (VIVA LA CLASSICA RIGFM 90.7), le conferenze, la tv e i concerti. Sarò prossimamente in recital all’ Opéra di Bordeaux con i Notturni di Fauré e in Thailandia a marzo con DIVENIRE ME. Come direttrice ho diversi concerti con orchestra e coro. Sono stata nominata da più di un anno alla direzione artistica del Festival Nuits d’eté au Palais Gallien à Bordeaux, che si tiene nel “Colosseo” francese dell’ epoca romana e ha luogo in luglio. Riesco a fare tutte queste cose insieme grazie anche all’ appoggio amorevole di Sylvain, il mio compagno con cui ho fondato la mia famiglia.

Allora grazie Maria Luisa, e tanti auguri per il futuro!


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