Rheingau Musik Festival – Klaus Mäkelä e la Oslo-filharmonien

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Foto ©Ansgar Klostermann

Dopo le belle impressioni dello scorso anno, anche quest’ estate ho deciso di fare un paio di viaggi sino a Wiesbaden per assistere ai concerti del Rheingau Musik Festival, una rassegna che nonostante la poca attenzione di cui gode da parte della stampa internazionale propone un programma di grande prestigio con circa 150 serate sinfoniche, corali e cameristiche in sette settimane e la partecipazione di parecchi fra i migliori nomi del panorama concertistico attuale. Oltre che a Wiesbaden, elegante città capitale del Land dell’ Hessen situata a poca distanza da Frankfurt, celebre anche per i suoi bagni termali e lo splendido parco situato proprio in centro, gli appuntamenti del festival coinvolgono anche i paesi limitrofi di Eltville, Geisenheim, Ingelheim, Oestrich-Winker e Rüdesheim. Quest’ anno la mia scelta è caduta sulle serate che si tengono nello stupendo Kloster Eberbach di Eltville, un’ abbazia cistercense dalle architetture in stile romanico e gotico, fondata nel 1136 e che venne impiegata anche come ambiente di quasi tutte le riprese in interni del film Il nome della rosa. I concerti si tengono nella basilica, un edificio di architettura romanica a tre navate e volte a crociera, consacrata nel 1186 e oggi utilizzata come sede di parte delle serate sinfoniche del festival, che può contenere circa 1400 spettatori.

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Foto ©Mozart2006

Per il primo dei miei viaggi di quest’ anno a Wiesbaden ho scelto il concerto della Oslo-filharmonien diretta da Klaus Mäkela, da tre stagioni nominato Chefdirigent del complesso e che ad appena ventisette anni è alla guida anche dell’ Orchestre de Paris ed è stato designato come futuro direttore stabile della Concertgebouworkest a partire dalla stagione 2027/28. Oltre a questo, il giovane maestro ha iniziato a incidere per la DECCA con un contratto di esclusiva, terzo direttore d’ orchestra nella storia della casa discografica ad avere questo onore. Klaus Mäkelä, che ha iniziato la sua carriera come violoncellista, è l’ ultimo prodotto della prestigiosa Sibelius-Akademie di Helsinki, scuola da cui negli ultimi decenni sono uscite numerose altre bacchette di statura internazionale come Esa-Pekka Salonen, Osmo Vänskä, Jukka-Pekka Saraste, Sakari Oramo, Mikko Franck, Pietari Inkinen, Hannu Lintu e Santtu-Matias Rouvali. Era logico che io abbia colto la possibilità di verificare se tutto ciò che ho letto a proposito di questo giovane, da molti indicato come uno dei direttori del futuro, corrispondesse a verità. Da quanto ho ascoltato, la mia risposta è sicuramente positiva: Klaus Mäkela è un direttore dalla preparazione tecnica completa, dotato di un gesto chiaro e comunicativo perfettamente finalizzato ai risultati che vuole ottenere. Dal punto di vista interpretativo, tenendo conto anche del fatto che un musicista di soli ventisette anni non può ancora essere un prodotto fatto e finito, il direttore nativo di Helsinki possiede una personalità interessante e originale, che lo rende in grado di realizzare fraseggi e atmosfere strumentali pregevoli. Se non si lascerà coinvolgere dalla logica dello star system e continuerà a dedicare una parte del tempo allo studio e alla ricerca, il ragazzo finlandese potrebbe davvero arrivare ad essere uno tra i direttori di riferimento negli anni a venire.

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Foto ©Ansgar Klostermann

Per questa serata al Kloster Eberbach il giovane maestro si è presentato alla guida della Oslo-filharmoniker, complesso le cui origini risalgono alla Christiania Musikforening fondata nel 1871 da Edvard Grieg e che nel corso della sua storia ha avuto direttori stabili come Georg Schnéevoigt, Issay Dobrowen, Herbert Blomstedt e Okko Kamu. L’ orchestra norvegese è stata portata alla fama internazionale da Mariss Jansons, che la guidò dal 1979 al 2002 e con essa realizzò numerose tournées all’ estero oltre a una serie di incisioni discografiche di grande successo. Dopo Jansons, il livello esecutivo del complesso è stato mantenuto dalle direzioni stabili di André Previn, Jukka Pekka Saraste e Vasily Petrenko. Si tratta senza alcun dubbio di un complesso orchestrale di alta classe, come si è potuto capire sin dalle prime battute del Prelude und Liebestod dal Tristan und Isolde, nel quale si potevano apprezzare la compattezza e il bel legato della sezione archi, tramite la quale la bacchetta ha realizzato un’ atmosfera sonora molto espressiva e una tavolozza dinamica cesellata con grande raffinatezza.

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Foto ©Mozart2006

Come secondo brano del programma, Klaus Mäkelä ha scelto di proporre la Quarta Sinfonia di Gustav Mahler, il compositore che come pochi altri portò avanti gli ideali artistici di Wagner e fu una delle fonti principali di ispirazione per i musicisti della cosiddetta Zweite Wiener Schule. Un’ esecuzione in cui la Oslo-filharmonien ha messo in mostra qualità di suono, precisione e compattezza strumentale da complesso sinfonico di alta classe. Il giovanissimo direttore finnico ha saputo sfruttare al meglio le possibilità offertegli da una formazione di questo livello per ricavarne un’ interpretazione molto interessante e coerente nel rendere il carattere peculiare di questa musica, in bilico tra la nostalgia della classicità e gli aspetti innovativi che la scrittura sinfonica di Mahler rivela anche qui. Molto ben diretto il primo tempo, rilassato nell’ atmosfera e impostato da Mäkelä con un fraseggio molto attento a sottolineare la complessità delle relazioni interne del materiale tematico e delle varianti, concatenate in modo che ognuna di esse sia la conseguenza della precedente. Eccellente mi è sembrato il secondo movimento nel quale Elise Båtnes, la Konzertmeisterin del complesso, ha suonato gli assoli violinistici con un’ eleganza e una raffinatezza sonora davero da musicista di altissima classe. Nell’ Adagio, gli impasti timbrici di cui Mahler andava giustamente orgoglioso e il fascino delle linee melodiche sono stati resi con un’ ottima sicurezza e lucidità di esposizione. Splendide, senza mezzi termini, sono apparse la bellezza sonora, la morbidezza di impasti e la ricchezza di colori che la sezione archi della Oslo-filharmonien ha messo in evidenza in questo brano fino alla rarefatta leggerezza delle battute conclusive, sottolineate in maniera eccellente dal giovane direttore. Nel Lied Das himmlische Leben, che Mahler pose a conclusione della Quarta Sinfonia dopo averlo originariamente concepito per il piano preliminare della Terza, la voce del trentenne soprano svedese Johanna Wallroth, con il suo timbro chiaro e dolce, è apparsa perfettamente adeguata nel rendere il carattere quasi infantile del testo e la sottigliezza di certe dinamiche, in buona sintonia con la trasparenza smaterializzata del timbro orchestrale che Klaus Mäkelä è riuscito a realizzare. Nel complesso, un’ esecuzione molto interessante per l’ ottima resa della struggente atmosfera evocante un’ innocenza perduta che Paul Bekker ha definito aus Kindheitsträumen nella sua analisi della Quarta Sinfonia e del carattere quasi haydniano di certe melodie. Grande successo finale per un concerto che a me ha confermato tutto quanto avevo sentito dire di buono sul  giovanissimo direttore finlandese, che per il suo notevole talento musicale potrebbe davvero essere un protagonista di primissimo piano nella vita musicale dei prossimi anni.


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