
Foto ©Holger Schneider
La Bachakademie Stuttgart ha portato ai Ludwigsburger Schlossfestspiele un programma tratto dal progetto VISION BACH che ha avuto inizio due mesi fa. Come scrivevamo recensendo la serata inaugurale, si tratta di uno dei progetti più ambiziosi tra quelli organizzati dal sodalizio negli ultimi anni, che prevede l’ esecuzione integrale di tutte le Kantaten composte da Bach nell’ anno liturgico 1723/ 1724, quando assunse la carica di Thomaskantor a Leipzig. Il ciclo si articola in 23 concerti che si terranno in tutta la provincia di Stuttgart e le circa sessanta Kantaten del programma verranno registrate e pubblicate in CD dalla casa discografica hänssler CLASSIC. Non occorre spendere molte parole per definire l’ altissimo valore culturale di una simile iniziativa, che rappresenta il coronamento dei dieci anni di lavoro svolti da Hans-Christoph Rademann come direttore artistico dell’ istituzione. Dopo la completa riorganizzazione dei complessi della Gaechinger Cantorey secondo i criteri dell’ esecuzione storicamente informata, questo ciclo rappresenta una conferma del ruolo di primo piano svolto dalla Bachakademie nel panorama musicale tedesco.
Sede di questo appuntamento era la stupenda Schlosskirche situata all’ interno del Residenzschloss di Ludwigsburg, uno tra gli spazi più affascinanti e artisticamente significativi dell’ antica residenza dei duchi del Württemberg, la cui costruzione ebbe inizio nel 1716. Nella cripta della chiesa, che per diverse volte nella sua storia ha mutato l’ uso da protestante a cattolico, si trovano le tombe di molti membri della casa Württemberg e l’ interno fu progettato dall’ architetto italiano Donato Giuseppe Frisoni come uno spazio circolare sul modello degli antichi templi funebri. Dall’abitazione ducale la famiglia Württemberg poteva accedere direttamente al palco ducale della cappella, costruita su piano rialzato. I membri della corte prendevano posto nelle tribune laterali.

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In questa atmosfera di grande suggestione, Hans-Christoph Rademann e i complessi della sua Gaechinger Kantorei hanno eseguito tre delle Leipziger Kantaten bachiane: la Herr, gehe nicht ins Gericht mit deinem Knecht BWV 105 scritta nel luglio 1723 per la nona domenica dopo la Trinità il cui vertice è probabilmente la splendida aria Wir zittern und wanken del soprano, la BWV 46 Schauet doch und sehet, ob irgendein Schmerz sei complementare alla precedente perché composta la domenica successiva e la BWV 76 Die Himmel erzählen die Ehre Gottes per la seconda domenica dopo la Trinità del medesimo anno liturgico.
L’ esecuzione ci ha dimostrato una volta di più che Hans-Christoph Rademann, da quando ha riorganizzato la Gaechinger Cantorey come complesso basato sui criteri storicamente informati e si trova così alla guida di un ensemble tramite il quale può realizzare pienamente le sue intuizioni musicali, mette in evidenza tutta la sua statura di interprete bachiano tra i maggiori della nostra epoca, per la profonda penetrazione interpretativa, la chiarezza della concertazione e la coerenza perfetta di un fraseggio calcolato nei minimi particolari. Quello del direttore sassone è un Bach vivo, vibrante ed espressivamente intenso senza mai perdere di vista la perfetta consapevolezza stilistica. Come sempre nelle esecuzioni bachiane del direttore sassone, eccezionale è stato il lavoro sull’ articolazione del testo. Nelle esecuzioni di Rademann alla guida della nuova Gaechinger Cantorey, uno degli aspetti più attraenti per l’ ascoltatore è proprio quello di poter capire con assoluta chiarezza tutti i minimi dettagli della parola cantata. Rademann sfrutta le possibilità offertegli dai suoi complessi per compiere un vero e proprio lavoro di cesello sulle sfumature testuali che vengono sbalzate con una chiarezza e una evidenza assolute. Eccellente era anche il contributo dei quattro solisti. Il quarantacinquenne soprano austriaco Miriam Feuersinger ha dato una balla dimostrazione di intensità di fraseggio come Elvira Bill, giovane mezzosoprano formatasi alla Kölner Musikhochscule sotto la guida di Christoph Prégardien. Il tenore islandese Benedikt Kristjánsson, che collabora regolarmente con la Bachakademie, possiede un timbro vocale davvero attraente e supportato da una buona impostazione tecnica. Molto buona anche la prestazione del trentaseienne basso-baritono monacense Matthias Winckhler La commossa intensità espressiva che scaturisce dalle intepretazioni bachiane di Hans-Christoph Rademann non manca mai di lasciare una profonda impressione sul pubblico, che anche in questo caso ha seguito tutto il concerto con una concentrazione assoluta e alla fine ha applaudito a lungo tutti gli esecutori.
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