
Foto ©Reiner Pfisterer
Il recital solistico di Alexandre Kantorow ai Ludwigsburger Schlossfestspiele era atteso con molta curiosità, e infatti prima del concerto la Ordensaal del Residenzschloss si presentava gremita sino all’ ultimo posto disponibile. Avevo ascoltato il ventiseienne pianista francese nativo di Clermont Ferrand, balzato clamorosamente agli onori della cronaca internazionale dopo la vittoria nel Concorso Tchaikowsky del 2019, primo strumentista del suo paese a ottenere questo premio, poche settimane fa a Baden-Baden nell’ esecuzione del Secondo Concerto di Liszt con la SWR Symphonieorchester. A Ludwigsburg il virtuoso transalpino ha presentato un programma formato dalla Prima Sonata di Brahms, da una serie di Lieder schubertiani trascritti da Liszt e da un classico del virtuosismo come la Wanderer-Fantasie di Schubert. Dal punto di vista tecnico, anche questa volta c’ era ben poco da eccepire: Kantorow suona da grande virtuoso in grado di dominare la tastiera con straordinaria sicurezza. La tecnica è sicuramente quella di un pianista completo, sia nell’ attacco del tasto che nella chiarezza e definizione dei passi di agilità e delle acrobazie più complesse della scrittura pianistica di questi tre autori come ottave semplici e doppie, arpeggi in velocità e trilli. Il suono è molto bello di qualità, potente e ampio nelle dinamiche anche se l’ acustica non proprio perfetta della Ordensaal rendeva impastati certi passaggi in fortissimo e la paletta timbrica di grande raffinatezza, con gradazioni dinamiche e di tocco davvero da pianista di alta classe.

Foto ©Reiner Pfisterer
Quando si va ad ascoltare in concerto un laureato di una grande competizione internazionale, di solito si sa che ci si puo attendere esecuzioni impeccabili dal punto di vista tecnico. Il pianismo dei nostri tempi ha raggiunto un livello medio talmente elevato da produrre tutta una serie di strumentisti in grado di affrontare con la massima sicurezza il repertorio virtuosistico più arduo. Il problema è vedere se dietro la preparazione tecnica impeccabile ci sia un temperamento interpretativo capace di soluzioni originali e una musicalità capace di comunicare, cosa che purtroppo non sempre accade. Senza alcuna discussione, con Kantorow siamo in presenza di un altro esponente di una generazione di giovani strumentisti di alto livello, assolutamente impeccabili dal punto di vista della preparazione tecnica e oggi tutti più o meno affermatisi del giro del grande concertismo internazionale. Dal punto di vista interpretativo, non si può pretendere che un pianista di ventisei anni sia già un prodotto fatto e finito ma il ragazzo francese dimostra di avere le idee abbastanza chiare anche sotto questo aspetto. Nella Sonata in do maggiore op. 1 di Brahms, un lavoro che il compositore amburghese scrisse a diciannove anni di età e che presenta nella sua concezione tracce evidenti del futuro sviluppo sinfonico, Kantorow ha messo in mostra un suono rotondo e pieno e un fraseggio appassionato, esponendo con una perfetta lucidità le strutture ed evidenziando al meglio la contrapposizione degli elementi tematici. L’ unico, piccolo appunto che mi sento di fare alla sua esecuzione riguarda una certa tendenza a compiacersi di preziosismo superflui come certi rubati troppo accentuati. Il rischio principale per un pianista cosí dotato è proprio quello di suonarsi addosso e queste piccolezze rappresentano qualcosa da evitare, in questo senso.

Foto ©Reiner Pfisterer
Nulla da eccepire, invece, sulle esecuzioni del Lieder di Schubert trascritti da Franz Liszt. La concezione lisztiana di Kantorow è sicuramente quella della scuola pianistica francese, molto attenta alle sfumature coloristiche. Parlando di controllo delle sfumature, qualità del suono e spontaneità di fraseggio si capiva molto bene come il virtuoso di Clermont Ferrand si trovasse a suo agio con questa musica e dominasse le difficoltà della scrittura in maniera molto sicura e consapevole. Molto belle sono apparse le sonorita liquide e iridescenti in certi passaggi oltre alla cantabilità appassionata ma mai plateale delle linee melodiche. Nella Wanderer-Fantasie, cavallo di battaglia prediletto da molti celebri grandi virtuosi del passato, Kantorow ha messo in mostra tutto il meglio delle sua qualità tecniche. Certamente, nei tempi intermedi mancava quella profondità di analisi che i grandi interpreti storici di questo brano, come per esempio Alfred Brendel, Maurizio Pollini e Sviatoslav Richter, sapevano raggiungere, anche se il fraseggio era complessivamente ben equilibrato e sempre condotto con un buon respiro melodico. Davvero avvincente, al contrario, era la spettacolare esecuzione del movimento finale. Il pubblico della Ordensaal, conquistato dalla bravura del giovane pianista, ha chiesto e ottenuto due fuori programma, tratti dagli Années de Pèlerinage di Liszt. Pregevole in particolare era la raffinatissima lettura del Sonetto 104, cesellata in tutti i particolari con grande eleganza. Tirando le somme, possiamo dire che con Alexandre Kantorow non siamo di fronte a uno showman del genere di Lang Lang (artista che io comunque trovo apprezzabile in certi contesti) ma ci troviamo in presenza di un musicista con un suo stile e idee esecutive già chiare. Direi che a mio avviso le qualità messe in mostra dal ragazzo francese in questa sua prima esibizione qui a Stuttgart meritano attenzione e che Kantorow ha tutti i requisiti per offrirci qualcosa di interessante e originale nei prossimi anni.
Scopri di più da mozart2006
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.
