
Foto ©Reiner Pfisterer
Fra gli appuntamenti più attesi dei Ludwigsburger Schlossfestspiele 2023 c’ era sicuramente il ritorno di Barbara Hannigan, la cinquantaduenne artista canadese attiva sia come soprano che come direttrice d’ orchestra, acclamata interprete della musica contemporanea e stimatissima dalla critica internazionale che la considera una tra le personalità esecutive più originali e versatili della nostra epoca, oltre che da compositori che hanno scritto brani appositamente per lei come ad esempio Henri Dutilleux il cui pezzo Correspondances è stato poi inciso dalla Hannigan insieme a Esa-Pekka Salonen per la Deutsche Grammophon e let me tell you for soprano and orchestra di Hans Abrahamsen, in seguito registrato insieme ad Andris Nelsons in un CD premiato con numerosi riconoscimenti internazionali.
Per questa sua esibizione a Forum Schlosspark di Ludwigsburg la musicista originaria di Halifax nella Nova Scotia è salita sul podio dell’ Orchester der Ludwigsburger Schlossfestspiele per eseguire due capolavori assoluti del repertorio novecentesco, entrambi scritti nel dopoguerra a una decina d’ anni di sistanza l’ uno dall’ altro. Nella prima parte della serata abbiamo ascoltato Metamorphosen, il brano per 23 archi solisti che rappresenta lo struggente addio alla vita di Richard Strauss, il quale in questa partitura scritta in una Germania ormai agonizzante e terminata il 12 aprile 1945, diciotto giorni prima del suicidio di Hitler, esprime tutta la sua amarezza e il suo rimpianto per un mondo ormai irrimediabilmente perduto. In Metamorphosen la grande musica tedesca dell’ età, barocca, classica e romantica, compiange se stessa, austeramente canta la sua fine. In queste elaboratissime pagine, dal tono di austera e commossa rievocazione di un mondo finito per sempre, Strauss ha rinunciato ad ogni lirismo soggettivo, a tutti gli abbandoni melodici, agli incantesimi orchestrali, ai colori, di cui durante la sua carriera compositiva era stato insuperabile maestro. Questa grande composizione è in effetti un enigma, perché i suo contenuti sono l’ idea e il ricordo dell’ arte, il suo atemporale significato e valore, la tradizione delle forme sinfoniche, gli stili, le memorie emotive. A differenza di molte pagliacce che salgono sul podio solo per esibizionismo, Barbara Hannigan è un’ autentica direttrice d’ orchestra dotata di una preparazione tecnica assolutamente completa. La musicista canadese ha guidato i ventitrè archi dell’ orchestra con una mano sicurissima, ottenendo pregevoli impasti sonori che costituivano la base del tono partecipe e commosso conferito alla sua interpretazione, piuttosto mossa nei tempi e intensa nel fraseggio.

Foto ©Reiner Pfisterer
Senza alcuna pausa, il programma continuava con il monologo La voix humaine di Francis Poulenc in cui la Hannigan si produceva nel doppio ruolo di protagonista e direttore d’ orchestra. Dopo il clamoroso successo della sua prima opera lirica, Dialogue de Carmélites, eseguita per la prima volta al Teatro alla Scala nel 1957, Poulenc scrisse negli stesi anni La voix humaine, su un testo già noto dell’ amico Jean Cocteau e per la sua fedele interprete Denise Duval. Si tratta di un monologo della durata di una quarantina di minuti, che impegna severamente la voce femminile in un polistilismo non facile da dominare, trapassante con improvvisi sbalzi dal cantato al parlato. Una donna sola, non più giovanissima, chiamando il suo amante al telefono, ci fa assistere alla conclusione di un amore che non vuole finire e che si trascina fino al punto in cui è lei stessa a chiedere di troncare la conversazione. Il mondo descritto dalla storia è quello moderno, in un’ atmosfera drammaturgica basata sostanzialmente sui temi, più che mai attuali nella nostra epoca, dell’ alienazione e dell’ incomunicabilità. La scrittura vocale è spesso impervia, drammatica, il tema è assolutamente laico rispetto alle Carmélites, ma è stato osservato che un tratto comune fra i due lavori è senz’ altro costituito dall’ analisi psicologica sulla determinazione e sul coraggio femminili. Una partitura di altissima qualità che costituisce un bel banco di prova per una cantante-attrice dotata di personalità e carisma teatrale.
Barbara Hannigan ha interpretato la parte della protagonista dirigendo allo stesso tempo, con un grande schermo video sulla sfondo della scena su cui venivano proiettate tutte le sue espressioni recitative secondo una regia da lei stessa ideata insieme ai suoi collaboratori, Denis Guégin e Clemens Malinowski. Nel complesso un autentico tour de force interpretativo in cui l’ artista ha dato una stupenda dimostrazione di carisma e capacità di coinvolgere il pubblico, grazie a una recitazione intensissima e a una varietà di inflessioni che sottolineavano in maniera incredibilmente efficace tutte le sfumature del testo in una perfetta immedesimazione col carattere femminile descritto in questo lavoro. Splendida è stata anche la prova dell’ Orchester der Ludwigsburger Schlossfestspiele che ha superato brillantemente tutti i passi scabrosi di una partitura per nulla facile, soprattutto per un complesso che si riunisce solo d’ estate, anche se tra i suoi membri conta parecchi strumentisti di valore provenienti dalle migliori formazioni della zona come la Staatsorchester Stuttgart e la SWR Symphonieorchester. Il pubblico del Forum am Schlosspark, letteralmente magnetizzato dall’ incredibile carica teatrale dell’ esecuzione, alla fine ha premiato con parecchi minuti di applausi tutti i protagonisti di una serata ricca di emozioni.
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