Osterfestspiele Baden-Baden 2023 – Daniel Harding

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Foto ©Monika Rittershaus

Per il loro primo programma sinfonico degli Osterfestspiele a Baden-Baden, dedicato a musiche di Arnold Schönberg e Gustav Mahler, i Berliner Philharmoniker hanno invitato Daniel Harding, il quarantasettenne direttore inglese nativo di Oxford che da tempo collabora regolarmente con loro ed è considerato uno tra gli interpreti mahleriani più interessanti delle ultime generazioni. Personalmente io nutro da sempre una grande stima per questo musicista formatosi come assistente prima di Simon Rattle e poi di Claudio Abbado, che considero una tra le bacchette più serie e preparate apparse sulla scena negli ultimi due decenni. Dotato di requisiti tecnici assolutamente eccellenti, Harding è un direttore altamente affidabile, interprete scrupoloso e ricco di buon senso, capace di trarre il meglio dai complessi con cui lavora. Il gesto è sempre chiarissimo ed essenziale, perfettamente finalizzato ai risultati da ottenere e a un fraseggio flessibile ed elegante, caratterizzato da un gusto severo e dalla capacità di ottenere dalle orchestre sonorità sempre appropriate. Attivo da anni sul podio di tutte le grandi formazioni sinfoniche del mondo e dei più importanti teatri lirici, il direttore britannico ha finalmente ricevuto un incarico stabile adeguato al suo valore con la recente nomina a prossimo direttore stabile dell’ Orchestra dell’ Accademia di Santa Cecilia, succedendo nella carica ad Antonio Pappano.

Il maestro oxfordiano ha sempre ottenuto risultati interpretativi interessanti nelle sue esecuzioni di autori del repertorio viennese novecentesco, confermati pienamente anche in questa occasione. Nei Fünf Orchesterstücke op. 16 di Arnold Schönberg, che aprivano il programma della serata, Harding ha saputo sottolineare molto bene gli impasti coloristici e gli influssi stilistici mutuati da Richard Strauss e Debussy che la scrittura schönberghiana rivela in diversi punti di questa partitura, dando nel contempo un eccellente risalto alla violenza espressionistica di Peripetie, il quarto brano del ciclo. Una lettura molto interessante oltre che logica e di grande precisione analitica, realizzata in modo eccellente dai Berliner Philharmoniker che hanno risposto in modo perfetto alle indicazioni del podio e ai quali questa musica ha consentito di mettere in mostra tutto il meglio delle proprie capacità, con una prova entusiasmante della sezione fiati, un suono splendido per amalgama timbrico e ricchezza di armonici, con attacchi precisi e affilatissimi.

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Foto ©Monika Rittershaus

Nella seconda parte, il taglio esecutivo scelto da Harding per la Quinta Sinfonia di Mahler era chiaramente finalizzato a evidenziare i legami del musicista boemo con il grande sinfonismo dell’ Ottocento. Un Mahler più lirico che grandioso ed epico, più alla Bruno Walter che alla Bernstein, dall’ intensa e nobile cantabilità squarciata da esplosioni sonore grandiose, complessivamente molto interessante per il tono composto e privo di eccessi retorici, il severo splendore sinfonico delle sonorità nei primi due movimenti, l’ accuratezza nella realizzazione delle dinamiche e il respiro equilibrato del fraseggio, sempre misurato e ricco di gusto. La Marcia Funebre iniziale è stata resa da Harding con una sorta di stupefazione dolorosa e vinta, in un’ atmosfera carica di sonorità livide e angosciose. Molto ben graduata anche la resa drammatica nel secondo movimento in cui l’ esplosione parossistica del Corale affidato ai tromboni è stata preparata con un progressivo accumularsi della tensione, molto ben riuscito e splendidamente realizzato dai Berliner Philharmoniker, che in pagine come questa hanno la possibilità di mettere in mostra tutte le loro formidabili caratteristiche e possibilità tecniche, che ne fanno uno tra i primi complessi sinfonici del mondo. Lo Scherzo, con la parte di corno obbligato suonata splendidamente e senza la minima sbavatura, era sicuramente pregevole per la flessibilità ritmica e la precisione ottenuta da Harding nella serie di interventi a incastro degli ottoni nel secondo Trio. Per il celebre Adagietto il direttore inglese ha adottato una scelta di ritmo abbastanza tranquilla con sonorità morbide e sfumate, senza mai cadere nel sentimentalismo gratuito che caratterizza molte esecuzioni di questa pagina, rendendo poi con una bella lucidità di analisi i complessi passaggi contrappuntistici del Finale che sfociavano in una chiusa molto spettacolare, a concludere un’ interpretazione senza dubbio pregevole per la coerenza di concezione e la prova non meno che entusiasmante dell’ orchestra, una perfetta macchina da musica che non finisce mai di stupirmi anche dopo quarant’ anni di ascolti dal vivo. Il pubblico del Festspielhaus alla fine ha applaudito entusiasticamente i protagonisti di un concerto davvero di altissimo livello


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