Siegfried con Simon Rattle e la Symphonieorchester des Bayerischen Rundfunks

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Foto ©BR/Astrid Ackermann

In attesa di assumere, a partire dalla prossima stagione, l’ incarico di Chefdirigent del complesso, Sir Simon Rattle sta portando avanti il progetto dell’ esecuzione integrale del Ring wagneriano in forma di concerto con la Symphonieorchester des Bayerischen Rundfunks. A quasi quattro anni di distanza da Die Walküre, il direttore britannico ha affrontato il Siegfried, questa volta nella nuova Isarphilharmonie, sede di gran parte dei concerti delle orchestre monacensi durante il restauro del Gasteig. Si tratta di uno spazio ricavato da un ex stabilimento industriale situato in una zona distante dal centro storico di München ma ben servita dai mezzi pubblici, nel quale è stata costruita una sala da concerto forse non bellissima ma dotata di comodi posti a sedere in tutti i settori e di un’ acustica davvero eccellente. Una caratteristica, quest’ ultima, che permetteva di apprezzare pienamente la fantastica esecuzione della Symphonieorchester des Bayerischen Rundfunks, un complesso che ha pochissimi rivali in Germania e si colloca di diritto nel numero delle migliori formazioni sinfoniche mondiali. La splendida qualità del suono sviluppata nel lavoro con quasi tutte le bacchette più illustri del dopoguerra, la formidabile precisione esecutiva e la personalità timbrica da orchestra di altissimo rango rendono i concerti del complesso autentiche feste per l’ orecchio degli appassionati, giunti anche in questa serata da tutta Europa per ascoltare un evento attesissimo, con entrambe le repliche  da mesi esaurite in prevendita.

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Foto ©BR/Astrid Ackermann

Simon Rattle è un direttore che io seguo da anni e stimo tantissimo, infischiandomene altamente dell’ atteggiamento sussiegoso con cui viene trattato dalla critica italiana e da quella statunitense. La Symphonieorchester des Bayerischen Rundfunks lo ha fortemente voluto come sesto Chefdirigent dell’ orchestra, successore di Eugen Jochum, Rafael Kubelik, Sir Colin Davis, Lorin Maazel e Mariss Jansons, dopo una collaborazione che dura da diversi anni. Il maestro di Liverpool è secondo me da considerare uno tra i migliori direttori wagneriani della nostra epoca, convinzione che io ho maturato ascoltando le sue splendide esecuzioni di Das Rheingold e Die Walküre con questa orchestra e di Tristan und Isolde e Parsifal a Baden Baden, ai tempi della sua direzione stabile dei Berliner Philharmoniker. Il senso del racconto, la teatralità e lo splendore sinfonico che Rattle riesce a conferire alle partiture di Wagner rendono le sue interpretazioni assolutamente esemplari. Come nelle due precedenti giornate del ciclo, in questo Siegfried il direttore inglese ha sfruttato le possibilità offertegli dal formidabile complesso bavarese per una lettura davvero di altissimo livello nella cura minuziosa dei particolari a partire dalle tinte scure e misteriose del Preludio e della scena con il Wanderer che poi, dopo la splendida realizzazione del cosiddetto crescendo della paura, trapassavano in una scena della forgiatura veramente esplosiva per lo splendore delle sonorità orchestrali e la tensione teatrale, che ha strappato un urlo di entusiasmo al pubblico della Isarphilharmonie.

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Foto ©BR/Astrid Ackermann

Nel secondo atto, le tinte orchestrali dalla ricercatezza squisita ottenute da Rattle nel Waldweben e nella scena con il Waldvogel si alternano alle sonorità massicce e brutali della scena tra Siegfried a Fafner a alla violenza espressiva dei dialoghi tra il Wanderer e Alberich e tra quest’ ultimo e Mime. Assolutamente eccezionale è apparso il virtuosismo con cui il corno solista Carsten Duffin ha suonato le difficili fanfare. Le sontuose sonorità esibite dall’ orchestra nel terzo atto, culminanti in una scena finale resa dal direttore inglese con una passionalità straordinaria in un clima di autentica ebbrezza sonora, siglavano un’ interpretazione di livello difficilmente eguagliabile al giorno d’ oggi, che la spendida acustica della Isarphilharmonie permetteva di apprezzare sino ai minimi dettagli.

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Foto ©BR/Astrid Ackermann

Per la parte vocale di questo Siegfried, la Symphonieorchester des Bayerischen Rundfunks ha riunito un gruppo di cantanti scelti tra i migliori specialisti wagneriani della nostra epoca, la cui prestazione è stata perfettamente adeguata al livello dell’ esecuzione orchestrale. Il cinquantaduenne tenore neozelandese Simon O’ Neill, nella parte del protagonista, è apparso in grado di reggere senza problemi i passaggi pesanti del primo atto, con i numerosi La naturali che squillavano con una perfetta intonazione, oltre che di conferire una bella varietà dinamica al fraseggio sottolineando molto bene sia i momenti epicheggianti che le delicatezze espressive del secondo atto e arrivando in buono stato vocale alla tremenda scena conclusiva. Magnifico per imponenza e autorità vocale è apparso il Wotan di Michael Volle, la cui voce è ancora integra nonostante i quasi sessant’ anni di età, interprete di personalità carismatica sempre in grado di stupire per un fraseggio ricco di sfumature e di autentico spessore epico. Molto buona anche la caratterizzazione del ruolo di Mime resa dal sessantunenne tenore britannico Peter Hoare, apprezzato interprete del repertorio novecentesco, che ha reso molto bene la mobilità nervosa di un fraseggio che nella concezione di Wagner anticipa spesso lo Sprechgesang di personaggi come l’ Hauptmann del Wozzeck. Il baritono austriaco Georg Nigl, uno tra i cantanti più intelligenti della nostra epoca, ha tratteggiato un ritratto incisivo e personalissimo del roulo di Alberich. Il sessantenne basso renano Franz-Josef Selig, con la sua voce scura e risonante, ha delineato bene la minacciosa imponenza di Fafner. Parlando dei ruoli femminili, Anja Kampe reggeva senza problemi tutte le impegnative arcate vocali in zona acuta di Brünnhilde nonostante la voce un po’ bassa di posizione, che in ogni caso ha uno squillo e uno spessore adeguati alla tessitura del ruolo. Il contralto austriaco Gerhilde Romberger è un’ interprete assolutamente ideale del ruolo di Erda, dove può sfoggiare tutto il fascino timbrico di una voce scura e ambrata, con un fraseggio imponente nel suo tono di maestosa ieraticità. Molto gradevole timbricamente è apparsa la voce del giovane soprano greco Danae Kontora negli interventi del Waldvogel. Alla fine si può solo affermare che un’ esecuzione wagneriana di tale livello non è di quelle che si possono ascoltare tutti i giorni, e di questo parere era anche il pubblico della Isarphilharmonie che ha applaudito freneticamente tutti i membri del cast di una serata davvero indimenticabile. Chi non ha potuto essere presente può comunque aspettare la pubblicazione in CD del concerto, prevista per i prossimi mesi come è già avvenuto per le due precedenti giornate di questo Ring monacense.


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