
Foto ©Dorothee Oberlinger/FB
I Ludwigsburger Festspiele si avviano verso la conclusione, con un buon riscontro di pubblico tornato numeroso ad assistere ai concerti della rassegna. L’ ultima serata svoltasi nella Ordensaal del Residenzschloss era dedicata a un altro programma rinviato per due volte a causa della pandemia. Protagonista era Dorothee Oberlinger, che insieme agli strumentisti del complesso l’ arte del mondo guidato dal violinista Werner Ehrhardt ha presentato un progetto intitolato Eternal Breath – Ein Atem duch die Zeit presentato per la prima volta in pubblico al Forum Leverkusen nel settembre 2020. Si tratta di un programma formato da brani che coprono un arco spazio-temporale esteso dal Medio Evo sino ai nostri giorni, in cui brani del repertorio rinascimentale e barocco si alternano con musiche contemporanee come le improvvisazioni di Anne Friederike Potengowski, studiosa ed esecutrice specializzata nella ricerca sui flauti preistorici ricavati da ossa di animali che possono avere sino a 40000 anni di età, e lavori di compositori contemporanei come Dorothee Hahne, Willy Merz e il percussionista Georg Wieland Wagner. Il risultato d’ insieme è fascinoso e straniante, con la sensazione di un viaggio in altri tempi e altre epoche che avvince fortemente l’ ascoltatore. I virtuosismi di altissima scuola sfoderati dai due artisti erano davvero elettrizzanti per la spettacolarità oltre che per il livello della sperimentazione formale.
Nel contesto dei pezzi contemporanei Dorothee Oberlinger ha suonato alcuni pezzi forti del suo repertorio alternando nelle esecuzioni diversi strumenti, dal flauto basso impiegato in “Shiarazula Marazula” dal Primo Libro de balli accomodati per cantar e sonar d’ ogni sorte de instromenti di Giorgio Mainerio fino al “flautino” o flauto dolce sopranino in fa per il quale Vivaldi scrisse il Concerto in do maggiore RV 428 Il Cardellino e al flauto soprano in do utilizzato dalla virtuosa di Aachen per il Concerto in sol minore RV 439 La Notte che chiudeva il programma, due pagine che hanno dato a Dorothee Oberlinger la possibilità di sfoggiare tutti gli aspetti migliori della sua classe virtuosistica con risultati davvero elettrizzanti da ascoltare, in una continua serie di reciproci scambi di timbri e colori con gli altri strumentisti, di assoluta bellezza e raffinatezza.
Un simile risultato artistico era da me largamente previsto. Conosco la Oberlinger da diversi anni, anche per la sua assidua collaborazione con i miei carissimi amici del gruppo trevigiano I Sonatori de la Gioiosa Marca, e quando si esibisce da queste parti non manco mai di andarla ad ascoltare. La cinquantatreenne flautista tedesca non è solo un autentico prodigio di perfezione tecnica e stilistica, qualità che ne fanno la migliore virtuosa del suo strumento dai tempi del grande Frans Brüggen, ma le caratteristiche del suo modo di far musica sono di altissimo livello non solo per l’ eleganza del fraseggio, la scrupolosa attenzione nell’ ascoltarsi reciprocamente con i musicisti che suonano insieme a lei e nel calibrare gli accenti, i tempi e i colori in sintonia con il complesso strumentale, ma soprattutto per una concezione della musica intesa non come semplice esibizione virtuosistica ma come autentico piacere nel suonare insieme. Tutto questo porta Dorothee Oberlinger a ottenere risultati interpretativi davvero di altissimo livello, come in poche altre occasioni è possibile ascoltare in questo repertorio. Anche in questa serata la sua perfetta intesa interpretativa con gli altri strumentisti, unita alla logica creativa di un programma impaginato in maniera intelligente e originale oltre che splendidamente eseguito per la bravura assoluta di tutti i partecipanti, è stata premiata da un grande successo di pubblico.
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