
Foto ©Heike Fischer
La vita musicale sta finalmente riprendendo i suoi ritmi e anche la Bundesjugendorchester, il più importante complesso sinfonico giovanile tedesco, ha potuto riorganizzarsi dopo due anni di stop e sta compiendo in questi giorni la sua annuale tournée di primavera, che quest’ anno ha toccato anche Ludwigsburg, con una serata al Forum am Schlosspark. Prima di parlare della cronaca del concerto, credo siano utili due parole di spiegazione sulle origini di questo complesso, che rappresenta una tra le più belle realtà tedesche nel campo dell’ educazione musicale, che qui rappresenta un punto di grande importanza nella formazione delle nuove generazioni. Il movimento delle orchestre giovanili, reso celebre a livello internazionale negli ultimi decenni grazie all’ attività di formazioni come la European Community Youth Orchestra, la Gustav Mahler Jugendorchester e la Sinfónica de la Juventud Venezolana Simón Bolívar, in Germania ha origini che risalgono a diversi anni prima. Tutto ebbe inizio nel 1953 con la fondazione del Deutscher Musikrat, struttura che si occupa di coordinare e sostenere i progetti e le attività nel campo dell’ educazione musicale, in stretta collaborazione con il Bundesministerium für Familie, Senioren, Frauen und Jugend. Vi prego di riflettere su questo dettaglio: otto anni dopo la fine della guerra e quattro dopo la fondazione della Repubblica Federale, con il paese ancora praticamente a pezzi, il governo tedesco già si preoccupava di fondare una struttura dedicata all’ educazione musicale. A partire da questa data iniziò la fondazione di orchestre giovanili nei vari Länder federali fino a quando, nel 1969, il pedagogo Peter Koch fondò ufficialmente la Bundesjugendorchester, nella quale sono ammessi musicisti tra i 14 e i 19 anni di età, scelti in base a selezioni annuali che si tengono sia con audizioni che tramite segnalazioni ricevute da una rete articolata di concorsi musicali giovanili, tra i quali il più importante a livello nazionale è il premio “Jugend Musiziert”. Il lavoro si svolge nel corso di tre fasi annuali, con uno stage di quattro settimane affidato, per la parte didattica, a una serie di professionisti che addestrano le varie sezioni strumentali. Tra i responsabili dell’ insegnamento ci sono musicisti come Kathrin Rabus, la Konzertmeisterin della NDR Radiophilharmonie, e Axel Gerhardt, già spalla dei secondi violini nei Berliner Philharmoniker. Ogni ciclo di lavoro si conclude con una serie di concerti affidati a direttori di prestigio internazionale e con la partecipazione di solisti di alto livello. Herbert von Karajan fu tra i primi a dirigere l’ orchestra nel 1970 a Berlino, e dopo di lui il complesso è stato guidato da maestri del calibro di Gerd Albrecht, Rudolf Barschai, Gary Bertini, Andrey Boreyko, Gustavo Dudamel, Carlo Maria Giulini, Thomas Hengelbrock, Kurt Masur, Kirill Petrenko, Lothar Zagrosek, Andris Nelsons e Simon Rattle, per citare solo i più famosi. L’ orchestra si esibisce regolarmente in giri di concerti all’ estero, con il patrocinio della Presidenza della Repubblica Federale e il riconoscimento ufficiale di Musikalischer Botschafter della cultura tedesca nel mondo. Proprio Sir Simon Rattle, che dopo i suoi anni di lavoro a Berlino è stato nominato Ehrendirigent della Bundesjugendorchester, ha elogiato i ragazzi del gruppo con queste precise parole:
What an enormous pleasure to meet this wonderful new generation of colleagues! I think the future of orchestras is safe in your hands.
Proprio per iniziativa del maestro britannico, da alcuni anni i Berliner Philharmoniker hanno assunto il patrocinio artistico del complesso e a Pasqua lo ospitano al loro festival di Baden-Baden, dove i ragazzi possono studiare con i membri dell’ orchestra berlinese ed esibirsi con loro in concerto.
In passato la Bundesjugendorchester ha annoverato tra le sue file alcune future star del concertismo internazionale come Sabine Meyer e Tabea Zimmermann, e centinaia di giovani che hanno fatto parte dell’ orchestra oggi sono impegnati come professionisti in tutte le più importanti orchestre tedesche. Diciotto di essi suonano nei Berliner Philharmoniker e ventidue con la Symphonieorchester des Bayerischen Rundfunk. Lasciatemelo dire sinceramente, sono queste le cose che mi fanno ammirare la Germania. Un simile lavoro e impegno di risorse nella formazione culturale dei giovani costituisce un’ altissima lezione di civiltà, di politica culturale e di democrazia.

Foto ©Heike Fischer
Quest’ anno la guida della tournée primaverile era affidata a Tabea Zimmermann, cinquantaseienne violista oggi considerata una tra le più quotate esponenti del suo strumento e che, dopo i suoi anni di militanza nella Bundesjugendorchester a partire dal 1981, è sempre rimasta molto legata artisticamente all’ orchestra. Dopo aver vinto concorsi di prestigio come il Concours international d’exécution musicale de Genève nel 1982 e la prima edizione del Concours International d’ Alto Maurice Vieux nel 1983, dopo il quale ricevette come premio lo strumento costruito dal celebre liutaio Étienne Vatelot da lei tuttora usato in concerto, la virtuosa nativa di Lahr/Schwarzwald si è rapidamente affermata in campo internazionale collaborando con quasi tutte le massime orchestre mondiali e svolgendo un’ intensa attività cameristica in collaborazione con artisti come Gidon Kremer, Heinz Holliger, Steven Isserlis e Pamela Frank, oltre a essere la dedicataria di pezzi appositamente scritti per lei da compositori come György Ligeti, Wolfgang Rihm, Heinz Holliger, Georg Lentz e Bruno Mantovani.
Per questa tournée insieme ai ragazzi della Bundesjugendorchester, Tabea Zimmermann ha presentato un programma in cui oltre a esibirsi come solista assume anche la direzione musicale. Nella Sesta Sinfonia di Beethoven eseguita nella prima parte del concerto, abbiamo apprezzato la luminosità e omogeneità sonora di una sezione archi davvero preparatissima e perfettamente addestrata, a cui si affiancavano fiati impeccabili per morbidezza timbrica e precisione. La Zimmermann, che non dirige dal podio ma suonando seduta a destra insieme ai secondi violini, ha impostato un’ interpretazione molto accurata e ricca di sfumature, pienamente adeguata al carattere della musica soprattutto nella intensa e nobile resa delle linee melodiche nel secondo e nel quinto movimento.
Dopo la pausa, Tabea Zimmermann ha presentato l’ Harold en Italie di Hector Berlioz, la sinfonia per viola concertante e orchestra ispirata al poema Childe Harold’s Pilgrimage di Lord Byron. Si tratta di una partitura non di facile esecuzione anche per orchestre di grande esperienza, una sfida a cui la Bundesjugendorchester ha risposto in maniera semplicemente ammirevole, con una compattezza e una precisione degne di una grande formazione professionistica. Impeccabile il coordinamento tra le varie sezioni, segno che questi ragazzi hanno imparato a fondo quell’ arte di ascoltarsi reciprocamente che, insieme alla prontezza nel recepire le indicazioni date dal podio, costituisce la base fondamentale del lavoro in orchestra. Tabea Zimmermann ha suonato la parte solistica con una prestazione di altissima classe, pienamente a livello della sua fama. Il colore ambrato del suono, la tecnica dell’ arco impeccabile e la disinvoltura con cui la violista di Lahr ha superato tutte le difficoltà di scrittura costituivano le basi per una interpretazione davvero di classe internazionale, oltretutto splendida per la capacità della Zimmermann di graduare i colori del suo strumento in perfetta sintonia con il timbro d’ insieme dell’ orchestra. Alla fine, successo entusiastico e fuori programma una melodia popolare il cui tema fu utilizzato da Jean Sibelius nel poema sinfonico Finlandia, cantata in coro da tutti i ragazzi del complesso.
Un paio di considerazioni conclusive: prima di tutto, sono serate come queste che alimentano la speranza per il futuro. Qualcuno dice che nella nostra epoca la musica classica sta morendo, ma l’ esistenza di formazioni come la Bundesjugendorchester dimostra che al giorno d’ oggi il futuro di quest’ arte, almeno qui in Germania, poggia su basi solidissime. Aggiungo che l’ entusiasmo, la voglia di far musica insieme dimostrata dai ragazzi in questa serata era la miglior risposta alle restrizioni a cui li abbiamo obbligati in questi due anni, togliendo loro un anno di studi oltre a tutta la vita sociale. Un concerto del genere costituisce la più bella reazione a tutto questo, e io per quanto mi riguarda sento il dovere di ringraziare pubblicamente questi giovani per la lezione, artistica e di vita, che ci hanno dato.
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