Stuttgarter Philharmoniker – Dan Ettinger e Camille Thomas

camille thomas

Foto ©www.camillethomas.com

Per il suo ultimo concerto dell’ anno con gli Stuttgarter Philharmoniker, Dan Ettinger ha initato come solista Camille Thomas, trentatreenne violoncellista franco-belga uscita dalla Hochschule für Musik Franz Liszt di Weimar, che in seguito a un inizio di carriera molto promettente è stata messa sotto contratto nel 2017 dalla Deutsche Grammophon, per la quale ha pubblicato sinora due CD entrambi dedicati a musiche francesi e che hanno ottenuto positivi riscontri di critica e di vendite. Una ragazza sicuramente dotata di abilità tecnica e musicalità, come tantissimi altri strumentisti della giovane generazione il cui livello medio è davvero molto elevato. In apertura di programma Camille Thomas ha eseguito Kol Nidrei op. 47, un Adagio per violoncello e orchestra su melodie ebraiche di Max Bruch che è sicuramente tra le pagine più interessanti nella produzione di un autore oggi quasi completamente ignorati con l’ eccezione del celebre Concerto op. 26 che è da sempre nel repertorio di tutti i grandi violinisti. Il brano è diviso in due sezioni, una in re minore e l’altra nella tonalità maggiore relativa. L’ alternanza minore-maggiore si traduce in due diversi climi sonori. La prima sezione poggia su un tema del violoncello espressivamente malinconico e dai contorni di tristezza nostalgica; la seconda, in cui interviene l’ arpa a sostegno armonico degli archi, vede il violoncello intonare una larga frase cantabile melodicamente davvero ricca di fascino. Camille Thomas è riuscita a valorizzare molto bene la linea strumentale riuscendo a trarre sonorità pregevoli dal suo strumento, il celebre violoncello Stradivari “Feuermann” del 1730 concessole in uso dalla Nippon Music Foundation.

Seguiva poi l’ esecuzione del Concerto Never Give Up per violoncello e orchestra, scritto nel 2018 da Fazil Say espressamente per Camille Thomas che lo ha eseguito in prima esecuzione assoluta a Parigi nell’ aprile 2018 e successivamente lo ha incluso anche nel programma del suo secondo CD. Ho giá avuto occasione di parlare del pianista e compositore turco, un personaggio molto interessante che, oltre a comporre e tenere concerti come solista di fama internazionale, è anche apprezzato scrittore e autore di documentari sulla musica. Come concertista Fazil Say, che ha studiato e vive in Germania, si è fatto un nome soprattutto come uno dei migliori interpreti mozartiani del momento, cosa che ho potuto constatare personalmente in diversi ascolti dal vivo. Come compositore ha al suo attivo una produzione cospicua, che comprende tra l’ altro quattro concerti per pianoforte e orchestra e tre Sinfonie, la prima delle quali, intitolata Istanbul Symphony, è stata premiata nel 2013 con l’ ECHO Klassik-Sonderpreis, oltre ad altri lavori per strumento solista e orchestra come il Concerto per violino 1001 Nights in the Harem scritto nel 2008 per Patricia Kopatchinskaja, abituale partner concertistica di Fazil Say e dedicataria del brano, e dalla Luzerner Sinfonieorchester diretta da John Axelrod. Il Concerto Never Give Up fu composto da Fazil Say come risposta artistica alla serie di attentati commessi dai terroristi islamici che culminò nella strage del Bataclan di Parigi. Si tratta di un pezzo suddiviso in tre movimenti il primo dei quali è introdotto da un lungo assolo del violoncello che termina con un cluster degli archi in pianissimo e l’ orchestra che riprende il tema del solista accelerandolo progressivamente prima di introdurre una seconda idea tematica, completamente contrastante. Il secondo tempo, Terror Elegy, è una vera e propria descrizione sonora degli attentati espressa tramite interventi delle percussioni a simulare il crepitio dei mitra e glissandi in fortissimo dei fiati a evocare gli urli di terrore. Nel terzo movimento, Song of Hope, l’ atmosfera si rasserena con l’ apparire di incisi orchestrali evocanti suoni di natura come onde marine e canti di uccelli. Come dedicataria del brano, Camille Thomas lo conosce ovviamente meglio di chiunque altro e la sua interpretazione, ottimamente sostenuta da Dan Ettinger, è stata assolutamente ideale.

Completava il programma la celebre Sinfonia N° 9 in mi minore op. 95 Dal Nuovo Mondo di Antonin Dvořák. Dan Ettinger e gli Stuttgarter Philharmoniker ne hanno dato un’ interpretazione complessivamente ben riuscita per slancio, tensione di fraseggio e precisione esecutiva. La perfetta intesa che si è stabilita in questi anni di lavoro comune fra il cinquantenne direttore israeliano e l’ orchestra ha portato a risultati esecutivi sicuramente pregevoli per la rispondenza del complesso alle richieste espressive della bacchetta, il senso del far musica insieme che questa collaborazione ha creato. Dal punto di vista interpretativo, era molto apprezzabile il contrasto assai marcato tra un’ introduzione tenuta su un ritmo abbastanza largo e un Allegro molto ricco di energia, esposto con una scansione ritmica molto netta e ben definito nelle strutture. Assai ben riuscita anche l’ atmosfera lirica del Largo, in cui Ettinger è riuscito a conferire un bel fascino alle linee melodiche, soprattutto nella parte introduttiva. Precisi e molto ben marcati anche i ritmi di danza nello Scherzo, dopo il quale il maestro israeliano ha trovato un tono fervido e appassionato nel Finale, con fraseggi energici e ricchi di passionalità ottimamente realizzati da un’ orchestra apparsa in ottimo stato di forma come precisione e compattezza di suono, con gli ottoni e la sezione archi in particolare evidenza. Successo assai vivo alla conclusione, con lunghi applausi al direttore e all’ orchestra da parte del pubblico della Liederhalle, che sta intervenendo molto numeroso a queste serate di riapertura della vita culturale di Stuttgart.


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