
Foto ©Marco Borggreve
Si è concluso da poco il Ludwigsburger Schlossfestspiel, purtroppo anche quest’ anno svoltosi in un’ edizione pesantemente condizionata dalle politiche governative in materia di Covid-19. Jochen Sandig, il manager berlinese che dallo scorso anno è il nuovo direttore artistico della rassegna, ha cercato di trovare una soluzione accettabile impaginando un programma di serate miste, dal vivo o in streaming, riuscendo in questo modo a presentare un cartellone di buon livello. Il Ludwigsburger Schlossfestspiele, fondato nel 1932, è una delle rassegne musicali tedesche più antiche e rinomate. Ogni anno tra la metà di maggio e la fine di luglio, il programma prevede una sessantina di serate sinfoniche, solistiche e cameristiche, oltre che teatrali e di jazz, con la presenza di interpreti di altissimo livello internazionale. La maggior parte degli appuntamenti si tengono nella splendida cornice del Residenzschloss, uno tra i massimi capolavori dell’ architettura barocca tedesca, costruito tra il 1704 e il 1733 per iniziativa del Duca Eberhard Ludwig von Württemberg, su un progetto iniziale ideato da Johann Friedrich Nette e successivamente ampliato dall’ architetto italiano Donato Giuseppe Frisoni, che per la concezione di insieme si ispirò allo stile della Reggia di Versailles e vi aggiunse i giardini del Blühendes Barock, con giochi d’ acqua e grotte e successivamente si occupò della ristrutturazione complessiva del centro storico di Ludwigsburg. Oggi il Residenzschloss, oltre ad ospitare gran parte delle serate del festival e di varie altre manifestazioni culturali, è uno tra i monumenti più visitati dai turisti, che arrivano da tutta la Germania e dall’ estero per ammirare le stupende decorazioni interne, il museo delle porcellane antiche, quello della moda e la collezione di quadri settecenteschi proveniente dalla Staatsgallerie Stuttgart. Di solito, i concerti si tengono nel teatro barocco interno e nella stupenda Ordenssaal. Noi siamo andati ad assistere a una degli appuntamenti che facevano parte del progetto ideato da Barbara Hannigan, la cinquantenne artista canadese attiva sia come soprano che come direttrice d’ orchestra, acclamata interprete della musica contemporanea e stimatissima dalla critica internazionale che la considera una tra le personalità esecutive più originali e versatili della nostra epoca, oltre che da compositori che hanno scritto brani appositamente per lei come ad esempio Henri Dutilleux il cui pezzo Correspondances è stato poi inciso dalla Hannigan insieme a Esa-Pekka Salonen per la Deutsche Grammophon e let me tell you for soprano and orchestra di Hans Abrahamsen, in seguito registrato insieme ad Andris Nelsons in un CD premiato con numerosi riconoscimenti internazionali.

Foto ©Barbara Hannigan/FB
Quest’ anno, la musicista originaria di Halifax nella Nova Scotia ha avuto a disposizione quattro serate dello Schlossfestspiele per organizzare un percorso artistico decisamente molto interessante. Nel concerto a cui abbiamo assistito, la Hannigan presentava alcuni giovani artisti da lei sostenuti con il progetto Equilibrium, un’ iniziativa che la cantante canadese ha fondato per aiutare giovani musicisti di talento negli inizi della loro carriera. Si trattava di una serata itinerante che si svolgeva in quattro luoghi tra i più belli del Residenzschloss, con il pubblico e gli artisit che si spostavano da una sede all’ altra. Il primo pezzo era eseguito nell’ Ehrenhof, il cortile d’ onore del palazzo e si trattava di Ariel, un brano per soprano solista, qui accompagnata da una danzatrice, scritto dal compositore inglese Jonathan Dove su un testo tratto da The Tempest di William Shakespeare. Successivamente si andava nello Schlosstheater, il piccolo teatro barocco interno del Residenzschloss costruito nel 1758 da Philippe La Guêpière e poi ridisegnato da Nikolaus Friedrich von Thouret nel 1802, oggi visibile ancora con gli antichi meccanismi di scena. Qui si poteva ascoltare una bella esecuzione del Combattimento di Tancredi e Clorinda di Monteverdi, cantato in tutte le parti daltenore Zied Nehme insieme al clavicembalista Marieke Spaans, accompagnati dai movimenti della danzatrice Clémentine Deluy.
La tappa successiva era la Schlosskapelle, la chiesa all’ interno del palazzo affrescata dal pittore italiano Carlo Innocenzo Carloni, dove si trova anche la cripta in cui sono sepolti i duchi del Württemberg. Dalla loggia dell’ organo, Barbara Hannigan ha cantato Djamila Boupacha di Luigi Nono e davanti all’ altar maggiore il baritono Douglas Williams e alcuni membri dell’ Orchester der Schlossfestspiele presentavano una Kantate di Buxtehude, seguita da Above Sunset Pass di John Luther Adams e dalla prima esecuzione assoluta A Gale in April del compositore americano Matthew Barnson. La serata si concludeva nella splendida Ordenssaal, uno spazio stupendamente decorato che costituisce una tra le principali attrattive del palazzo. Il mezzosoprano Coline Dutilleul, accompagnata da un quintetto formato da Cherlotte Balle e Lisa Barry (violini), Lydia Bach (viola), Krassimira Krasteva (cello) e Kunal Lahiry (pianoforte) ci hanno fatto ascoltare dapprima la Chanson perpétuelle di Ernest Chausson. Si tratta di un brano che dimostra chiaramente influssi stilistici provenienti da Cesar Franck e Jules Massenet, dei quali Chausson fu allievo, oltre a quelle ricche armonie cromatiche introdotte nella musica francese alla fine XIX secolo tramite la progressiva diffusione del repertorio wagneriano. A conclusione del programma, Il tramonto per voce e quartetto d’ archi di Ottorino Respighi, anch’ esso eseguito molto bene dai giovani musicisti, concludeva una serata decisamente inusuale e molto interessante.
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