BR Klassik Studiokonzerte – Herbert Schuch

Foto ©Felix Broede

Herbert Schuch, quarantunenne pianista nato a Timisoara e cresciuto in Germania, è considerato uno tra i virtuosi più intelligenti e sensibili della sua generazione. Vincitore di importanti concorsi internazionali come l’ Alessandro Casagrande di Terni, il London International Piano Competition e il Beethovenpreis Wien, si è imposto all’ attenzione internazionale con una fulminante interpretazione del Quinto Concerto di Beethoven a Vienna sotto la direzione di Pierre Boulez e da allora ha percorso una carriera ricca di successi anche in Italia, dove si è più volte esibito con grandi consensi di pubblico e critica in rassegne importanti come le Serate Musicali di Milano e il Bologna Festival. Il suo percorso artistico è documentato da una serie di CD insigniti di premi discografici internazionali come l’ Editors’ Choice della rivista inglese Gramophone e per due volte l’ ECHO Klassik, nel 2012 per il CD dedicato ai Quintetti per pianoforte e fiati di Mozart e Beethoven e poi nel 2013 per l’ album comprendente il Concerto per piano op. 25 di Viktor Ullmann e il Terzo Concerto di Beethoven. Sia nei dischi che nei suoi programmi da concerto, Herbert Schuch ama accostare autori di epoche diverse con una particolare predilezione per il repertorio classico viennese e per la musica contemporanea. Proprio in questo modo era impostato il programma del recital che il pianista tedesco-rumeno ha tenuto per l’ emittente radiofonica BR Klassik nello Studio 2 des Münchner Funkhauses: come l’ artista stesso ha spiegato in un colloquio durante la pausa del concerto, l’ idea che stava alla base dell’ impaginazione dei brani di questa serata era quello di evidenziare le analogie tra il carattere sperimentale della musica di Beethoven con quello di certi autori della nostra epoca. La prima parte del programma, che comprendeva l’ esecuzione del ciclo Musica ricercata di Ligeti e delle Bagatelle op. 119 di Beethoven non suonati separatamente ma con i brani delle due raccolte che si alternavano, era una dimostrazione assai evidente di questa tesi. I primi lavori per pianoforte di György Ligeti sono nati da esperimenti con strutture minimaliste di ritmo e suono, “per costruire nuova musica dal nulla, per così dire”, come disse lo stesso compositore. L’ effetto che l’ artista ottiene con una assoluta economia di mezzi espressivi è di grande effetto per l’ ascoltatore. Va anche ricordato che il secondo brano della Musica Ricercata è stato usato nella colonna sonora del film Eyes Wide Shut di Stanley Kubrick. Come i pezzi di Ligeti, anche le Bagatelle di Beethoven sono frammenti musicali di pensiero, spesso formati da solo poche battute, sempre originali e sorprendenti. La raccolta op.119, pubblicata nel 1822, comprende undici brani, alcuni dei quali risalenti a trent’ anni prima, mentre altri erano di nuova composizione. Herbert Schuch, con il suo tocco capace di differenziare le sfumature dinamiche in maniera davvero millimetrica, riesce a portare in evidenza tutte le sfumature di questi piccoli gioielli pianistici con con una precisione e un’ eloquenza assolutamente esemplari.

La seconda parte del programma si apriva con l’ Impromptu in do minore op. 90 N° 1 di Schubert, e anche qui Schuch metteva in evidenza in maniera ideale le linee melodiche della serie di Variazioni con un tono di fraseggio capace di spaziare dall’ eloquenza commossa fino al ripiegamento intimo di certi magistrali pianissimi nella sezione conclusiva. Uno Schubert quasi alla maniera della leggendaria registrazione di Edwin Fischer, perfetto per la profonda penetrazione stilistica e la resa tecnica assolutamente impeccabile. Assolutamente di livello elevato era anche l’ interpretazione aristocratica, ricca di splendidi dettagli che Herbert Schuch ha dato della Sonata in sol maggiore op. 31 N° 1, introdotta dal breve pezzo contemporaneo Coups de dés en échos di Henri Pousseur in maniera analoga al contenuto del suo ultimo CD, intitolato Reflecting Beethoven e che comprende appunto i due brani citati, eseguiti in successione. Anche in questo lavoro della cosiddetta seconda maniera beethoveniana Schuch sottolinea splendidamente particolari come il lieve anticipo della mano destra rispetto al basso della sinistra nel primo tempo. Un effetto che, ripetuto per ben dieci volte, crea una sensazione di tensione che focalizza l’ interesse dell’ ascoltatore sulla linea tematica di base. Anche nell’ Adagio grazioso in tempo 9/8, tonalità  di do maggiore, sottodominante della tonalità di impianto dell’ intero brano l’ artista evidenziava con perfetta chiarezza e varietà di inflessioni le ripetute entrate del trillo sulla settima di dominante su cui si basa la struttura del movimento. Assolutamente elettrizzante dal punto di vista virtuosistico era poi l’ esecuzione del movimento conclusivo, il Rondò Allegretto in tempo 4/4,  nella tonalità di base di sol maggiore, con la chiarezza assoluta del tema principale strutturato in quattro frasi dopo la quale Schuch marca alla perfezione l’ entrata del Presto lanciato da un doppio trillo di dominante (RE-LA) con cui la Sonata si conclude. Un’ interpretazione di altissimo livello che concludeva un recital davvero esemplare per maturità di concezione e perfetta definizione stilistica di tutti i brani del programma. Davvero una serata alla quale mi sarebbe molto piaciuto essere presente, ma anche l’ ascolto radiofonico bastava a garantire una grande soddisfazione. Speriamo di poter riascoltare presto Herbert Schuch dal vivo in concerto.


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