Marco Gaudino – Difficoltà nel passaggio dal flauto all’ ottavino

Anche il prof. Marco Gaudino ci invia il suo ultimo contributo mensile dell’ anno, nel quale si occupa delle difficoltà tecniche connesse al passaggio dal flauto all’ ottavino, causate anche da una diversa azione delle masse muscolari impegnate nella produzione del suono. Come sempre, grazie al docente napoletano per la sua collaborazione e buona lettura a tutti.

 

Le difficoltà esecutorie di passaggio tra flauto e ottavino

Tutti coloro a cui è stata data la possibilità di passare al flauto, subito dopo essersi esercitati sull’ ottavino, avranno notato le difficoltà di emissione del suono flautistico dato da questo passaggio di strumento. Si ha la sensazione di perdere energia nel suono durante l’ emissione sul flauto e che lo strumento sia diventato enorme. Durante la produzione del suono nell’ ottavino le velocità aeree retrograde che si riflettono sui muscoli vocali sono maggiori rispetto a quelle che si riflettono con il flauto. Le pulsazioni aeree che si muovono nell’ ottavino sono all’ ottava superiore rispetto al flauto. Anche quelle che corrispondono ad esso in altezza, tipo quelle della sua prima ottava rispetto alla tessitura media flautistica risultano diverse, in quanto il canneggio dell’ ottavino è molto più stretto. L’ aria si muove sensibilmente più velocemente nell’ ottavino rispetto al flauto, anche a parità di altezze tonali. Da ciò deriva anche la variazione di colore timbrico tra i due strumenti.

Dalle osservazioni delle reazioni dei muscoli vocali, durante la produzione del suono sull’ ottavino si è notata un’azione predominante sui muscoli dell’ inspirazione, ossia i muscoli cricoaritenoidei posteriori e meno su quelli laterali. La glottide tende ad aprirsi maggiormente, durante l’ emissione dei suoni sempre più acuti prodotti sull’ ottavino rispetto al flauto.
Questo avviene perché ad un aumento di velocità del flusso aereo dello strumentista verso l’ esterno, fà seguito un attrito sempre maggiore della pressione atmosferica verso il suo interno. Da questo attrito maggiore che si genera tra i flussi aerei, rispetto all’ emissione del suono nel flauto traverso, i muscoli addetti alla funzione inspiratoria funzionano maggiormente di quelli addetti alla funzione espiratoria nell’emissione del suono ottavinistico, con conseguenze che si avvertiranno nel passaggio al flauto, in cui invece il lavoro maggiore di sostegno dei suoni è affidato a quelli espiratori anziché inspiratori. Entrano in funzione maggiormente i muscoli cricoaritenoidei posteriori rispetto a quelli laterali nell’ottavino. I muscoli cricoaritenoidei laterali diventano per questo motivo meno tonici e reattivi al passaggio strumentale, con conseguenze poi sulla corretta emissione del suono e nel suo sostegno nel flauto.


Si genera dunque una situazione aero-muscolare che porta ad una reazione minore dei muscoli deputati al sostegno dei suoni nel flauto traverso, ossia i cricoaritenoidei laterali, al passaggio tra i due strumenti.

Come ovviare a questo inconveniente di sostegno muscolare dei suoni nel passaggio dall’ ottavino al flauto e viceversa? Lo studio giornaliero di entrambi gli strumenti è fondamentale per chi sceglie di essere sia flautista che ottavinista, tuttavia delle riflessioni su come approcciarsi allo studio giornaliero dell’ ottavino possono risultare molto utili. Le modalità con cui si produce il suono nello strumento sono identiche a quelle del flauto, una delle variazioni fondamentali a mio avviso, deve essere data dall’ intensità con cui viene insufflata l’ aria e dal rischio che si corre quando succede di irrigidire le labbra nella loro parte centrale durante la produzione del suono. Diminuire l’ intensità del flusso aereo proveniente dai polmoni nell’ impatto con lo spigolo esterno dello strumentino è uno delle differenze fondamentali da apportare tra emissione del suono flautistico e ottavinistico. Una sensazione di emissione di flusso aereo che deve essere quasi ai minimi termini di intensità, rispetto alle dinamiche sonore da generare. Una diminuzione di intensità di flusso corrisponde ad una diminuzione anche di velocità di impatto tra i luoghi di formazione del suono, ossia tra la parte esterna dello spigolo della boccoletta, la parte interna, la parte terminale del tubo e la pressione atmosferica. Una diminuzione di velocità si ripercuote sui muscoli che sull’ ottavino funzionano in maniera maggiore che nel flauto, ossia quelli inspiratori detti cricoaritenoidei posteriori, generando negli stessi una tensione minore a favore dei muscoli espiratori detti cricoaritenoidei laterali.

Questa diminuzione di intensità di flusso aereo, dunque, può generare un equilibrio di tensione tra le due fasce muscolari della glottide e favorire il passaggio fra i due strumenti. Nel passaggio dai suoni gravi a quelli più acuti nell’ ottavino il consiglio che do ai miei alunni è quello di lavorare molto sulle pressioni muscolari e poco sull’ intensificazione del flusso aereo, che molto spesso può generare suoni bisacuti eccessivamente spinti. Il problema è sempre lo stesso: generare una velocità aerea idonea all’ emissione dei suoni, evitando di farlo solo con la sua intensificazione, molto spesso non completamente idonea allo scopo, ma attraverso i muscoli.

Ottimo esercizio da fare sull’ ottavino è tenere un suono grave con la voce mentre si eseguono scale progressive su tutte le sue ottave. Il generare un suono grave vocale mentre si soffia riduce notevolmente l’ intensità del flusso aereo in uscita. Soffiare con minore intensità non dovrà mai significare, sia se si suona un flauto o un ottavino, variare la tensione dei muscoli labiali e costo-addominali nel sostegno delle varie altezze tonali. Un innalzamento della lingua nella sua parte centrale può aiutare l’ ottavinista nell’ emissione dei suoni bisacuti, come anche un sostegno verso il basso dei muscoli costo-addominali che aumentano la velocità dell’ aria, incidendo sui muscoli cricotiroidei che allungano le corde vocali accrescendo le possibilità di sostegno di detti suoni.

Si genereranno nell’ ottavino delle energie muscolari antagoniste tra: muscoli cricoaritenoidei posteriori, laterali, cricotiroidei, in virtù di variazioni di velocità di flusso aereo ad appannaggio quasi esclusivo dei muscoli costo-addominali, senza notevoli intensificazioni di forza aerea.

Marco Gaudino

Liberamente tratto dal libro: Marco Gaudino, Suono pensando, Ed. Lulu, acquistabile su Amazon.
Si invitano i lettori a leggere tutti gli articoli precedenti pubblicati dallo stesso autore sul blog Mozart2006 a partire dal mese di dicembre 2019


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