Helmut Lachenmann compie 85 anni

Foto @Martin Sigmund

Helmut Lachenmann, uno tra i compositori più illustri della nostra epoca, festeggia oggi il suo ottantacinquesimo compleanno. Tutte le massime istituzioni di Stuttgart, la città dove il Maestro nacque il 27 novembre 1935 nei pressi della Johanneskirche am Feuersee dove il padre officiava come pastore evangelico, stanno rendendo i dovuti omaggi a questo illustre concittadino, che in questa circostanza non potrà essere purtroppo onorato con una serata musicale a causa di una situazione ormai troppo nota perché se ne debba scrivere ulteriormente. Cinque anni fa, in occasione dell’ ottantesimo compleanno, la città e le istituzioni musicali di Stuttgart resero onore a Lachenmann con un lungo ciclo di concerti intitolato Lachenmann-Perspektiven che ottenne un grandissimo successo di pubblico. Avevo seguito in quella occasione la maggior parte degli appuntamenti e ricordo di essere rimasto profondamente impressionato da come il mondo musicale di Stuttgart avesse partecipato in maniera cospicua alle celebrazioni in onore di questo illustre esponente della cultura cittadina, addirittura con una massiccia presenza di giovani che alla fine si mettevano in coda per farsi rilasciare autografi e fare selfies con il Maestro. In Italia, alcuni mesi prima Lachenmann era stato fischiato e deriso alla Scala durante un concerto dedicato alla sua musica. Qui in Germania invece questa musica viene ascoltata attentamente da un pubblico che cerca innanzi tutto di comprenderla e l’ autore viene festeggiato. Se mi permettete, questo è solo uno dei tanti motivi che mi fanno decisamente preferire il pubblico tedesco rispetto a quello italiano.

Dopo gli studi di composizione pianoforte assolti alla Musikhochschule di Stuttgart, l’ avvenimento decisivo per lo sviluppo della personalità artistica di Helmut Lachenmann avvenne nel 1957 quando il ventiduenne musicista ebbe modo di fare conoscenza con Luigi Nono ai Darmstädter Ferienkurse e di seguirlo a Venezia, dove divenne l’ unico allievo mai avuto dal compositore italiano. Come scrive oggi Astrid Karger in un articolo celebrativo apparso sul sito web della casa editrice Breitkopf & Hartel:

Für den damals 21-Jährigen war die strenge serielle Schule gleichwohl eine harte Schule, aber auch ein Wendepunkt in seiner musikalischen Entwicklung. Mit dem Verzicht auf melodische Wendungen war es nun Lachenmanns Ziel eine andere Form von Intensität zu finden. Was er daraus gemacht hat, nennt er selbst „musique concrète instrumentale“. Man soll den Klängen anhören, wie sie entstehen und wie sie hervorgebracht werden. So knüpft Lachenmann an die Tradition Schönbergs, Weberns und Nonos an, entwickelt sie aber auch weiter, überschreitet Grenzen und öffnet dem Hörer neue Horizonte. Dabei sollen aber keineswegs vorgegebene Hörerwartungen bedient werden. Vielmehr geht es darum, „immer wieder eine andere Form von Antennen im Hörer zu schaffen”.

Come mio personale omaggio a questa grande figura di musicista e uomo, vorrei proporre l’ ascolto di tre brani particolarmente rappresentativi della sua parabola creativa. Il primo è Tanzsuite mit Deutschlandlied, composizione per quartetto d’ archi e orchestra risalente al 1980 ed eseguita per la prima volta il 18 ottobre dello stesso anno ai Donaueschinger Musiktagen proprio sotto la direzione di Sylvain Cambreling con la Sinfonieorchester des Sudwestfunk Baden-Baden e il Berner Streichquartett. Il lavoro è strutturato in cinque grandi parti che contengono numerose sezioni più piccole (18 in totale), molte delle quali prendono il nome da motivi di danze ben noti, anche se spesso difficili da distinguere. La melodia del Deutschlandlied da cui la partitura prende il titolo, che anche oggi costituisce l’ inno nazionale della Germania e fu composta da Joseph Haydn che la utilizzò come motivo di base del Tema con Variazioni scritto come secondo movimento del celebre Kaiserquartett op. 76 N° 3, si riconosce abbastanza chiaramente nelle battute iniziali esposte da quartetto d`’ archi che la scompone e quasi la polverizza in una serie infinita di microcellule motiviche. Su questa falsariga è costruito tutto il seguito della partitura, in cui si susseguono tutta una serie di giustapposizioni timbriche e armoniche dalle quali solo a tratti emerge il senso di qualche frase compiuta. Tuttavia la scrittura orchestrale di Lachenmann è concettualmente ben lontana dal presentare una serie di suoni casuali e  disarticolati ma riesce invece, per così dire, ad unire i puntini trasformandoli in una sorta di Klangfarbenmelodie divisionista. Il gioco è molto sottile e richiede qualche minuto prima che l’ orecchio entro in sintonia con il linguaggio musicale della composizione, ma poi si viene conquistati da questa tavolozza sonora fantasmagorica che Lachenmann ci propone con una ferrea coerenza di mezzi strutturali e una grande ricchezza di linguaggio. Senza dubbio si tratta di un pezzo difficile e che richiede all’ ascoltatore una concentrazione attenta, ma che alla fine convince pienamente e si rivela davvero come una delle migliori partiture scritte da un compositore della nostra epoca. In questo video registrato a Porto nel 2012, l’ esecuzione è affidata alla direzione di Peter Rudel sul podio dell’ Orquestra Sinfónica do Porto Casa da Música con la partecipazione del celebre Arditti Quartett, un complesso che appartiene ai nomi storici della musica d’ avanguardia per le più di cento composizioni in prima esecuzione assoluta eseguite durante quarant’ anni di attività.

Di seguito, un breve video tratto dalle prove del concerto tenutosi nel novembre 2015 a Stuttgart con Sylvain Cambreling, a quell’ epoca Generalmusikdirektor della Staatsorchester, che prova il brano insieme a Lachenmann.

Veniamo adesso a “…zwei Gefühle…”, “Musik mit Leonardo” per speaker e ensemble del 1992 in cui Lachenmann ha voluto rendere una sorta di omaggio al suo maestro Luigi Nono. La partitura, scritta per un organico di 22 strumenti, utilizza un testo di Leonardo da Vinci che descrive le emotioni provate da un viandante che sta osservando un’ eruzione vulcanica e cerca di assorbire tutta la varietà di sensazioni creata dal fenomeno fin quando arriva ad una caverna buia e fresca ed è sopraffatto da emozioni contrastanti sull’ opportunità o meno di entrare: paura dell’ oscurità sconosciuta all’interno e desiderio di scoprire quali misteri essa potrebbe contenere. Questo testo è scomposto in elementi fonetici che appaiono come integrati nel paesaggio musicale. L’ esecuzione è guidata da Peter Eötvös, uno tra i massimi esperti odierni di musica contemporanea oltre che apprezzato compositore, sul podio della Symphonieorchester des Bayerischen Rundfunks.

Il terzo brano che vi presento è Schreiben – Musik für Orchester, partitura composta nel 2003 e revisionata un anno dopo. Sono trenta minuti circa di musica che rappresentano al meglio la concezione stilistica di quella che Lachenmann stesso ha definito come Musique concrète instrumentale, un tipo di scrittura che utilizza i mezzi sonori dell’ orchestra sinfonica tradizionale per ottenere effetti che evocano a tratti i rumori della vita quotidiana e un linguaggio musicale che abbraccia la totalità del mondo sonoro accessibile. Il brano è strumentato per un organico orchestrale di grandi dimensioni, con l’ aggiunta di una nutrita sezione di percussioni e di due pianoforti utilizzati per effetti particolari tramite suoni da ricavare direttamente dalle corde. Il risultato complessivo è acusticamente straniante e assai ricco di fascino all’ ascolto. Esegue la London Sinfonietta sotto la direzione di Brad Lubman.

Helmut Lachenmann è sempre stato molto legato alla città e al mondo musicale di Stuttgart. Per il Neujahrskonzert della Staatsoper tenutosi il primo gennaio 2018, nel quale la Staatsorchester festeggiava ufficialmente il suo 425° anniversario, il compositore volle omaggiare il complesso con una nuova composizione espressamente scritta, dal titolo Marche Fatale, di scrittura orchestrale estremamente virtuosistica con un ruolo molto importante affidato alle percussioni. Il tono del brano è di grande allegria con punte ironiche, in un continuo sovrapporsi di brevi cellule tematiche tra le quali spicca un’ evidente citazione dal Tristan und Isolde. Una musica brillante e anche molto divertente, perfettamente adatta al carattere della circostanza e che in quell’ occasione fu applauditissima dal pubblico della Staatsoper, che ne volle addirittura la replica.

Per finire, ecco un saggio della più recente fase creativa di Lachenmann. Si tratta di My Melodies per otto corni e grande orchestra, partitura eseguita per la prima volta il 7 giugno 2018 a München nella Herkulessaal der Residenz. Ecco la registrazione del pezzo.

Qui invece vediamo il Maestro spiegare il pezzo durante un colloquio con Sarah Willis, cornista dei Berliner Philharmoniker, durante le prove della prima esecuzione berlinese, alla Philharmonie sotto la direzione di Sir Simon Rattle.

Concludo qui questo dovuto omaggio a una grande personalità artistica del nostro tempo. Spiace solo, come ho già detto in apertura del post, che l’ ottantacinquesimo compleanno di Helmut Lachenmann non possa essere festeggiato dal mondo musicale tedesco in maniera musicalmente appropriata, visto che in Germania le sale da concerto rimarranno purtroppo chiuse almeno sino alla fine di dicembre. In ogni caso, gli auguri al Maestro sono doverosi e sentiti. Ad multos annos!


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