Stuttgarter Kammerorchester – Bach e Beethoven

Foto ©Reiner Pfisterer

La Stuttgarter Kammerorchester ha concluso la sua stagione recuperando l’ ottavo concerto in abbonamento, in una Liederhalle nella quale finalmente era stato ammesso un numero di spettatori sufficiente a garantire un’ atmosfera adeguata. Il positivo decorso della pandemia qui nella zona di Stuttgart ha infatti permesso al management del complesso la messa in vendita di 499 biglietti, andati esauriti nel giro di poche ore a conferma del fatto che qui da noi la gente vuole continuare a venire a teatro. Infatti anche in questa occasione, come in tutti gli altri concerti a cui io ho assistito dopo la ripresa delle attività musicali, il pubblico ha tributato applausi entusiastici all’ orchestra e a Thomas Zehetmair, il violinista e direttore austriaco finalmente ritornato alla guida del complesso dopo la cancellazione di numerosi appuntamenti dovuta alle ben note vicende degli ultimi mesi.

Con questo concerto, Thomas Zehetmair ha concluso la sua prima stagione da Chefdirigent della Stuttgarter Kammerorchester, il sesto nella storia del complesso fondato da Karl Münchinger nel 1945. Il cinquantottenne musicista austriaco originario di Salzburg, che da diversi anni affianca alla sua attività di violinista tra i più quotati della nostra epoca un intenso impegno nel campo della direzione orchestrale con regolari collaborazioni sul podio di complessi rinomati come la St. Paul Chamber Orchestra e soprattutto la Royal Northern Sinfonia della quale è stato Music Director dal 2002 al 2014, ha tenuto il suo primo concerto come direttore musicale designato al Theaterhaus due anni e mezzo fa e per questa sua ultima esibizione stagionale alla Liederhalle nella nuova veste di direttore stabile della Stuttgarter Kammerorchester ha scelto un bel programma dedicato ad autori classici, esibendosi come direttore e solista nei due Concerti per violino e archi di Johann Sebastian Bach. La lettura di Zehetmair, da anni interprete bachiano apprezzatissimo a livello internazionale, la cui incisione discografica del ciclo integrale delle Sonate e Partite per violino solo, realizzata nel 2007 per la Teldec è considerata dalla critica musicale specializzata come una tra le migliori apparse negli ultimi anni, è sembrata davvero molto notevole per la bellezza severa del fraseggio, la scrupolosità di uno stile impeccabile e la fluida disinvoltura nel superare tutti i passi tecnicamente insidiosi. La sua esecuzione, sostenuta da una Stuttgarter Kammerorchester il cui suono luminoso e ricco di armonici si percepiva finalmente in maniera nitida grazie all’ acustica di una Liederhalle finalmente ripostata al suo arredamento consueto, è apparsa notevole per la bellezza severa del fraseggio, la scrupolosità dello stile e la disinvoltura nel superare tutti i passi tecnicamente insidiosi. Il modo intenso e ricco di concentrata carica espressiva con cui il violinista austriaco ha eseguito i tempi lenti dei due Concerti era forse la cosa più pregevole di queste due esecuzioni. Zehetmair ha un suono timbricamente pregevolissimo e si fa apprezzare soprattutto per la sua splendida capacità di gestire la dinamica, con pianissimi aerei e quasi impalpabili ma assolutamente perfetti nella proiezione ed espansione del suono in sala.

Foto ©Reiner Pfisterer

Dopo i due brani bachiani, la serata si concludeva con la versione per orchestra d’ archi del Quartetto in fa minore op. 95 di Beethoven, il cosiddetto Quartetto serioso, secondo il titolo scritto dal musicista sull’ autografo. Queste trascrizioni costituiscono la testimonianza di una tradizione esecutiva antica che annovera esponenti illustri come Gustav Mahler, il quale arrangiò per orchestra d’ archi e diresse il Quartetto op. 135 di Beethoven oltre al celeberrimo Der Tod und das Mädchen di Schubert, ed è documentata anche da leggendarie incisioni discografiche come quella di Wilhelm Furtwängler della Große Fuge, sempre del musicista di Bonn. È un tipo di lettura che richiede una grande attenzione da parte del direttore nel dosare le sonorità per non appesantire e rendere poco comprensibili le linee tematiche della scrittura a quattro voci. Thomas Zehetmair è riuscito a evitare questo rischio, realizzando un’ esecuzione impeccabile dal punto di vista stilistico, ricca di slancio e passionalità ma perfettamente equilibrata nell’ evidenziazione delle strutture, in cui la bellezza del suono esibita dai diciannove archi della Stuttgarter Kammerorchester, sotto la guida tecnicamente irreprensibile del suo Chefdirigent, e la perfetta evidenziazione di una scrittura caratterizzata dall’ assoluta indipendenza delle quattro voci strumentali erano le caratteristiche principali di un’ interpretazione intensa, drammatica nel bellissimo primo tempo e condotta con un tono energico e serrato fino alla sorprendente conclusione dell’ Allegro agitato in fa maggiore con cui il compositore di Bonn chiude un brano ricco di contrasti drammatici e improvvisi cambiamenti di atmosfere. Grande successo finale da parte di un pubblico felice di aver potuto ascoltare finalmente un concerto di quelli veri, con tutti i crismi, che ci ha fatto ben sperare per la ripresa delle attività musicali nel prossimo mese di settembre. Nella prossima stagione concertistica, la Stuttgarter Kammerorchester festeggerà ufficialmente il settantacinquesimo anniversario della sua fondazione con una nutrita serie di appuntamenti a cui dovrebbe valere davvero la pena di assistere.


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