Ricevo e pubblico la seconda puntata dello studio in cui il prof. Marco Gaudino esamina la didattica del flauto traverso dal punto di vista storico. Buona lettura a tutti e un ringraziamento al didatta napoletano per la collaborazione offerta a questo sito.
Concezioni storico- didattiche nel flauto traverso parte seconda
Il flautista da me detto “pastorale” sostiene che le labbra non debbano essere il centro dell’ emissione del suono: le ricerca rilassate, professando un tipo di impostazione interna del cavo orale che richiami allo sbadiglio, in un tipo di emissione di flusso aereo molto caldo. Il suono che persegue è ampio, limpido e sostenuto al punto giusto, non va oltre un modo di soffiare che non sia ampio e spinto. Ha un vibrato molto più largo di quello lirico, lo modula tra suono fermo ed espressivo, più che aggressivo. Le sonorità che riesce a conseguire sono molto belle e adattabili facilmente a dei modelli interpretativi mai troppo incisivi. Il flautista pastorale è elegante, raffinato, riporta alla sensazione uditiva di un suono simile ad una voce impostata, ma non lirica. Le fasce muscolari coinvolte nella produzione sonora di chi si avvia a questo tipo di approccio flautistico, sono sicuramente molto meno tese dell’altra tipologia. Si stancano di meno ma: nel voler aumentare l’ intensità del flusso aereo alla ricerca di una maggiore incisività delle frasi musicali, si tende ad un suono sforzato e spesso crescente di intonazione. Da cosa dipende questo problema? Quasi tutti attribuiscono il problema ad un aumento spropositato della velocità aerea dello strumentista stesso, che vorrebbero tendere a diminuire cercando di variare l’ indirizzo del flusso aereo sul foro della boccoletta, indirizzandolo verso il basso; altri tendono semplicemente a variare l’ apertura del cavo orale attraverso le posizione della mandibola, ovvero abbassandola. Apriamo una parentesi specificando che la mandibola può: abbassarsi, alzarsi, andare avanti e indietro.
E se vi dicessi che il problema dei suoni spinti e crescenti nasce invece da una questione inversa a quella professata di troppa velocità di flusso erogato, ossia: aumento di intensità del flusso aereo non supportato da sufficiente velocità dello stesso, mi contestereste? Bene, mi sento pronto alla contestazione: provate ad aumentare l’ intensità del flusso cercando di stringere le labbra ad ogni suo intensificarsi e noterete delle grosse differenze di intonazione nel senso inverso; il suono tende a non essere più crescente ma intonato. Tuttavia è anche corretto pensare che un aumento di intensità troppo elevato di flusso aereo rispetto alle frequenze da emettere in sonorità forte abbia nel suo seno una spropositata velocità aerea non in ingresso alla boccoletta, ma che pulsa nel tubo su una dimensione di lunghezza generatasi non idonea all’intonazione dei toni prodotti. Il flautista può evitare detta dinamica in due modalità di azione: la prima non diminuendo la forza di espulsione del flusso aereo ma stringendo le labbra ai lati. L’ azione compiuta correttamente diminuisce l’ intensità in entrata del flusso aumentandone la sua velocità con conseguenze positive su “intonazione crescente con suono spinto”. Bisogna erogare un flusso aereo a maggior velocità per fare in modo che la velocità di pulsazione dell’aria contenuta nel tubo del flauto rallenti. Mi sembra un controsenso, ma vi esorto a riflettere bene sulla questione! Un aumento di velocità di flusso fa in modo che la pulsazione che avviene nel tubo del flauto si sposti in avanti, con conseguenze sul numero di cicli prodotti al secondo, relativi a porzione di tubo maggiore in cui si svolge. Il tipo di manovra aero-labiale esposta dà al flautista la sensazione di non escludere dal concetto di suono forte un aumento di forza stesso del flusso aereo emesso, ma ne limita l’ intensità con l’ uso delle labbra, aumentandone la velocità. Si genera tra le labbra un passaggio leggermente più stretto aumentando la velocità del flusso e riducendone l’ intensità, per evitare che la pulsazione possa avvenire su una porzione minore del tubo del flauto, in quanto l’ azione equilibra la colonna aerea che va verso l’esterno e quella che reagisce verso l’ interno del tubo stesso.
La seconda modalità di correzione può avvenire soffiando con meno intensità e aprendo il foro labiale attraverso il movimento della mandibola verso il basso. Nella ricerca di produrre un flusso aereo caldo, si genera una contingenza di diminuzione di energia aerea che equilibra i due flussi interagenti nel tubo del flauto. Questo tipo di azione limita, però, nella produzione sonora, la sensazione uditiva di incisività nelle dinamiche FORTE e FORTISSIMO. I tipi di modalità esecutive illustrati, atti a risolvere il problema legato alla produzione del suono spinto e crescente nel flauto traverso, generano e hanno generato nel corso degli anni nella scuola flautistica notevoli divergenze di pensiero. Le divergenze avvengono e sono avvenute perché i motivi di azione sulla problematica da risolvere si sono sempre basati su soluzione empiriche, ignorando i rapporti di causa-effetto nelle dinamiche fisiche che li generano. È soprattutto la differenza di calore tra i due flussi interagenti, oltre alle aperture diverse del cavo orale, che variano le velocità aerea all’ ingresso del flauto rispetto ai suoni da emettere nelle varie intensità, non rendendo possibile un rapporto di compressione ideale atto ad una produzione sonora che non sfoci nello sforzato durante l’ aumento di intensità del flusso, generatore del suono. La forma d’ onda che si va a delineare tra il ventre che va verso l’ esterno del tubo e l’ incontro con la pressione atmosferica, ossia il punto di massima compressione che si genera tra esterno del tubo e l’ atmosfera, tende ad una proiezione non lineare ma di distorsione dell’ onda, generando il senso dello sforzo e della cattiva intonazione.
Il flusso aereo dello strumentista non riesce ad ostacolare la contropressione atmosferica che si genera tra tubo e l’ aria esterna, tendendo a cedere in energia compressiva verso l’ esterno; generando così uno stato di sforzo e di suono crescente. Più l’ intensità del flusso aumenta e più le labbra devono essere serrate nella zona degli angoli o quanto mai lasciate nella stessa posizione di partenza invece di variarne la tensione nel senso opposto, ossia rilassarle troppo nei forti. Per evitare, invece, che ci siano variazioni di altezze tonali, soprattutto se il gioco di aumento di flusso avviene nei suoni gravi, basta non serrarle troppo al centro. Non serrarle troppo non significa però rilassarle!!! E questo vale anche nel passaggio alle sonorità piano: bisogna evitare di non rilassare le labbra totalmente, associando i piani ad una diminuzione di tensione muscolare che porterebbe inevitabilmente verso un suono calante di intonazione o quanto meno timbricamente diverso da quello in partenza. Il problema principale è sempre lo stesso, ossia variazioni termodinamiche e di velocità dell’aria tra esterno e interno al cavo orale durante l’ atto di compressione nel sostegno e generazione dei suoni prodotti nelle tecniche del flauto traverso. In primavera tutto è più semplice perché l’ aria esterna è meno pesante da comprimere e da riscaldare, in quanto più calda che nel periodo invernale.
Nella posizione del flautista detto Pastorale con labbra più rilassate rispetto quello lirico, l’ uso dei muscoli cricoaritenoidei laterali in antagonismo con quelli posteriori è meno marcato. Ricercare un vibrato stretto in questa posizione respiro-labiale potrebbe portare la muscolatura vocale deputata al sostegno a cedere, soprattutto nei muscoli cricoaritenoidei posteriori. Nel flautista pastorale che utilizza massima distensione delle labbra, i muscoli cricoaritenoidei posteriori possono diventare troppo tonici e sensibili alla minima variazione di intensificazione del flusso aereo prodotto, tendendo ad allargare la glottide con conseguenze che portano a un tipo di sonorità sforzata e ad un vibrato che non riesce a venir fuori stretto ma al contrario ampio, nel registro grave soprattutto. La poca velocità di flusso, prodotto in atto di variazioni cicliche aeree durante la produzione del vibrato porta a un uso non sincronico ed elastico delle fasce muscolari cricoaritenoidee laterali e posteriori che dovrebbero sostenere le variazioni aerodinamiche a cicli più ravvicinati nell’ uso del vibrato stretto, denominato in questo manuale: vibrato lirico. La minore tonicità muscolare in equilibrio tra cricoaritenoidei laterali e posteriori nel suono pastorale, nella ricerca di un vibrato stretto, comporta a breve tempo la produzione di un tipo di sonorità energeticamente stanca, senza forza, quasi come quando si passa a suonare il flauto, dopo aver suonato per un poco di tempo in più l’ ottavino. Vibrato ampio in un suono del tipo pastorale e stretto nel tipo di sonorità lirico dunque, il passaggio delle due tipologie di sonorità e vibrato dovrà, nella maniera più assoluta, essere compensato da un sapiente e cosciente uso delle labbra. Il suono Pastorale in linea generale deve e lavora su un tipo di vibrato meno stretto. Un suono tipico di grossi nomi di spicco della vecchia scuola francese, la quale si potrebbe dividere a sua volta in flautisti lirici e pastorali. Variazioni di pressione atmosferica, negli stati di aumento o abbassamento di temperature aeree tra variazioni di luoghi e città, nonché altitudini maggiori o minori sul livello del mare, porta molto spesso il flautista a perdere il senso di controllo sul suono, sia se si tratti di flautisti di stile pastorale o lirico. Quando l’ aria diventa più leggera il flautista lirico ha la sensazione di perdere incisività, varia il rapporto di compressione aereo e il modo in cui esso si riflette sulla glottide. L’ aria leggera pulsa più facilmente e il rapporto spinta-compressione che crea quel suono più elastico e lirico-violinistico, viene a mancare. Diversamente per il flautista pastorale l’ aria più leggera della pressione atmosferica, lo aiuta a sostenere meglio i suoni; lui usa aria più calda e più leggera di quello lirico e quindi si crea un equilibrio tra aria insufflata e aria che reagisce all’ insufflazione. Sia nella tipologia lirica che pastorale in primavera quando l’ aria diventa più leggera, il suono tende a crescere. Accade che la pulsazione tende a velocizzarsi. La spiegazione al fenomeno data dai fisici è che l’aria più tiepida si muove con maggiore velocità di quella meno tiepida. Io asserisco, invece, rispetto alla situazione citata, che l’ aria tiepida si muove più velocemente in cicli di pulsazione di quella proveniente dal cavo in quanto, l’ aria proveniente dal cavo orale è più umida e quindi più leggera di quella contenuta nel flauto, anche a regimi di aumento di velocità di flusso in ingresso alla boccoletta. L’ aria umida e calda è più leggera di quella calda esterna, per questo motivo l’ aria contenuta nel tubo del flauto ha una spinta maggiore verso il suo interno, facendo ancora una volta in modo che la pulsazione aerea nel tubo avvenga su porzioni minori di quelle ideali ad una corretta intonazione. Come sopperire a questo difetto stagionale? Io propongo di diminuire l’ intensità del flusso aereo in stato di insufflazione, in linea generale, e/o come proposto precedentemente di stringere le labbra ai lati anche in questa contingenza, ma avendo sempre un’ intensità di flusso molto moderata in questo caso. Ad aumento di velocità del flusso con diminuzione dell’intensità dello stesso, si ha un equilibrio di funzionamento delle due fasce muscolari vocali, che tenderanno a sostenere il suono prodotto nel flauto in maniera equilibrata, ripercuotendosi sulla bellezza dei suoni prodotti e sulla loro forza nel controllo dell’ intonazione, anche nella stagione estiva. Il tubo del flauto fa da commutatore di velocità del flusso proveniente dai polmoni, questo è una circostanza fondamentale da tener sempre presente. La dinamiche che si generano richiamano il teorema Bernoulli: al centro della glottide l’ aria passa con maggiore velocità di quella circostante ad essa che avendo più pressione si riflette in tutti i suoi lati. Il motivo della chiusura della glottide nasce quando l’ aria circostante ad essa spinge di più ai lati della stessa anzichè nella sua retroattività pressoria centrale, generandone la chiusura a vari stati di tensione dipendente dai frangenti aerodinamici che si creano nel flauto e negli strumenti a fiato in relazione alle varie altezze tonali da realizzare.
Liberamente tratto da: Marco Gaudino, Suono Pensando, ed. Lulu, acquistabile su Amazon
Marco Gaudino
Si invitano in lettori a leggere tutti gli articoli precedenti pubblicati dallo stesso autore sul blog Mozart2006 a partire dal mese di Dicembre 2019
Scopri di più da mozart2006
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.


