Stuttgarter Philharmoniker Sommerkonzerte – Anna Tifu e Stefan Blunier

Foto ©Mozart2006

La vita musicale qui a Stuttgart sta ricominciando a pieno ritmo e, sia pure con gli accessi di pubblico ancora fortemente limitati dalle norme di sicurezza, le varie istituzioni hanno programmato a tempo di record una nutrita serie di appuntamenti, molti dei quali assai ricchi di interesse. Anche gli Stuttgarter Philharmoniker hanno ripreso la loro attività con quella che in origine doveva essere l’ ultima serata della stagione in abbonamento. Era un concerto che io attendevo con particolare interesse per la presenza come solista di Anna Tifu, la trentaquattrenne violinista cagliaritana di origini rumene che mi aveva molto positivamente impressionato quando aveva eseguito con i Philharmoniker il Secondo Concerto di Paganini, circa due anni e mezzo fa. Dopo la riapertura dei confini, Anna Tifu ha potuto viaggiare fino a Stuttgart e confermare la sua presenza a quella che è stata la sua prima esibizione pubblica dopo la pausa imposta dalla pandemia. I biglietti per il concerto, replicato due volte nella stessa giornata, sono andati esauriti in pochissimo tempo e il pubblico della Liederhalle, disposto nella stessa forma da me descritta nel resoconto del primo appuntamento con la Staatsorchester Stuttgart, ha tributato un caloroso successo alla virtuosa italiana che in questa esecuzione ha messo in mostra di nuovo tutte le belle qualità che io avevo descritto recensendo la sua esecuzione del Concerto di Paganini.

Per questo suo ritorno qui a Stuttgart, Anna Tifu ha scelto il Concerto op. 61 di Beethoven e fin dalla sua prima entrata si percepiva in maniera nitidissima la gioia di una musicista che finalmente aveva la possibilità di riprendere contatto con il suo pubblico. Dopo la bellissima esecuzione paganiniana di due anni e mezzo orsono, la giovane violinista cagliaritana ha dato anche in questa sua seconda esibizione alla Liederhalle una bella prova di maturità musicale accostandosi a uno tra i brani più importanti della letteratura classica. Dal punto di vista tecnico, c’ è veramente poco o nulla da eccepire sulle qualità strumentali di questa giovane concertista che negli ultimi anni si sta conquistando una posizione di rilievo tra i violinisti dell’ ultima generazione. Anna Tifu anche questa volta ha messo in mostra un suono di bellissima qualità timbrica ottenuto sfruttando tutte le qualità del suo splendido strumento (lo Stradivari Marèchal Berthier ex-Napoleon del 1716), un’ intonazione precisissima e una padronanza davvero notevole nella gestione del vibrato, che la ragazza sarda riesce a impiegare come un vero e proprio mezzo espressivo con una perfetta consapevolezza, in tutte le sfumature possibili. Il fraseggio è fluido, grazie a una tecnica dell’ arco impeccabile, e la dinamica cesellata nei minimi dettagli, con una vastissima gamma di tinte e variazioni dinamiche. Il dominio della forma è quello dell’ interprete di classe e la padronanza tecnica di livello assoluto, da virtuosa di alto rango. Dal punto di vista interpretativo, la visione beethoveniana di Anna Tifu è di concezione classica, volta a mettere in rilievo le soluzioni di scrittura che Beethoven aveva mutuato da autori come Louis Spohr e Giovanni Battista Viotti. Splendida, nonostante qualche rigidità agogica, quasi certamente dovuta a problemi di coordinazione con l’ orchestra in una situazione acustica inusuale, è stata la resa delle complesse architetture formali del primo tempo concluso da una cadenza davvero virtuosisticamente rimarchevole, bellissimo il gioco di sfumature timbriche e pianissimi nell’ Adagio, seguito da un Rondò di squisita eleganza e caratterizzato da un dominio tecnico e stilistico assolutamente impeccabile. Un’ esecuzione complessivamente di altissima qualità, decisamente tra le migliori di questo brano che mi sia capitato di ascoltare negli ultimi anni. La gioia di suonare nuovamente in pubblico ha portato Anna Tifu a concedere due bis virtuosisticamente e musicalmente assai impegnativi. L’ esecuzione di Les Furies, il movimento finale della Seconda Sonata per violino solo che Eugene Ysaye dedicò a Jacques Thibaud, era davvero altamente spettacolare per la perfetta resa delle figurazioni sul tema del Dies Irae che alle battute 41 e 58 devono essere suonate sul ponticello e che la Tifu ha risolto con una disinvoltura da vera virtuosa. Presa dall’ entusiasmo, Anna Tifu ha concluso la sua esibizione con una intensa, concentrata ed espressiva lettura della celebre Ciaccona di Bach, con la sezione finale omessa ma ugualmente molto interessante per la nobile cantabilità del fraseggio esibita dalla giovane violinista cagliaritana. Decisamente, questa serata a Stuttgart ha confermato che nel caso di Anna Tifu siamo di fronte a un’ artista da seguire con attenzione e in grado di offrire cose molto interessanti nei prossimi anni.

Foto ©Mozart2006

Stefan Blunier, cinquantaseienne direttore svizzero abbastanza noto qui in Germania per il suo lavoro svolto come Generalmusikdirektor a Bonn dal 2008 al 2016 e che collabora regolarmente con gli Stuttgarter Philharmoniker, ha offerto un bel sostegno strumentale alla parte solistica nel Concerto beethoveniano dopo aver aperto la serata con un’ esecuzione molto pregevole del Concerto in mi bemolle Dumbarton Oaks di Strawinsky, partitura del 1938 scritta per festeggiare il trentesimo anniversario matrimoniale di Robert Woods Bliss e Mildred Barner, proprietari della tenuta nel distretto di Columbia da cui la partitura prende il nome. Si tratta di un brano scritto per un organico di quindici strumenti comprendente flauto, clarinetto, fagotto, due corni, tre violini, tre viole, due violoncelli e due contrabbassi. Il tono vagamente umoristico e il virtuosismo strumentale di questa composizione che costituisce una sorta di omaggio alla forma barocca del Concerto Grosso è stato reso in maniera tecnicamente impeccabile da Stefan Blunier e dagli strumentisti degli Stuttgarter Philharmoniker, molto bravi anche nel concerto di Beethoven a destreggiarsi con i problemi acustici posti dalla disposizione inusuale imposta dalle regole di distanziamento attualmente ancora vigenti. Nel complesso una bella serata, festeggiata da un pubblico assai contento di ritrovare finalmente la musica dal vivo e che ci ha riconfermato la classe indiscutibile di una concertista italiana che ormai è sicuramente in grado di ambire a una carriera di alto livello internazionale.


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