Lucia di Lammermoor alla Bayerische Staatsoper

Foto ©www.staatsoper.de

Il desiderio di riascoltare finalmente una Lucia di Lammermoor con una coppia di protagonisti adeguata mi ha spinto ad andare fino a München per assistere alla ripresa del capolavoro di Donizetti alla Bayerische Staatsoper, con Venera Gimadieva e Juan Diego Florez nei due ruoli principali. Sicuramente il dazio da pagare era costituito dalla messinscena, che io comunque avevo già visto in streaming e quindi non mi trovava impreparato. Poco da dire, comunque, su questo allestimento ideato nel 2015 dalla regista teatrale polacca Barbara Wysocka: si trattava del solito accumulo di sciocchezzine e banalità da Regietheater, nemmeno troppo originali. Nella scenografia che vedete nella foto e rimane immutata durante tutto lo spettacolo, la tragica vicenda romantica ideata da Salvadore Cammarano a partire dal romanzo di Walter Scott si tramuta in una sorta di soap opera reloaded dedicata alle vicende di un uomo d’ affari degli anni Cinquanta o Sessanta, finanziariamente decaduto, che vuole salvare la ditta di famiglia tramite il matrimonio della sorella con un tycoon. Purtroppo, il piano è ostacolato dal fatto che la ragazza è perdutamente innamorata di un giovanotto scapestrato, che gira con una cabriolet Cadillac abbigliato come James Dean in Rebel Without a Cause. Poco altro da segnalare in una regia tutto sommato abbastanza banale e risaputa, salvo al massimo il tailleur rosa pallido con cappellino pillbox indossato da Lucia nella scena delle nozze e che richiamava in maniera abbastanza evidente quello indossato da Jacqueline Kennedy a Dallas nel fatidico 22 novembre 1963. In ogni caso, la messinscena aveva almeno il pregio di non costringere i cantanti in posizioni innaturali o assurde e questa, con i tempi che corrono, è gia una cosa non da poco. Ciò detto, possiamo passare a occuparci della parte musicale: di stupidaggini come questa, che purtroppo chi frequenta i teatri lirici in Germania è obbligato a sorbirsi perchè qui da noi questo tipo di teatro è considerato l’ unico possibile, non vale neanche la pena di parlare a lungo.

Iniziamo parlando di Venera Gimadieva, perché in fondo era per lei che mi sono deciso a fare il viaggio fino a München. Non ho mai fatto mistero della mia ammirazione per questa ragazza russa non ancora trentaquattrenne, che secondo me ha tutti i requisiti per occupare una posizione di primissimo piano nel panorama operistico dei prossimi anni. La voce morbida e luminosa, la pronuncia italiana pressoché perfetta, la qualità smaltata e lieve delle mezzevoci e dei piani, il controllo impeccabile delle agilità hanno permesso al giovane soprano di Kazan una splendida caratterizzazione vocale del ruolo di Lucia. Quella di Venera Gimadieva era un’ interpretazione che della protagonista metteva in risalto soprattutto i tratti umani e dolenti di una giovane donna innamorata per la prima volta nella sua vita e che si rifugia nella pazzia dopo aver visto i suoi sogni andare in pezzi di fronte a una realtà che lei non è in grado di cambiare. Nella scena d`entrata, la Gimadieva coglie alla perfezione il tono fra trasognato e dolente della melodia donizettiana, con un’ incantevole freschezza ingenua di fraseggio in “Regnava nel silenzio”, una cabaletta più malinconica che spettacolare e un bellissimo tono patetico nel duetto con Edgardo. Notevole anche la scena con Enrico, nella quale la giovane cantante russa esegue anche le agilità cromatiche di solito omesse nelle normali esecuzioni e oltre alla bravura vocale ha mostrato anche notevoli doti di recitazione: l’ espressione mista di tristezza e rabbia espressa dall’ occhiata con cui replicava al “Devi salvarmi!” del baritono era davvero da attrice di alta classe, un tocco di quelli che da soli bastano a definire un personaggio. Dopo una scena delle nozze intensa e drammatica, Venera Gimadieva ha siglato definitivamente una prestazione di altissimo livello con una splendida scena della pazzia. Il tono allucinato del fraseggio, con una dizione scolpita e rifinita, la delicatezza di certe sfumature e l’ eleganza di uno “Spargi d’ amaro pianto” variato con gusto e tenuto sempre in misura erano le caratteristiche principali di un’ interpretazione a cui l’ accompagnamento della Glasharmonika, previsto dall’ edizione critica adottata in questa produzione, conferiva un tocco definitivo di allucinazione quasi metafisica. Senza mezze misure, era dai tempi delle migliori prove di June Anderson e Mariella Devia che non ascoltavo una Lucia così rifinita e completa. Se facciamo eccezione per un paio di sopracuti leggermente calanti, la prestazione di Venera Gimadieva si può definire senza dubbio come assolutamente esemplare e degna di occupare un posto di primo piano tra le migliori interpreti della parte negli ultimi decenni.

Foto ©Wilfried Hösl

Per quanto riguarda l’ Edgardo di Juan Diego Florez, devo dire che il tenore peruviano ha nell’ insieme dato molto più di quanto io non mi aspettassi da lui. Non sono mai stato completamente convinto della svolta che Florez ha dato alla sua carriera negli ultimi anni: a mio avviso, nel repertorio romantico il cantante non riesce a raggiungere gli esiti senza dubbio rilevanti che ci ha dato nelle opere rossiniane. Per un personaggio come Edgardo, prototipo del perseguitato di stampo byroniano, la voce di Florez manca di quella sostanza nei centri assolutamente necessaria per conferire ampiezza e nobiltà al fraseggio. Anche gli acuti, in questo tipo di tessiture, non hanno quella brillantezza e nitidezza che Florez può permettersi di sfoggiare nei passaggi di agilità della musica di Rossini. Premesso questo, va detto che la prova del tenore di Lima è stata nel complesso notevole per impegno nella caratterizzazione drammatica. Certamente nel primo atto e nella scena della maledizione la voce suonava abbastanza sotto sforzo, ma nel terzo atto la scena della torre è stata risolta con una bella aggressività di fraseggio e nel finale, cantato in tono, Florez ci ha fatto ascoltare le cose migliori con un “Fra poco a me ricovero” di buona classe e un “Tu che a Dio” cantato con belle sfumature e un legato abbastanza preciso. Nel complesso una prova più che onorevole da parte di un cantante che si è sempre distinto per un’ esemplare professionalità, ma che non basta a farmi cambiare la convinzione secondo la quale Juan Diego Florez è destinato a rimanere abbastanza estraneo a questo tipo di ruoli.

Tra gli altri interpreti dei ruoli principali, sono rimasto favorevolmente impressionato dal Raimondo del giovane basso finlandese Mika Kares. La voce è ampia e di buona qualità anche se non del tutto sfogata in alto e il cantante la tiene abbastanza alta di posizione senza cercare di scurirla artificialmente come fanno quasi tutti i colleghi della sua corda negli ultimi anni. Anche dal punto di vista interpretativo, la caratterizzazione era abbastanza interessante. Scadente invece l’ Enrico del baritono polacco Mariusz Kwiecen, di voce dura e sforzata a causa di un metodo di canto grazie al quale il suono risulta sempre grosso ma sordo e l’ intonazione in qualche caso fallosa. Ne risultava un personaggio terribilmente monotono nella sua eterna e immutabile aggressività di fraseggio, senza la minima traccia di sfumature e variazioni dinamiche. In complesso discrete tutte le parti di fianco.

Ancha la parte strumentale e corale era certamente di buon livello: i complessi della Bayerische Staatsoper sono di ottima qualità e Antonino Fogliani ha diretto con molto mestiere. Gli accompagnamenti erano nel complesso flessibili e rispettosi delle esigenze del canto anche se la personalità interpretativa non mi è parsa molto rilevante. Una bacchetta dotata di caratteristiche più originali avrebbe certamente potuto conferire qualcosa in più a livello di visione complessiva, ma nel complesso la prova del maestro italiano è apparsa abbastanza adeguata sotto il profilo della gestione di tempi e dinamiche. Successo vivissimo, con un vero trionfo per la coppia dei protagonisti. Soprattutto per loro due, la recita valeva il viaggio.


Scopri di più da mozart2006

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.