SWR Symphonieorchester 2017/18 – Abo-Konzert 6

Foto ©swrclassic.de

Per il sesto concerto della stagione in abbonamento, Sir Roger Norrington è tornato alla Liederhalle a dirigere per la prima volta la SWR Symphonieorchester. L’ ottantatreenne musicista di Oxford ha segnato un’ epoca indubbiamente significativa della vita musicale qui a Stuttgart con i suoi tredici anni di attività come Chefdirigent della RSO des SWR, il complesso che insieme alla SWR Sinfonieorchester Baden-Baden und Freiburg ha dato vita alla nuova orchestra radiofonica dopo la fusione avvenuta nel 2016. Con la precedente formazione, Sir Roger Norrington aveva sviluppato un’ idea senza dubbio molto originale derivata dai suoi molti anni di studio dedicati all’ approfondimento delle tecniche strumentali antiche: l’ applicazione dei criteri di prassi esecutiva storicamente informata a un’ orchestra sinfonica tradizionale. I risultati ottenuti sono stati sempre degni di interesse e quello che la critica tedesca ha definito Stuttgarter Sound, in pratica una sonorità molto trasparente e definita nella quale il ricorso al vibrato tradizionale degli archi è limitato solo ad alcuni punti prefissati, ha costituito la base per esecuzioni che hanno riscosso molti consensi dal pubblico e dalla critica. Norrington, dopo i concerti a Stuttgart, Mannheim e Freiburg, condurrà l’ orchestra in una breve tournée in Gran Bretagna con un programma quasi identico a quello presentato alla Liederhalle.

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Arrivato ormai alla soglia del suo ottantaquattresimo compleanno, Sir Roger Norrington non ha perso nulla sotto il profilo della lucidita ed energia. Anche se il maestro inglese si concede da qualche anno l’ uso di una sedia sul podio, il suo gesto è sempre efficace e puntuale in un atteggiamento complessivo venato da una sorridente bonomia che sembra quasi quella di un nonno alle prese coi nipotini. L’ esecuzione della Ouverture da concerto Con Brio di Jörg Widmann, commissionata nel 2008 dalla Symphonieorchester des Bayerischen Rundfunks che l’ ha eseguita per la prima volta sotto la direzione di Mariss Jansons, è apparsa assolutamente impeccabile per la precisione nella resa dei dettagli e la sottolineatura puntuale delle dinamiche. Come in tutti i lavori orchestrali di Widmann, quarantaquattrenne virtuoso di clarinetto e compositore allievo tra gli altri di Hans-Werner Henze e Wolfgang Rihm, il linguaggio musicale è stilisticamente abbastanza eclettico e spazia dalle rievocazioni delle architetture classiche, come nel caso dell’ Oktett per ensemble di archi e fiati che ebbi modo di ascoltare a Ludwigshafen nel 2006, eseguito da elementi della Mahler Chamber Orchestra durante un concerto diretto da Claudio Abbado, fino alle raffinate combinazioni timbriche del postserialismo. Come in tutti i suoi lavori ispirati al classicismo viennese, anche qui Widmann non ha inserito nella partitura citazioni dirette della musica di Beethoven ma si è lasciato ispirare dalle combinazioni timbriche creando un’ atmosfera a tratti irreale, un gioco di suoni raffinatissimi organizzati in una dinamica continuamente cangiante. Nel complesso si tratta di un lavoro piacevolissimo da ascoltare, chiaro e ben definito nella struttura, con soluzioni di scrittura davvero molto interessanti.

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L’ altro grande motivo di interesse della serata era per me la presenza di Francesco Piemontesi, trentaquattrenne pianista ticinese originario di Locarno e residente a Berlino, che dopo il suo fulminante debutto di due anni fa qui a Stuttgart sotto la direzione di Andrea Marcon era stato subito reinvitato dal management della SWR. La splendida interpretazione del Concerto N° 3 in do minore op. 37 di Beethoven che il giovane pianista svizzero ci ha fatto ascoltare ha confermato in pieno le impressioni altamente positive da me riportate in occasione del suo debutto qui da noi. Si tratta davvero di un interprete ragguardevole per maturità di concezione esecutiva soprattutto in relazione alla giovane età, affinità stilistica e consapevolezza di fraseggio. Il Terzo Concerto nella lettura di Piemontesi è intenso, equilibrato, ricco di colori e di sonorità timbrate e trasparenti nelle mezze tinte, perfetto per equilibrio nel respiro melodico e capacità di far cantare lo strumento. Il dominio della tastiera è assolutamente impeccabile, con un tocco filigranato e incisivo nei passi di agilità di forza e un gusto sorvegliatissimo nell’ uso del pedale. Un’ interpretazione di tono aristocratico ed elegante, che ha toccato i suoi vertici nella perfetta resa delle architetture del movimento iniziale e nella cantabilità nobile ed ispirata con cui Piemontesi ha reso il Largo centrale, chiudendo con una scintillante esibizione di tutto il meglio delle sue qualità virtuosistiche nel Rondò. Sul podio Norrington, che da tempo collabora assiduamente con il giovane virtuoso elvetico, è stato perfetto nell’ assecondare la parte solistica e nel fornire un magnifico sostegno di colori realizzati da un’ orchestra disposta secondo lo schema in uso ai tempi di Beethoven, con i fiati disposti ai due lati del palcoscenico, il pianoforte collocato al centro e il direttore seduto dietro con la faccia rivolta al pubblico. In complesso, un’ esecuzione che si può tranquillamente definire come un modello di interpretazione beethoveniana moderna, di un livello esemplare sotto tutti i punti di vista.

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Nella seconda parte Norrington ha riproposto un esempio delle sue interpretazioni beethoveniane che sono state tra i maggiori successi delle sue stagioni a Stuttgart. In questo caso si trattava della Terza Sinfonia in mi bemolle maggiore op. 55, la celeberrima Eroica. Anche qui, esecuzione tecnicamente impeccabile e di alto livello, con una prova assolutamente splendida dell’ orchestra, perfetta nel rispondere a tutte le sollecitazioni della bacchetta. Cone nelle numerose precedenti esecuzioni di questa pagina da lui proposte ai tempi della RSO Stuttgart des SWR l’ organico strumentale scelto da Norrington è abbastanza nutrito, con sei contrabbassi e circa sessanta elementi complessivi.Dal punto di vista interpretativo, almeno per quanto mi riguarda, il giudizio in questo caso è lievemente più complesso. La concezione di Norrington è quella degli interpreti che si rifanno allo studio e al ripristino delle prassi esecutive secondo lo stile d’ epoca, come sanno coloro che conoscono la sua incisione integrale del ciclo sinfonico beethoveniano. Secondo questi criteri, Beethoven va distaccato dai suoi legami con il grande sinfonismo romantico e va piuttosto messa in evidenza la sua relazione con il mondo classico haydniano e mozartiano e con autori come Spohr, Cherubini, Diabelli e Mayr. C’ è molto di vero in tutto questo e non ho difficoltà ad ammetterlo, ma almeno per il mio gusto non si possono ignorare completamente le profonde caratteristiche innovative su cui si basano partiture come la Terza Sinfonia, che costituiscono un deciso atto di cesura con tutto quanto avvenuto in precedenza e un tentativo audace di aprire nuove strade. Siamo d’ accordo che al giorno d’ oggi avrebbe poco senso riproporre i criteri esecutivi tipici dei grandi direttori di scuola romantica, ma questo non mi impedisce di dire che la grandezza delle architetture sinfoniche beethoveniane esce piuttosto sminuita da questo tipo di interpretazioni, nonostante la lucidità della direzione di Norrington, la tensione ritmica, precisione con cui sono stati resi i dettagli strumentali e la commossa espressività del fraseggio nella Marcia Funebre, dal tono grandiosamente tragico nonostante la scelta di un tempo forse un po’ troppo affrettato per i miei gusti, che costituivano gli elementi sicuramente più interessanti di questa esecuzione. Ad ogni modo, per chi apprezza questo tipo di interpretazioni, questa che abbiamo ascoltato nella serata alla Liederhalle era sicuramente tra le migliori ascoltabili al giorno d’ oggi per coerenza ed efficacia di impostazione complessiva. Da sottolineare ancora una volta la splendida prestazione della SWR Symphonieorchester, in questa seconda parte disposta alla maniera viennese con i secondi violini posti di fronte ai primi. Trionfo finale per Norrington da parte di un pubblico che non ha dimenticato le molte serate interessanti offerteci dal direttore inglese durante i suoi tredici anni di lavoro qui a Stuttgart.


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2 pensieri riguardo “SWR Symphonieorchester 2017/18 – Abo-Konzert 6

  1. capitata per caso in questo blog cercando notizie su Samson Francois che adoro, continuerò a seguirti.
    Gran bel posto questo!
    Un sorriso da poetella

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