Come ogni anno, la ripresa della vita musicale a Stuttgart dopo le ferie estive è costituita dalla Musikfest. La rassegna organizzata dalla Internationale Bachakademie costituisce uno tra i festival più originali e culturalmente stimolanti del panorama musicale tedesco, per la qualità e l’ intelligenza creativa nell’ impaginazione dei programmi. Accanto alle numerose proposte di repertorio sacro, il cartellone presenta sempre diversi appuntamenti dedicati a musiche di raro ascolto e generi musicali insoliti. L’ edizione 2017, la quinta organizzata dalla gestione di Gernot Rehrl e Hans-Cristoph Rademann, presenta poche varianti nell’ impianto generale: i quarantotto appuntamenti complessivi riuniti sotto il titolo Freiheit coinvolgono come sempre diversi luoghi della città in un itinerario musicale che, accanto all’ ampio spazio dedicato alla musica di Bach come punto centrale, offre al pubblico la possibilità di fare esperienze concertistiche inusuali dal punto di vista degli organici strumentali e delle proposte di programma. Rispetto alle precedenti edizioni, la novità più interessante nel programma di quest’ anno è sicuramente costituita dalla presenza del JSB Ensemble, il complesso strumentale e vocale che in passato riuniva gli studenti dei corsi tenuti durante la Bachwoche e che è stato protagonista delle due serate inaugurali. La sigla, oltre a richiamare le iniziali Bach, significa anche Junges Stuttgarter Bach Ensemble, nome creato da Helmuth Rilling per il gruppo di studenti che dopo una serie di corsi preparatori tenuti da insegnanti di prestigio, eseguono uno dei grandi lavori sacri di Bach in un concerto pubblico.
Il concerto tenuto dai giovani cantanti e strumentisti provenienti da 21 nazioni che hanno preso parte al workshop, costituiva la serata di apertura della Musikfest 2017. In una Stiftskirche completamente gremita di pubblico, Hans-Cristoph Rademann ha diretto i ragazzi del JSB Ensemble nell’ esecuzione della Johannes-Passion BWV 245, presentata nella seconda versione del 1724, che non si ascolta molto di frequente. Rispetto al testo che siamo abituati a sentire in concerto le differenze sono abbastanza significative, a partire dal coro iniziale “O Mensch, bewein dein Sünde groß” che introduce un’ atmosfera molto più monumentale rispetto a quella più scura e meditativa della versione consueta, fino alla scelta delle arie. È opinione degli studiosi più aggiornati che Bach abbia sviluppato le varie versioni della partitura incorporando elementi di una Passione composta durante gli anni di Weimar e oggi perduta. In ogni caso, la versione del 1724 presenta caratteri che rivelano evidenti influenze stilistiche mutuate dal primo ciclo di Kantaten scritte dal Maestro nel primo anno di servizio come Thomaskantor a Leipzig.
La Johannes-Passion rimane comunque anche in questa edizione un testo dalle caratteristiche abbastanza meditative e Rademann ne ha dato una lettura struggente nella sua commossa intensità lirica, quasi una vera e propria meditazione intellettuale sui significati del testo. Come nelle esecuzioni del suo predecessore Helmuth Rilling, il direttore sassone lavora di cesello sull’ articolazione delle parole e i ragazzi del JSB Ensemble lo hanno seguito con splendida precisione, facendoci apprezzare tutti i minimi particolari del testo e conferendo adeguato rilievo ad ogni sillaba. Il tono commosso dei Corali, la chiarezza cristallina nella definizione delle strutture contrappuntistiche e la bellezza degli impasti timbrici sono aspetti che rendevano questa esecuzione assolutamente esemplare. Per quanto riguarda le parti solistiche, agli allievi del workshop si affiancava un Evangelista di grande rinomanza come Werner Güra, magnifico nella sottolineatura puntuale di tutte le sfumature del testo. Tra gli interpreti delle arie, meritano una segnalazione particolare il soprano canadese Rebecca Genge, dal timbro morbido e luminoso, e il contralto greco Zografia-Maria Madesi dalla voce brunita nel colore e omogenea in tutti i registri. Il pubblico ha seguito il concerto con quella concentrazione assoluta che i tedeschi riservano immancabilmente alla musica di Bach, tributando un successo intenso e meritatissimo a tutti gli esecutori.
Il giorno seguente, con una lieve sfasatura rispetto alle precedenti edizioni, il programma prevedeva la consueta escursione per il concerto itinerante a Uhlbach, un sobborgo alla periferia di Stuttgart conosciuto per essere uno dei principali centri di produzione vinicola della zona. Tre antiche costruzioni di questo affascinante sito storico ospitavano come sempre gli appuntamenti musicali, preceduti da offerte di degustazione dei pregiati Riesling e Trollinger prodotti dalle aziende locali. Nella Andreaskirche, un piccolo gioiello di architettura in stile gotico risalente al 1490, l’ Ensemble Neobarock, uno tra i gruppi strumentali specialistici più interessanti della giovane generazione il cui CD di esordio è stato insignito dell ‘ECHO Preis nel 2014, ha presentato tre ricostruzioni di Sonate bachiane tra le quali spiccava soprattutto quella in re minore, che secondo gli studiosi dovrebbe essere la forma originale in cui fu concepito il celebre Concerto per due violini BWV 1043. L’ esecuzione dei quattro sttrumentisti (Volker e Maren Ries, violini; Ariane Spiegel, violoncello; Rossella Policaro, cembalo) era davvero eccellente per freschezza di fraseggio e qualità virtuosistiche. Successivamente, nella cantina del Collegium Wirtemberg abbiamo ascoltato un breve recital solistico di Jan Freiheit, strumentista allievo di Wieland Kuijken che dal 1992 suona il violoncello e la viola da gamba nell’ Akademie für Alte Musik Berlin. Il programma era dedicato alla musica italiana del Seicento e ai suoi influssi sulla formazione stilistica di Bach. Anche in questo caso, la proposta era ricca di interesse e la qualità dell’ esecuzione davvero notevolissima. La serata si è conclusa nel Weinbaumuseum, un edificio costruito nel 1366, con un programma di musiche corali contemporanee eseguite dal coro del JSB Ensemble sotto la direzione di Kathy Saltzman Romey, allieva di Helmuth Rilling e sua abituale collaboratrice sia in Germania che negli USA.
Anche questo breve concerto era di livello molto interessante sia per la qualità delle musiche, soprattutto i brani di James MacMillan e Rupert Lang del quale è stato proposto “Earth, teach me”, bellissimo schizzo corale su un testo scritto nella lingua dei nativi americani; ma anche “Kasarmie la gaji” del compositore venezuelano Alberto Grau e “Unicorn Captivatur” del norvegese Ola Gjelo erano lavori di grande fascino per la raffinata combinazione di elementi stilistici provenienti dalla musica etnica con soluzioni di scrittura estremamente raffinate. Eccellente l’ esecuzione dei giovani cantanti del JSB Ensemble, che ha chiuso in maniera davvero notevole una serata assai divertente e raffinata nel livello delle proposte.
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